Avvenire, 19 gennaio 2005
Gli eredi di Tommaso, minacciati dai mujaheddin
Sono 800mila i cattolici, ma sempre di più emigrano all'estero: una serie di tragedie nel Novecento ha minato la presenza di questa antica comunità
Di Camille Eid
Quando una televisione francofona si era messa, in una bella giornata di aprile, a trasmettere da una Baghdad appena "liberata" le celebrazioni della domenica delle Palme molti occidentali scoprirono - non senza meraviglia - che da quelle parti, tra l'Eufrate e il Tigri, c'erano anche dei cristiani. I fedeli intervistati avevano già allora espresso non poche perplessità sul futuro. Louis era conscio che raggiungere i suoi parenti nel Canada non sarebbe stato nell'interesse della sua comunità, ma era preoccupato dal moltiplicarsi delle manifestazioni a favore di uno Stato islamico in Iraq.
Virginie temeva che la comunità cristiana venisse identificata dai musulmani con i nuovi tutori occidentali. Come in Pakistan dopo la guerra in Afghanistan, così in Iraq: cristiani colpiti all'interno delle chiese, fedeli che hanno l'impressione di essere dimenticati dalla comunità internazionale e temono che il "dopoguerra" possa rendere ancor più vulnerabile il loro statuto.
Eppure i cristiani vantano una storia due volte millenaria in Iraq, dato che la tradizione fa risalire le prime comunità di Mesopotamia alla predicazione dell'apostolo Tommaso. Ogni dominio straniero ha poi lasciato le sue impronte, nel bene e nel male. Dai Persiani, agli Arabi e agli Ottomani. Ci furono momenti di gloria (come la straordinaria espansione missionaria verso l'estremo Oriente), come pure dei periodi di sofferenza e tribolazione.
Il Novecento fu una serie ininterrotta di tragedie che minarono in profondità questa antica presenza cristiana: dalle promesse alleate - non mantenute - di autonomia nel primo dopoguerra agli eccidi e agli esodi forzati a danno della comunità assira negli anni Trenta, e dalla situazione precaria sotto la monarchia alla libertà sorvegliata sotto la dittatura del partito Baath all'embargo e alla rinnovata ondata migratoria verso terre lontane. Oggi, le stime danno 800mila cristiani, pari al 3 per cento della popolazione: 620mila caldei, 70mila assiri, 75mila siriaci cattolici e ortodossi, 23mila armeni cattolici e ortodossi, 10mila protestanti, 3mila latini e 3mila greco-ortodossi. Ma tutti sanno che si tratta di numeri "gonfiati" e che molti fedeli hanno ormai stabilito dimora all'estero. Questa emorragia, provocata dalle diverse ondate di attacchi alle chiese (sette il primo agosto, cinque il 16 ottobre) mette oggi a repentaglio il futuro dei cristiani.
Il destino di chi decide di rimanere dipenderà ancora una volta dall'evoluzione politica, dall'instaurazione di un governo democratico, dalla fine della tutela straniera e dalla crescita del fondamentalismo islamico.