Avvenire, 2 marzo 2005
AL GEMELLI
Giovanni Paolo II prosegue gli esercizi di rieducazione. E la sua salute sta migliorando
"Soffrire, un modo speciale di predicare"
Ieri la visita in ospedale del cardinale Ratzinger: "Ha parlato con me in tedesco e in italiano"
Da Roma Salvatore Mazza
Tutto bene. Il momento critico è alle spalle, e Giovanni Paolo II sta recuperando piuttosto rapidamente. Impossibile parlare di tempi, ovviamente, ma, insomma, le cose procedono bene. Il Papa, secondo fonti del policlinico Gemelli, segue diligentemente la rieducazione con risultati migliori del previsto; inizia a riarticolare le parole, segno della sua determinata volontà, e - a differenza di quanto scritto su alcuni giornali - non esiste un problema di "alternativa", dopo l'applicazione della nuova cannula, tra recupero della parola o possibilità di alimentarsi per via orale.
Non solo. Il Pontefice, al Gemelli, ha anche ripreso lavorare sui dossier che gli vengono preparati in Vaticano. A rivelarlo è stato ieri il cardinale Joseph Ratzinger, ricevuto dal Papa per quella che il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha definito una "visita di lavoro": "Il Santo Padre ha parlato con me in tedesco e in italiano. Si è mostrato molto presente e lavorerà sulle materie che gli ho consegnato. Sono contento di vedere il Santo Padre pienamente presente mentalmente e capace di dire le cose essenziali con le sue parole". "L'esempio di un Papa che soffre - ha poi osservato Ratzinger - è molto importante e lo abbiamo visto negli ultimi anni: soffrire è un modo speciale di predicare. Dalle molte lettere che mi hanno inviato, e anche da numerose testimonianze dirette, ho visto che tante persone che soffrono ora si sentono finalmente accettate. L'Associazione per i malati di Parkinson mi ha scritto ringraziando il Papa perché aiuta i malati a consolidare la loro immagine, per così dire, perché il Santo Padre ha il coraggio di apparire in pubblico come una persona che soffre e che continua a lavorare".
Così, per il porporato "attraverso la sua sofferenza Giovanni Paolo II ci comunica molte cose: che la sofferenza è una fase nel cammino della vita e poi che egli partecipa alla Passione di Gesù Cristo mostrandoci quanto fruttuosa possa essere la sofferenza quando la condividiamo con il Signore e la viviamo insieme a tutti coloro che soffrono nel mondo. In questo modo - ha concluso - la sofferenza assume un grande valore e può essere qualcosa di positivo: quando guardiamo alla vita del Papa, vediamo che questo è un messaggio importante, specialmente in un mondo che tende a nascondere o a cancellare il dolore".
Ieri, nella cappella del policlinico dell'Università Cattolica, s'è recata per pregare "per il Papa e vicino al Papa" suor Gertrude, "la prima vocazione religiosa - scrive L'Osservatore Romano - scaturita, quasi sessant'anni fa, dalla santità di Madre Teresa di Calcutta. Oggi ha 76 anni ed è tra le sue braccia di figlia che è morta Madre Teresa". "Sono venuta qui a nome di tutti i poveri del mondo - ha spiegato la religiosa al quotidiano vaticano - come avrebbe fatto Madre Teresa che nell'amore fedele al Papa ha centrato la sua missione di religiosa contemplativa nell'azione".
Suor Gertrude è restata a lungo in ginocchio davanti al tabernacolo nella cappella di san Giuseppe Moscati, al terzo piano del Policlinico.