Avvenire, 19 gennaio 2005
Usa, abortista "pentita" ricorre alla Corte suprema: "Va revocata la legge del 1973 che uccide la vita"
WASHINGTON. È stato presentato ieri alla Corte suprema il ricorso per l'abrogazione della sentenza "Roe contro Wade", che, nel 1973, rese legale il ricorso all'aborto negli Stati Uniti. Sono state oltre mille le donne che hanno partecipato alle manifestazioni davanti alla Corte suprema. Tra di loro c'era anche la stessa Jane Roe, pseudonimo di Norma McCorvey, che otto anni fa si convertì al cattolicesimo e ha rinnegato il suo passato abortista fondando il movimento per la vita. La richiesta di abrogazione ha risalito i gradini della giustizia americana, arrivando l'anno scorso alla Corte d'appello federale di Louisiana dove il giudice Edith Jones ha detto di "sperare ferventemente che la Corte suprema riesamini la sentenza". La legge americana consente alla parte in causa di un caso deciso dalla Corte suprema di chiedere la revoca della sentenza quando "sviluppi di fatti e di legge" rendono ingiusta la decisione.
"Questo è il giorno che aspetto da molto. Fu un giorno molto brutto in America quando la Corte suprema decise di consentire a una donna di uccidere il suo bambino", ha detto la McCorvey. Tra le donne che nel gelo di Washington hanno sfilato davanti al microfono con racconti strazianti di aborti, c'era anche Alveda King, nipote di Martin Luther King. "Come può sopravvivere il sogno di mio zio se uccidiamo i bambini", si è chiesta la King.