Corriere della Sera, 15 febbraio 2005
"Il conforto del Papa alla veggente in una lettera di pochi giorni fa"
CITTÀ DEL VATICANO - "Il Papa ha pregato e prega per suor Lucia. Lo ha fatto appena ha avuto la notizia della morte, domenica pomeriggio, ma l’aveva già fatto la settimana scorsa, quando le aveva mandato una lettera di conforto; e pensa a lei anche in queste ore, mentre sta preparando un messaggio che io domani leggerò durante la celebrazione funebre": così il cardinale Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova, in partenza per il Portogallo, commenta con il Corriere della Sera l’incarico che ha ricevuto dal Papa, di rappresentarlo ai funerali della veggente di Fatima. Alla domanda se è possibile che suor Lucia abbia lasciato degli scritti importanti, che potrebbero attirare l’attenzione del mondo, il cardinale - che quand’era segretario della Congregazione per la dottrina della Fede aveva curato, nel 2000, la pubblicazione della terza parte del "segreto" di Fatima - risponde che può escludere vi sia, tra le carte della suora, "qualcosa che riguardi il "segreto" che allora pubblicammo". "Di sicuro - dice il cardinale - ci sono suoi scritti, lettere e altro, ancora inediti, che contengono meditazioni sul messaggio di Fatima, ma non vi è nulla che costituisca aggiunta, o parte ancora sconosciuta di quella rivelazione. Questo lo posso affermare perché glielo chiesi, e lei negò esistesse alcunché di simile".
Bertone ha incontrato suor Lucia "due volte a lungo, per alcune ore" e altre volte brevemente. La vide l’ultima volta nel novembre del 2003 e le promise che "sarebbe tornato a trovarla", ma lei gli rispose: ""No, piuttosto verrà a darmi la benedizione dopo la mia morte!" E così sta capitando".
"Suor Lucia - racconta il cardinale - era una donna molto semplice ma vivace, luminosa nell’espressione del viso, con voglia di parlare. Anche negli ultimi incontri mostrava d’aver conservato una memoria di ferro e una totale lucidità". Ma ci sono gli scettici, che hanno provato ad applicare alla veggente il metodo storico-critico, dicendo: come ci si può fidare di una narrazione scritta a 37 anni, riguardante una visione avuta a 10 anni? La memoria avrà rielaborato quelle immagini... "Personalmente - risponde il cardinale - non ho avuto mai il dubbio che quella donna con cui parlavo, così lucida e determinata, non avesse perfettamente memorizzato e mai ritoccato quanto aveva visto nel 1917. Dobbiamo tener conto che quella fu una visione incisiva e che la sua è stata una memoria orante: la visione era quella e le parole, per lei, non potevano che essere quelle. Valga la riprova che dopo la compilazione dello scritto, nel 1944, lei non è più tornata sull’argomento. Non ha comunicato a nessuno il contenuto di quel testo, non ha apportato aggiunte, non è intervenuta a interpretare. Possiamo dunque ben supporre che con la stessa fedele memoria avesse custodito la visione negli anni precedenti".
Luigi Accattoli