RADIO VATICANA-Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO, 1 marzo 2005
Uganda: la Chiesa cattolica sotto tiro
- Intervista con Giuseppe, missionario laico -
La pace può ancora aspettare nel nord dell’Uganda, dove è in corso una guerra civile dal 1986 con migliaia di vittime. Il clima di totale insicurezza e di miseria in cui vivono le popolazioni della zona sta ulteriormente peggiorando. Dall’inizio della settimana scorsa, quando il governo di Kampala ha sospeso, in modo unilaterale, il cessate il fuoco decretato per favorire le discussioni di pace con i ribelli dell’Esercito di resistenza del signore, molti civili tra cui donne e bambini sono stati ritrovati uccisi o mutilati. La Chiesa cattolica stessa non sfugge alle minacce e agli attacchi. Jean-Baptiste Sourou ha chiesto a Giuseppe, un missionario laico che lavora nel nord dell’Uganda, quali sono i problemi del momento in quest’area.
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R. – Ci sono due problemi. Il primo problema sono i ribelli, che anche la scorsa settimana hanno attaccato, hanno ucciso. Poi c’è la situazione del governo, dell’esercito, che sta perseguitando la Chiesa cattolica, e in particolare abbiamo padre Carlos Rodriguez, che è sotto attacco. Ancora una volta hanno minacciato di arrestarlo. Già lo avevano arrestato nel 2002. L’anno scorso hanno cercato di espellerlo, ma non ci sono riusciti.
D. – E questo padre Carlos, perché viene ancora minacciato in questo momento?
R. – Padre Carlos è il segretario del gruppo Giustizia e Pace della diocesi di Gulu. Quindi, è lui che ha il compito di denunciare le violazioni dei diritti umani. Il motivo per cui lo attaccano è che Kofi Annan ha fatto un rapporto pochi giorni fa, dicendo che nell’esercito dell’Uganda ci sono bambini soldato, e padre Carlos lo ha confermato, portando delle prove inoppugnabili. Hanno paura che magari le Nazioni Unite decretino sanzioni contro il governo dell’Uganda.
D. – E’ tutta la Chiesa ad essere minacciata o solo lui?
R. – Tutta la Chiesa. L’anno scorso i vescovi cattolici hanno scritto una lettera per Pasqua, il 14 aprile, dicendo che la Chiesa non vuole che la Costituzione venga cambiata, permettendo così al presidente di presentarsi per un terzo mandato presidenziale. Da quel momento, la Chiesa è stata perseguitata. Si cerca di screditare la Chiesa, di far passare i sacerdoti come collaboratori dei ribelli. E’ un clima di ostilità che si respira.
D. – Da quanto dura questo clima di ostilità?
R. – Io direi da circa un anno, come forte ostilità. Storicamente, dal 1962, dall’indipendenza, la Chiesa cattolica è stata sempre emarginata.
D. – Perché hanno ripreso la lotta in questi ultimi giorni?
R. – Perché il presidente della Repubblica Museveni ha sospeso, o non ha rinnovato, il cessate il fuoco. Durante il cessate il fuoco si sperava che un accordo di pace potesse arrivare, invece adesso le ostilità sono riprese.
D. – La popolazione come sta vivendo questo momento?
R. – Nella paura, nella sofferenza e nella stanchezza, perché la guerra dura da 19 anni.