Corriere della Sera, 13 febbraio 2005
Un film, inchieste e il libro della figlia "segreta" rivelano il declino del presidente
Mitterrand, la Francia all’attacco del mito
PARIGI - Un film, un processo e un libro offrono ai francesi un ritratto nuovo e inedito, di François Mitterrand: si rivede il mito dell’ex presidente controverso e contestato, morto nel gennaio 1996. Il film, Le promeneur du Champ de Mars, che uscirà a giorni, racconta gli ultimi anni della presidenza. Al processo per lo scandalo della cellula di spionaggio telefonico installata negli anni ’80 all’Eliseo, i giudici hanno ascoltato una vecchia intervista tv in cui Mitterrand assicurava che "nessuno" spiava. C’è poi L’ultimo Mitterrand, il diario del giornalista che gli fu vicino tre anni, e si attende il libro della figlia segreta Mazarine.
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L’eredità del presidente scomparso nel 1996 sempre più controversa
Ora la Francia infrange il mito del suo Mitterrand
Film sulle ossessioni, le intercettazioni, le confessioni della figlia "segreta"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
L’INCHIESTA
In corso a Parigi un’inchiesta sulla "cellula dell’Eliseo" che negli anni ’80 ascoltava le telefonate di personaggi come l’attrice Carole Bouquet e l’ex direttore di Le Monde Edwy Plenel
IL FILM
In concorso a Berlino il film di Guédiguian Le promeneur du Champ de Mars sugli ultimi anni di Mitterrand
IL LIBRO
Sta per uscire il libro della figlia di Mitterrand, Mazarine, rimasta segreta fino all’età di 20 anni
PARIGI - In questi giorni, a Parigi, cinema, televisione, editoria e magistratura giocano con la Storia e la realtà, le sovrappongono e le confondono, per regalare ai francesi un ritratto, nuovo e inedito, di François Mitterrand. Un film, un processo e un libro ed ecco le coincidenze diventare occasione per una bulimia di rievocazioni, analisi, commenti che lacerano e confortano all'eccesso, essendo la figura di Mitterrand continuo pretesto d'inventario di un pezzo di storia nazionale. "De Gaulle è la Francia, Mitterrand sono i francesi", ha detto il politologo Alain Duhamel, riconoscendo nella biografia machiavellica del "florentin" gli slanci e le ambiguità, il romanticismo rivoluzionario e il cinismo del potere, i calcoli e l'umanesimo dei compatrioti.
Il film, Le promeneur du Champ de Mars, nei prossimi giorni in tutte le sale e presto anche in Italia (oggi in concorso al Festival di Berlino), aggiunge alla biografia di Mitterrand il sapore della fiction nell'immaginario collettivo: Michel Bouquet, lo straordinario attore che gli assomiglia fisicamente, racconta gli ultimi anni della presidenza e lo consegna al romanzo, nell'atmosfera shakespeariana del monarca di fronte alla malattia e alla morte, quando i fasti del potere si trasformano nei bilanci dell'anima e nella solitudine del crepuscolo. Sono gli anni degli scandali e della tempesta, quando la Francia gollista e la Francia socialista arrivata al potere scoprono il rovescio di Mitterrand e quindi il rovescio di se stesse nelle pagine oscure messe per ipocrisia sotto il tappeto della Storia.
A nove anni dalla morte (8 gennaio 1996), i giudici che indagano sulla cellula di spionaggio telefonico installata negli anni Ottanta all'Eliseo hanno rivisto in televisione una vecchia intervista del "vero" Mitterrand, il quale escludeva con fermezza qualsiasi deroga allo Stato di diritto: "nessuno" ascoltava e spiava, come oggi si sta invece accertando, giornalisti famosi come l'ex direttore di Le Monde, Edwy Plenel, scrittori come Jean-Edern Hallier, avvocati, magistrati, imprenditori e persino attori, come Carole Bouquet. "Nessuno" - parola di Mitterrand - si era preoccupato di proteggere il cuore del potere francese da scandali e rivelazioni che sarebbero poi diventati di dominio pubblico: la figlia segreta Mazarine, le simpatie giovanili per Pétain e la Repubblica di Vichy, la malattia del Presidente, la corruzione delle imprese di Stato, il finanziamento dei partiti e i traffici d'armi che avrebbero poi travolto il figlio, Jean Cristophe.
Mentre i giornali tornano su una pagina del "vero" Mitterrand e la fiction racconta un'altra umanissima verità, l'attesa cresce per il libro di Mazarine, la figlia che dal 1974 non era un segreto per la moglie, la famiglia e gli intimi del presidente e che i francesi scoprono solo vent'anni dopo, in un reportage di Paris Match.
""Le rivelazioni lo stavano ossessionando", diceva, ed era come se stesse per subire un terzo intervento chirurgico. Si chiedeva come la Francia avrebbe reagito allo scandalo. "Non capisco tutta questa eccitazione. Se fosse un bebé, ma ha ormai vent'anni...". Poi prese in mano il giornale e disse "quelli di Paris Match sono stati corretti, guardate come è bella"". Così scrive Georges-Marc Benamou, il giornalista che ebbe la fortuna di avvicinare e affascinare Mitterrand, tanto che il presidente gli affidò la scrittura delle memorie, lo ammise nel circolo degli intimi, lo volle al capezzale negli ultimi giorni.
L'ultimo Mitterrand è il diario fedele di tre anni di consuetudine nelle stanze dell'Eliseo, di pranzi e cene nei ristoranti parigini preferiti dal presidente, delle lunghe passeggiate al crepuscolo che hanno ispirato il film del regista Robert Guédiguian.
"Sono l'ultimo dei grandi presidenti. Nessuno ha fatto meglio di me dopo Napoleone III. Dopo di me non ci sarà più nessuno così. Con l'Europa e la mondializzazione nulla sarà più come prima", dice il presidente che sente la fine avvicinarsi e si sbagliava, perché Chirac sta tentando di battere il record di durata.
Ma il delirio di grandezza, gli lascia il tempo per umanissime considerazioni sulle donne. In generale "meglio le brune e le attrici". Fra le preferite, Juliette Binoche, che tenta di conoscere, Jacqueline Bissett e Julia Roberts. [...]
La fiction cinematografica è incentrata nel rapporto fra il presidente e il giovane giornalista, diventa il diario intimo di fine regno, ma anche l’ideale trasmissione di un’eredità politica e storica alle nuove generazioni. Mitterrand non è più sul piedistallo del potere, il libro e il film non lo demoliscono né lo esaltano e, paradossalmente, la recita davanti alla macchina da presa diventa un documento più efficace e veritiero dell'opera degli storici.
"Su Mitterrand si è detto e scritto di tutto - dice Benamou - e ciascuno, a destra e a sinistra, ne prende una parte, politica o culturale, strategica o tattica, alimentando le controversie, come è ovvio per un presidente che ha guidato il Paese per tanti anni". E' successo per de Gaulle, in parte per Pompidou, succederà per Chirac, essendo che nel sistema francese la figura del presidente è il riferimento universale della vita politica e civile. "Ma il mio libro e il film di Guédiguian non fanno di Mitterrand una statua di marmo, bensì un personaggio da romanzo, come un protagonista di Balzac. Non l'ho deciso io, ma i francesi che continuano ad amarlo e detestarlo e scavare il suo carattere enigmatico". L'enigma ha affascinato anche Dan Brown, che mette nel Codice Da Vinci un Mitterrand esoterico, il quale ordina che la piramide del Louvre sia composta da 666 losanghe di vetro, un numero associato a Satana. Fantasie, naturalmente, ma aderenti al personaggio del "florentin".
Controverso e contestato, Mitterrand continua a rappresentare nell'immaginario di una certa Francia il sogno rivoluzionario, l'ideale di un socialismo possibile, nel paradosso di averlo costruito in occidente, proprio quando crollava nel resto del mondo. Nel film, quel sogno realizzato è logorato dall'esercizio del potere, dai compromessi della coabitazione con la destra, dalle brusche correzioni di rotta imposte dal mondo che stava cambiando. La grandeur dell'epoca di Mitterrand è quella di una Francia che si scopre media potenza ex coloniale, meno padrona del proprio destino, in ripiegamento economico e sociale. Il crepuscolo di Mitterrand e anche quello della grandeur. E' la Francia di oggi.
Massimo Nava