Corriere della Sera, 14 febbraio 2005

L’INTERVISTA / Il padre della perestrojka: non vorrei che tutto questo dibattito in realtà sia diretto contro la Russia, che sta vivendo una difficile transizione

"Falce e martello? Il Parlamento Ue non se ne occupi"

Gorbaciov: è uno dei simboli dell’Urss, non del comunismo. Sbalordito dal paragone con il nazismo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA - L’uomo che ha contribuito più di chiunque altro al crollo del sistema comunista non è affatto contento di questo dibattito su svastica e falce e martello. "Un Parlamento, e soprattutto quello europeo dovrebbe occuparsi di cose più serie", dice infastidito. Poi, pressato dalle domande, Mikhail Gorbaciov accetta di discutere l’argomento. Il padre della perestrojka, l’ultimo presidente dell’Urss, ci tiene a che si faccia una netta distinzione tra comunismo e nazismo. Tra Germania hitleriana e Unione Sovietica stalinista.

Che cosa pensa, Mikhail Serghyevich, della proposta di proibire i simboli dell’ideologia comunista?

"L’Unione Sovietica fu il Paese che conseguì la vittoria sul nazismo, con quella bandiera e con quei simboli. Ed è un non senso mettere sullo stesso piano i nazisti e l’Unione Sovietica. La falce e il martello sono i simboli dell’Urss e non dei comunisti".

Ma anche il comunismo ha avuto colpe gravissime.

"Sono due cose ben diverse. Il Tribunale di Norimberga ha espresso un giudizio storico a proposito, con le sentenze ben note".

Gli altri Paesi europei che si trovavano oltre la Cortina di ferro hanno preso le distanze dal regime comunista. Hanno cambiato uomini e istituzioni. Nel suo Paese, invece, c’è stata una forte continuità con il passato.

"Per quanto riguarda il comunismo, si tratta di un’ideologia. Ogni Paese e ogni popolo hanno il diritto di avere la propria opinione e di attenersi a questa o quella ideologia. Riguardo ai Paesi baltici, sono convinto che tale proposta non rispecchi l’opinione di tutti quei popoli".

Ma forse è il caso di discutere della questione...

"Certo, il problema merita una seria discussione. Ma non in seno a un Parlamento, soprattutto il Parlamento europeo, bensì sui mass media. E sono sicuro che si troveranno altrettante persone che saranno decisamente contrarie, anche nei Paesi baltici".

Ma torniamo a stalinismo e nazismo.

"Tutto quello che c’era da dire su nazismo e comunismo, tutti i puntini sulle "i", sono stati messi alle conferenze di Teheran, Yalta e Potsdam. Credo che tutti questi fatti vi furono esaminati a fondo. Infine, molto più recentemente, è stato firmato l’Atto di Helsinki. Ciò non significa che qui da noi, in Russia, non conduciamo la lotta contro il retaggio dello stalinismo e contro tutto quello che è legato a esso. Ma sono cose diverse, ripeto, molto diverse".

Mi sta dicendo che il Gulag non dovrebbe essere equiparato al genocidio nazista?

"Il regime staliniano, un regime crudele e totalitario, comprendeva una società totalitaria, il modello bolscevico che lo Stato professava. Tutto questo ha subito una sconfitta storica, definitiva. Ma non è questo il discorso. I due totalitarismi sono cose del tutto diverse. Il nazismo che nei suoi documenti di base poneva come obiettivo lo sterminio degli slavi, di popoli interi, e imponeva la sua teoria razzista, rappresenta ben altra cosa. Mentre l’Unione Sovietica era un Paese in cui, nonostante tutte le repressioni staliniane, si sviluppavano le etnie, le loro culture. Alla fine, sulla base dell’Urss si sono creati gli Stati che ora abbiamo nello spazio postsovietico. Quindi, non si deve mettere tutto in un calderone. Sono assolutamente sbalordito. Un conto è quando polemizzano giornalisti oppure anche studiosi, ma quando è il Parlamento europeo a sposare un simile punto di vista non posso che sorprendermi del livello di questo parlamento".

Lei ha detto che i crimini del regime di Stalin sono una cosa a parte . Le pare giusto che, periodicamente, si avanzino proposte per restituire a Volgograd il vecchio nome di Stalingrado. Che in queste settimane si sia pensato di erigere a Yalta un monumento che comprenda anche Stalin, oltre che Churchill e Roosevelt? C’è una tendenza a riabilitare Stalin?

"Non mi pare che il problema si ponga in questi termini, cioè riabilitare Stalin. Sappiamo che cosa sia stato per noi lo stalinismo, sappiamo quanto soffrì il nostro popolo. Conosciamo ciò che quel regime provocò. In quell’epoca, il Paese ancora entusiasta degli slogan rivoluzionari progrediva ed era mosso dalle speranze e dai sogni. Ma ciò fu strumentalizzato da Stalin e dal suo entourage. Ci fu la soppressione di ogni manifestazione di dissenso. Tutto questo è vero, è perfettamente vero. Appunto perciò dico: liberiamocene ma non cancelliamo gli anni in cui abbiamo vissuto e abbiamo compiuto grandi opere. Quei fatti non devono gettare ombre sulla nostra storia e sul nostro passato. Se esaminiamo la storia di tutti gli altri popoli, troveremo cose analoghe. Mussolini, Franco, eccetera".

Ma la Russia ha preso le distanze dal passato?

"Abbiamo condannato sia lo stalinismo che il culto della personalità al XX Congresso. La perestrojka ha dato la possibilità a tutti i popoli dell’Europa centrale e dell’Est di risolvere i loro problemi, di fare la loro scelta. Ripeto, mi stupisce che il Parlamento europeo se ne occupi. Non vorrei che tutto questo non sia diretto contro lo stalinismo quanto contro la Russia attuale che sta vivendo una difficile fase di transizione da una società totalitaria a una democratica e libera".

(ha collaborato

Katya Arkhipova)

Fabrizio Dragosei