Avvenire, 1 marzo 2005
Lo specialista: tornerà a parlare come prima
Alberto Staffini è il direttore della clinica di otorinolaringoiatria presso l'Università di Padova: la vera incognita è il Parkinson
Da Milano Lucia Bellaspiga
"Non ci sono elementi per sapere quanto ancora resterà aperta la tracheotomia praticata al Santo Padre: in certi casi può durare anche tutta la vita". Il professor Alberto Staffini, direttore della Clinica di otorinolaringoiatria dell'Università di Padova, lascia aperta ogni ipotesi, ma subito rassicura: "Il Papa parlerà di nuovo ed esattamente come prima. Quando? Potrebbe riprendere a parlare presto, può essere questione anche solo di giorni. E comunque anche oggi, se volesse, potrebbe farlo: basterebbe un dito".
In che senso, professore?
"Con la tracheotomia, la cannula inserita in gola per permettere al paziente di respirare passa sotto le corde vocali, le "baipassa", così queste non vibrano e non emettono suoni. Ma se il Papa appoggiasse un dito sul tubicino e lo tappasse, ecco che l'aria non uscirebbe più direttamente dal collo ma riprenderebbe a far vibrare le corde vocali".
Questo naturalmente può funzionare per qualche istante. Ma in un lungo periodo?
"Esistono cannule particolari che avvertono la variazione nella pressione espiratoria se si passa dalla respirazione alla fonazione, così si chiudono automaticamente quando la persona vuole parlare. La pressione respiratoria, infatti, aumenta quando si parla, rispetto a quando si respira".
Questo finché la tracheotomia permane. Ma se invece venisse richiusa e la cannula fosse rimossa?
"Di solito non ci sono problemi: la piccola ferita si chiude da sola, la respirazione riprende immediatamente e l'uso della voce dopo qualche giorno torna alla normalità, a volte dopo una semplice riabilitazione, altre volte anche senza. Sempre che la tracheotomia sia stata praticata per problemi respiratori e non laringei. Nel caso del Papa la vera incognita è il Parkinson: una malattia neuro-muscolare che compromette molte funzioni, compresa la respirazione e quindi la fonazione. Oltre naturalmente alla deglutizione".
Si convive anche per anni, dunque, con la tracheotomia?
"Sì, ma in questo caso in genere possono insorgere problemi di infezioni: la fessura aperta nella trachea è sempre e comunque una ferita e va tenuta costantemente pulita. La tracheotomia è un intervento da nulla, si può praticare anche con mezzi di fortuna in caso di necessità, ma il rischio di infezione è sempre in agguato, occorre tenere pulita la "finestra" aperta nella gola e i bronchi, nonché dare una copertura antibiotica".
Quanto all'alimentazione?
"In linea teorica nemmeno nell'alimentazione dovrebbe cambiare qualcosa. Però ripeto: il Papa è affetto da Parkinson, ed è questa la patologia che va tenuta sotto controllo, non gli effetti della tracheotomia.
C'è il rischio di complicanze polmonari, quando ingerisce il cibo?
"Sempre a causa del Parkinson, e non della tracheotomia, può accadere qualche episodio di disfagia: l'aspirazione nella trachea anziché nell'esofago di cibi o di liquidi, o anche della stessa saliva, e quindi da lì nell'alveo polmonare. Per questo è il caso che i cibi siano semiliquidi".