RADIO VATICANA-Radiogiornale / IL PAPA E LA SANTA SEDE, 18 gennaio 2005
GRANDE SODDISFAZIONE DELLA SANTA SEDE PER LA LIBERAZIONE DELL’ARCIVESCOVO SIRO-CATTOLICO DI MOSSUL, MONS. CASMOUSSA. IL PAPA HA RINGRAZIATO DIO PER IL FELICE ESITO DELLA VICENDA. LA LIBERAZIONE, SI LEGGE IN UNA NOTA DELLA SALA STAMPA VATICANA, E’ AVVENUTA SENZA ALCUN RISCATTO
- Intervista con mons. Basile Georges Casmoussa, mons. Fernando Filoni e padre Mikhael Najib -
Si è concluso positivamente e in tempi rapidi il sequestro di mons. Casmoussa, arcivescovo di Mossul. A sole 24 ore dal rapimento il presule è stato rimesso in libertà questa mattina, senza alcun riscatto.La gioia del Papa. Il servizio di Barbara Castelli:
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Giovanni Paolo II ha appreso con grande soddisfazione la notizia del rilascio dell’arcivescovo siro-cattolico di Mossul, in Iraq, mons. Basile Georges Casmoussa, rapito ieri da alcuni uomini armati nella città settentrionale irachena. Il Papa, si legge in una nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, "è stato immediatamente informato" dell’accaduto "ed ha ringraziato Dio per il felice esito di questa vicenda". Parlando con alcuni giornalisti il portavoce vaticano, dottor Joaquin Navarro Valls, ha sottolineato che "non è stato pagato alcun riscatto". In mattinata, poco prima del rilascio, si erano diffuse voci relative alla richiesta di un riscatto di 200 mila dollari. "Il sequestro – si legge ancora nella nota della Sala Stampa vaticana – aveva destato grande sorpresa perché l’arcivescovo era molto ben voluto sia dai cristiani che dai musulmani". Ieri, subito dopo il rapimento, la Santa Sede, aveva deplorato "nel modo più fermo tale ignobile atto terroristico", chiedendo che mons. Casmoussa fosse "prontamente restituito incolume al suo ministero". L’arcivescovo siro-cattolico è nato il 25 ottobre 1938 a Karakoche, piccolo centro a nord di Mossul. Ordinato sacerdote nel giugno 1962, è arcivescovo di rito siro-cattolico della diocesi di Mossul dal 1999. **********
Ma ascoltiamo ora le parole dello stesso mons. Basile Georges Casmoussa, intervistato da Romilda Ferrauto:
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R. – D’ABORD JE SUIS HEUREUX DE…
Sono felice di essere tornato all’arcivescovado, dove c’erano molti amici e fedeli ad aspettarmi. Ringrazio Dio per questa esperienza. Complessivamente, posso dire di non essere stato maltrattato: i rapitori con me sono stati molto gentili. Non appena hanno saputo che ero un vescovo, il loro atteggiamento è cambiato e sono stato liberato a mezzogiorno – anche prima dell’ora fissata – senza riscatto. Con loro sono stato molto diretto, ho risposto alle loro domande in maniera ponderata. E loro si sono comportati bene. Stamattina sono venuti a dirmi che anche il Papa aveva richiesto la mia liberazione. Ed io ho risposto: "Grazie a Dio!". Tutto è andato bene.
D. - Si è chiesto perché abbiano rapito Lei?
R. – MOI MEME JE REGARDE COMME UNE COÏNCIDENCE…
Penso che il mio sequestro sia una coincidenza. In questo periodo, i rapimenti da queste parti sono stati numerosi. Ma questa è solo la mia opinione personale. In base alle conversazioni che ho avuto con loro, non mi è sembrato che volessero colpire la Chiesa in quanto tale".
D. - Si avvicina il voto del 30 gennaio. Crede che siano maturi i tempi per andare alle urne?
R. – C’EST MON SENTIMENT QUE CE N’EST PAS LE MOMENT ICI…
Secondo me, questo non è il momento adatto: prima di tutto, abbiamo bisogno di sicurezza e di riconciliazione.
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E soddisfazione per la liberazione dell’arcivescovo siro-cattolico di Mossul è stata espressa anche dal nunzio apostolico in Iraq, mons. Fernando Filoni,presente oggi a Roma per l’apertura dell’Assemblea della R.O.A.C.O (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali. Sentiamo la sua testimonianza, al microfono di Roberto Piermarini:
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R. – La notizia della liberazione ci ha molto rallegrato. Il caso, infatti, ci aveva veramente amareggiato, data anche la personalità del presule, che si è prodigato molto per la popolazione, oltre che per la Chiesa, per tutta la popolazione irachena. Per noi è certamente una bella notizia e certamente lo è stata anche per i cristiani di Mossul. Moltissimi cristiani si sono radunati attorno a lui, al momento del suo rilascio.
D. – Si può collegare questo rapimento alla spirale di violenza proprio in vista delle elezioni del prossimo 30 gennaio?
R. – E’ difficile fare in questo momento collegamenti. E’ difficile sapere quanto questo sia stato frutto di un atto terroristico vero e proprio, in previsione delle elezioni, oppure sia stato un atto di criminalità comune, soltanto al fine di chiedere un riscatto.
D. – Queste azioni terroristiche sono spesso opera di estremisti. Come vivono, però, la quotidianità cristiani e musulmani?
R. – Non ci sono stati gravi problemi in passato, fatta eccezione in periodi più recenti, dal primo agosto, quando cioè sono iniziati gli attentati terroristici contro le Chiese. I nostri fratelli musulmani sanno bene che la Chiesa ha sempre diviso e condiviso con essi non soltanto le preoccupazioni, ma anche tante opere di bene che sono state fatte a livello di assistenza sanitaria, a livello di aiuti umanitari in tutte le circostanze e particolarmente a Mossul, dove da sempre è stato molto attivo un centro di aiuto sanitario per i bambini e le madri.
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La Chiesa, dunque, è nel mirino dell’estremismo in Iraq, come conferma il padre domenicano Mikhael Najib, raggiunto telefonicamente a Mossul da Jeremy Brossard:
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R. – MONSEIGNEUR CASMOUSSA EST SAIN ET SAUF …
Mons. Casmoussa è sano e salvo. Con il suo rapimento forse si è voluto fare pressioni sui cristiani di Mossul. Nella zona, infatti, sono presenti molti curdi e partiti filo-siriani. Gli arabi, i musulmani e soprattutto i mujaheddin vogliono spingere i cristiani a cacciare i curdi.
D. – Ci sono state delle minacce?
R. – IL Y A BEAUCOUP DE MENACES ...
Ci sono molte minacce, ma è normale. Sono stati minacciati religiosi, sacerdoti, laici. A Baghdad, una settimana fa, sono stati rapiti due monaci caldei in pieno centro, liberati poi dietro riscatto. Contro i cristiani è in atto una vera campagna, soprattutto in vista delle elezioni, perché i cristiani non si alleino né con i filo-siriani né con i curdi. È veramente una prova molto dura per la Chiesa. Molte famiglie cristiane stanno lasciando Mossul per trasferirsi a nord del Paese.