Corriere della Sera, 21 gennaio 2005

Nuova dichiarazione dopo la marcia indietro imposta dalla Santa Sede

Preservativi contro l’Aids

Il portavoce dei vescovi insiste: "Sì, come ultima opzione"

"Il profilattico può essere usato da quelle persone incapaci di mantenere una relazione stabile"

La polemica

DICHIARAZIONE - In Spagna è in corso una polemica suscitata dalle dichiarazioni di padre Martinez Camino, portavoce della Conferenza episcopale che, martedì, aveva ammesso l’uso del preservativo per difendersi dall’Aids

ASTINENZA - I vescovi spagnoli avevano subito smentito ogni apertura ribadendo la posizione tradizionale della Chiesa: astinenza e fedeltà come uniche risorse contro il contagio

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MADRID - E' "la guerra del preservativo", quella che si sta svolgendo dietro le quinte, all'interno della Chiesa cattolica spagnola. Oppure la confusione deve essere al colmo se padre Martinez Camino, portavoce e segretario generale della Conferenza Episcopale, che appena 24 ore prima era stato smentito seccamente dietro diktat del Vaticano sulle sue aperture all'uso del preservativo nella lotta all'Aids, ripete per filo e per segno le sue tesi e anzi le amplifica affinché non vi siano dubbi. I vescovi iberici si erano corretti e avevano serrato le fila dietro il connazionale vescovo Marchite, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, e il cardinale Lopez Trujillo, prefetto del Pontificio Consiglio della Famiglia, la gerarchia che dal Vaticano aveva parlato ribadendo che il preservativo è "un mezzo che la morale cattolica condanna" e che la dottrina della Chiesa non era cambiata.

Ieri sera Martinez Camino, intervistato dalla radio dei vescovi, la Cope, ha dichiarato, riporta l’agenzia Europa Press, che la Chiesa accetta il preservativo come ultima opzione sempre "nel contesto di una strategia di prevenzione integrale nella lotta contro l'Aids". Non sappiamo come il cardinale Lopez Trujillo accoglierà le tesi del gesuita Martinez Camino, che ha spiegato come la Chiesa cattolica contempli l'uso del preservativo per quelle persone "che non si astengono o non sono capaci(di raggiungere l'astinenza sessuale) o non possono essere fedeli a una relazione sessuale all'interno di una coppia stabile". Sono parole che susciteranno una levata di scudi in certi ambienti e sollevano interrogativi sul ruolo di Martinez Camino.

Parla in nome di correnti "aperturiste" nell'episcopato spagnolo e in Vaticano? Oppure è un "cane sciolto"? La seconda ipotesi sembra da scartare. Ma, come sottolinea El Mundo, è tanto il discredito per l'immagine della Chiesa, non soltanto dei vescovi spagnoli, che vi saranno conseguenze. In primo luogo per lo stesso portavoce, che nutriva speranze di promozione e che pare difficile possano essere esaudite, e in secondo luogo per lo stesso presidente della Conferenza Episcopale, l'arcivescovo di Madrid Rouco Varela, che potrebbe essere accusato "di non saper controllare il suo segretario e portavoce". Come afferma una fonte ecclesiastica anonima, citata dal quotidiano madrileno, "per gli errori del secondo di bordo, paga il primo di bordo". E con le elezioni per la presidenza dell'Episcopato alle porte, nella prima settimana di marzo, il cardinale Rouco Varala rischia di pagare quelle che negli ambienti conservatori della Chiesa verranno considerate ben più che intemperanze verbali. La stessa fonte, un monsignore di Curia, ha dichiarato a El Mundo: "Senza dubbio chi soffrirà maggiormente sarà l'immagine pubblica della Chiesa che verrà etichettata di nuovo come intransigente, oscurantista, lontana dalla realtà e dal cuore".

Il portavoce ha precisato che la dottrina della Chiesa "coincide non pienamente però sostanzialmente" con il programma di prevenzione noto con la sigla inglese "Abc" (Astinenza, Fedeltà, Uso del preservativo) raccomandato da 150 scienziati nella rivista scientifica Lancet e adottato dall’Amministrazione Bush negli Stati Uniti. La posizione della Chiesa, interpretata da Martinez Camino, è che si insiste a raccomandare l'astinenza, "specialmente ai giovani, fino ad arrivare a un livello di maturità che permetta di essere fedele a una sola persona". In ogni caso il preservativo, che "non è sesso sicuro" e che "offre minima protezione", è "meno insicuro" che mantenere rapporti sessuali senza protezione. La Chiesa, sempre secondo il portavoce, accetterebbe quindi per il male minore.

Mino Vignolo