Corriere della Sera, 16 febbraio 2005
IL DIBATTITO / Il regista Zanussi: comunismo e nazismo sono sullo stesso piano
"Falce e martello? Colpe anche a Ovest"
"Serve un gesto che vada al di là della simbologia, non alludo solo ai partiti, pure i governi hanno taciuto in nome della realpolitik"
DAL NOSTRO INVIATO
VARSAVIA - Mettere al bando i simboli del nazismo e del comunismo come suggeriscono i deputati europei lituani e ungheresi? "No, non è una strada praticabile, anche se svastica e falce e martello sono la personificazione di azioni criminali. Il lituano Landsberghis ha patito grandi sofferenze durante l’epoca comunista ed ora vuol dar sfogo alla propria rabbia in un modo che non mi sembra molto pratico. Le cose però vanno spiegate, perché non ci si può fermare all’indignazione suscitata dal principe Harry per aver indossato l’uniforme nazista", risponde il regista polacco Krysztof Zanussi, amico del Papa.
Cohn-Bendit sostiene che i divieti non risolvono il problema.
"Sono d’accordo, ma Cohn-Bendit con il suo passato di estremista di sinistra legato ad uno di questi simboli, non mi sembra la persona più adatta a dispensare consigli in materia".
Ha senso equiparare la svastica alla falce e martello?
"Il socialismo nazionale ha molto in comune con il socialismo internazionale. Entrambi predicavano l’odio, razziale da una parte, di classe dall’altra. Entrambi si sono macchiati di crimini contro l’umanità, avversavano la collettività, hanno dato vita a regimi repressivi. L’equivalenza è corretta".
André Glucksmann ritiene che l'Europa occidentale non abbia completamente preso coscienza dei crimini dello stalinismo.
"È vero. Il nazismo ha perso la guerra ed è stato processato a Norimberga. Il comunismo invece è crollato nel Paese dov’è nato, ma nessuno ha pagato per le atrocità commesse".
Il filosofo francese afferma anche che tocca all’Est decidere sull’abolizione dei simboli del totalitarismo.
"No, tocca soprattutto all’Occidente. Qui sono in gioco l’atteggiamento etico dell’Occidente, le responsabilità di chi ha appoggiato, ad esempio, il genocidio di Pol Pot in Cambogia. Ha mai sentito uscire da quelle labbra un’ammissione di colpa? Non basta andare ad Auschwitz, come hanno fatto gli eredi del nazismo, per sentirsi purificati e redenti. Consiglierei a molti intellettuali francesi di trascorrere qualche mese in Cambogia e di portare aiuto alla popolazione che ha sofferto le conseguenze del loro sostegno morale ai campi di concentramento e alle esecuzioni di massa. Anche noi dell’Est, sotto il tallone del comunismo, abbiamo avvertito l’appoggio morale fornito ai Gulag dalla sinistra occidentale che oggi ammette soltanto di essere incorsa in un "piccolo errore". Non registro grandi sensi di colpa, la volontà di rimediare in qualche modo sul piano morale, magari con un gesto che vada al di là della pura simbologia".
Cosa dovrebbero fare, secondo lei, i partiti di sinistra? "Riconoscere, prima di tutto, le proprie complicità morali. E non alludo solo ai partiti. Anche i governi hanno chiuso a lungo gli occhi in nome della realpolitik . Dopo la fine della guerra non c’è stato un piano Marshall per la Polonia o l’Ungheria, non si è fatto nulla per compensare le gravi perdite subite".
La transizione alla democrazia nei Paesi postcomunisti si è svolta all'insegna della riconciliazione nazionale. Ed ora quasi tutti fanno parte dell'Unione europea e della Nato.
"Siamo trattati come partner poveri o competitori pericolosi. Qualche Paese occidentale non dà prova di lungimiranza. Quando i francesi protestano per gli investimenti effettuati all'Est che creano disoccupazione in casa, non si rendono conto di fare il gioco dei mercati asiatici da cui un giorno potrebbero essere travolti".
Ha senso nell’Europa unita rivangare i contenziosi storici del passato?
"È un problema che riguarda tutta l’Europa, si tratti della guerra civile spagnola, della Repubblica di Vichy o di Salò. Non si può continuare a vivere nella menzogna. Non c’è stata una riflessione approfondita su questi temi. Le giovani generazioni sono all’oscuro di tutto. Ben vengano i giorni della memoria se, al di là delle celebrazioni rituali, riusciranno a squarciare tanti veli, silenzi e omissioni".
Cosa suggerirebbe di fare in questo campo ai parlamentari europei dell’Europa centrale ed orientale?
"Ricordare che il nostro passato non è poi così problematico come appare ai pragmatici occidentali. Manca una riflessione di carattere etico, il che rende debole l’Europa".
Ricorda il suo primo impatto con la falce e il martello?
"Sono ricordi legati all’arrivo dei sovietici in Polonia all’inizio del 1945, alle speranze di libertà, dopo l’occupazione nazista, dissoltesi in un baleno. Rivedo gli agenti della polizia segreta sovietica, al seguito dell’Armata Rossa, impegnati in una vera e propria caccia all’uomo per le vie di Cracovia, arrestare i membri della resistenza polacca che avevano combattuto i nazisti. Stentavamo a credere ai nostri occhi. Il sogno di riconquistare la libertà venne crudelmente distrutto nel giro di poche ore".
Sandro Scabello