RADIO VATICANA-Radiogiornale / IL PAPA E LA SANTA SEDE, 24 gennaio 2005
Porre i sacramenti al centro della rinascita spirituale delle coscienze, per arginare il diffondersi del relativismo religioso e morale. Così il Papa ai vescovi della Spagna ricevuti in visita ad Limina
- A cura di Alessandro De Carolis -
La Spagna è un Paese che negli ultimi anni ha visto il suo volto sociale ed economico cambiare rapidamente in alcune aree, provocando una crescita "preoccupante" del laicismo e dell’indifferenza religiosa. L’analisi di Giovanni Paolo II sulla situazione dello Stato iberico è contenuta nel suo discorso rivolto ai vescovi spagnoli in visita ad Limina. Il Papa ha esortato i presuli a rispondere a questo stato di cose con un’azione pastorale adeguata, che nasce dalle antiche radici cristiane della Spagna. Il servizio di Alessandro De Carolis:
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"La Spagna è terra di Maria". In particolare dell’Immacolata, la patrona, alla quale la Chiesa locale ha dedicato un Anno speciale, in coincidenza con il 150.mo del dogma celebrato nel 2004. A lei, Giovanni Paolo II ha affidato l’opera evangelizzatrice dei vescovi spagnoli, alle prese con problemi che hanno alimentato in loro, soprattutto nell’ultimo anno, "una seria preoccupazione per la vitalità della Chiesa".
Il Papa ha stigmatizzato alcune delle difficoltà indotte dai mutamenti sociali ed economici registrati in numerose zone – dall’Aragona ai Paesi Baschi, da Madrid alle Asturie, alla Navarra – nelle quali, ha detto, si è notata una più marcata presenza dell’"indifferenza religiosa e di un certo relativismo morale", in contrasto con il "profondo radicamento cristiano" che fa parte della storia nazionale spagnola. Contrasti accentuati tra ricchezza e povertà, una gestione monopolitistica di ricchezze e di beni comuni, come ad esempio l’acqua: tutti atteggiamenti, ha rilevato il Pontefice, che sono il riflesso di una "mentalità ispirata dal laicismo". Ideologia, questa – ha osservato Giovanni Paolo II - che restringe minacciosamente la libertà religiosa e arriva a promuovere "un disprezzo o l’ignoranza di ciò che è religioso, relegando la fede nella sfera del privato e opponendosi alla sua espressione pubblica". I primi ad essere influenzati da questo clima sono i giovani, esposti "alla tentazione di un permissivismo morale". E qui il Papa ha ribadito il "diritto" delle giovani generazioni ad essere educate nella fede, a partire dalla scuola.
Sul versante religioso, Giovanni Paolo II si è soffermato a lungo sul ruolo dei vescovi, posti davanti "alle sfide e alle difficoltà" della Chiesa spagnola di oggi. Oltre ad invitarli ad attuare "iniziative pastorali più appropriate alle nuove realtà", il Papa li ha esortati a mettere i Sacramenti, e specialmente l’Eucaristia, al centro della vita spirituale, celebrandoli "con dignità e decoro". Così come ha evidenziato la necessità di relazioni con i sacerdoti e seminaristi animate dalla carità e dalla testimonianza della "paternità episcopale", per una migliore accoglienza del popolo di Dio. Riferendosi a quanto detto nel suo messaggio per la chiusura dell’Anno compostelano 2004, il Pontefice ha ripetuto il dovere per i vescovi di promuovere la difesa della vita in tutte le sue tappe, compresa l’"educazione religiosa dei figli", la "tutela del matrimonio e della famiglia, la difesa del nome di Dio e del valore umano e sociale della religione cristiana".
Prima di affidare tutta la Spagna alla protezione di Maria Immacolata, Giovanni Paolo II si è rivolto ancora una volta ai giovani, dando loro appuntamento a Colonia per la GMG del prossimo agosto in cui riscoprire la Chiesa come "la casa e la scuola della comunione e dell’amore".