Avvenire, 11 febbraio 2005

Un relativismo insinuante manipola le coscienze

Enzo De Cosmo

Ieri come oggi ci sono i cattolici che vanno a messa e quelli che non ci vanno, quelli che rispettano tutti e dieci i comandamenti e quelli che ne rispettano solo qualcuno. Poi ci sono quelli che accusano la Chiesa di ingerenza se esprime giudizi sulla fede e sulla morale dell'uomo e della società, o al contrario di latitanza se non interviene contro la guerra e a favore della pace. Insomma, secondo una distinzione fatta da un professore della Sorbona, abbiamo cristiani che credono semplicemente in Cristo e nella sua Chiesa e abbiamo i "cristianisti" che credono nel cristianesimo e cioè nella fede trasformata in ideologia a proprio uso e consumo. Mettendo insieme un pezzo di protestantesimo, un pezzo di buddismo, un po' di New Age, si ha un Dio su misura che tuona contro i peccati di omicidio ma non contro i peccati di fornicazione. Insomma una religione vissuta come una emozione e non come un rapporto con qualcosa di diverso, di altro da sé - religio non vuol dire questo? Perciò nel libro "Il ritorno di Dio", Marco Politi allude al fatto che i cattolici si dividono tra quelli che credono senza voler appartenere alla Chiesa e quelli che credono e vivono l'appartenenza alla Chiesa: in concreto, questa è buona solo quando dice no alla guerra e alla fame ma non quando dice no anche alla manipolazione degli embrioni o all'ostentazione dell'omosessualità. Se si sostiene che queste ultime appartengano "alla sfera privata delle relazioni interpersonali affettive", come dice Vendola, perché allora si vuole a tutti costi il riconoscimento pubblico? Se è "sfera privata" dovrebbe rimanere fuori. Come per le scuole "private", altrimenti si cade in contraddizione. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa recentemente pubblicato ricorda che "Un legislatore non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale unica forma autentica della famiglia"(n 229, p 129). E' un criterio chiaro anche per verificare i programmi dei candidati.

In realtà taluni cattolici hanno adottato un'idea liberal di coscienza, individualistica, e rifiutano invece quella comunionale che vede il cristiano e la Chiesa come un solo corpo. Io parlo da fedele laico, ma per un cattolico che crede che il cristianesimo sia la persona di Cristo, la sua riduzione strumentale per una politica è un tradimento. Chi ha conosciuto da vicino d.Tonino Bello come è accaduto a me durante l'esperienza di sindaco di Molfetta, sa che egli non ha mai inteso fare ciò. Nessuno quindi lo può tirare dalla propria parte, perché il vescovo e il prete, come la Chiesa, è di tutti e non di una parte.

Il relativismo è oggi il pericolo più grave tra i cattolici. Il cardinal Ruini ha spiegato infatti che la presenza dei cattolici in più partiti, pur legittima, "non ha nulla a che fare con una diaspora culturale dei cattolici, con un loro ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede, o anche con una loro adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino attenzione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace".

Dunque, tra le cose essenziali che dobbiamo proporre alla riflessione dei cattolici, sia quelli ancora in grado di esprimere una presenza visibile, non subalterna ad alcuna nuova ideologia liberista o no-global, sia quelli delusi o distratti, c'è l'idea di uno Stato come espressione della società e del libero consenso dei differenti gruppi sociali, e dunque non invadente ma anche privo di qualsiasi valenza messianica.

Un altro criterio fermo riguarda la formazione dei giovani da condursi in scuole statali e no, entrambe ritenute 'pubbliche' in quanto fondate sulla libertà di educazione di cui lo Stato non è la fonte, semmai il garante.

Infine il criterio delle opere, in specie di solidarietà verso i meno fortunati, da essere promosse per motivo di giustizia, senza differenziazioni marcatamente assistenzialistiche.

Questo farà la differenza da qualsiasi altra politica e candidatura.