Avvenire, 25 febbraio 2005
Bruxelles toglie il bando sui simboli
Da Bruxelles Franco Serra
Alla fine è prevalso il parere di Lene Espersen, ministro della giustizia danese: "La discussione sui simboli non ci porta da nessuna parte, lasciamo perdere e accontentiamoci di condannare il razzismo e la xenofobia".
È finito così, senza escludere che venga un giorno ripreso, il dibattito tra i governi dell'Ue sulla messa al bando dei simboli nazisti e della falce e martello comunista. Ai ministri della Giustizia e degli Interni dell'Ue, riuniti ieri a Bruxelles, la presidenza di turno lussemburghese ha annunciato di aver "ritirato la proposta di inserire riferimenti precisi a simboli dell'odio razziale nella decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, dal momento che l'emendamento che era stato presentato n materia non poteva essere accettato da alcuni Paesi".
Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli e il commissario europeo, Franco Frattini si sono sentiti sconfitti: il primo ha detto di essersi trovato "isolato", il secondo rimane dell'idea che sulla questione dei simboli si dovrà ritornare.
A proposito di una proposta di "decisione-quadro contro il razzismo", di cui si parlava da due anni, il problema è stato posto nelle scorse settimane da europarlamentari tedeschi che volevano inserire nel testo il divieto di esibire la svastica. Le difficoltà sono sorte quando europarlamentari di Paesi ex-comunisti - soprattutto dei tre Stati Baltici, che fino al 1991 facevano parte dell'Urss - hanno spiegato che per loro i simboli comunisti erano simboli insopportabili quanto la croce uncinata e che quindi anche questi dovevano essere banditi.
Non sono mancate voci per ricordare che in alcuni Paesi, come la Germania, i simboli nazisti sono vietati da leggi che hanno scarsissimi effetti pratici, ma le obiezioni piú incisive sono emerse da un dibattito - tra lo storico e il filosofico - sulla legittimità di una equiparazione del nazismo e del comunismo: discussione di grande interesse ma evidentemente troppo complessa per poter essere sviluppata in un Consiglio dei ministri dell'Ue.
La vicenda si è poi ulteriormente complicata quando gruppi di parlamentari, sia europei che nazionali e soprattutto italiani e francesi, hanno protestato osservando che falce, martello e bandiera rossa erano le insegne di partiti legalmente riconosciuti in alcuni Paesi dell'Ue. A questo punto, il suggerimento di Lene Espersen è apparso come l'unica via d'uscita: condanno di tutti i simboli che spingono all'odio razziale e alla violenza. Senza entrare nei particolari.