RADIO VATICANA-Radiogiornale / 24 ORE NEL MONDO, 2 marzo 2005

Il governo cinese ha varato ieri i nuovi regolamenti nazionali sulle attività religiose. Le nuove linee guida assicurano l’impegno dello Stato a garantire la libertà, ma il controllo rimane strettissimo.

Ascoltiamo Bernardo Cervellera:

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Le nuove norme affermano che nessuno può essere discriminato per la sua fede, ma si può praticare la religione solo se si è registrati presso gli Uffici Affari Religiosi. Chi pratica la religione fuori da tale controllo in modo sotterraneo è considerato un criminale che attenta alla sicurezza dello Stato. I nuovi regolamenti verranno attuati a livello nazionale. Una novità è la precisazione sull’iter burocratico con cui attuare le domande e soprattutto la condanna di abusi di potere da parte del personale degli Uffici Affari Religiosi. Molto spesso, infatti, tali membri perseguitano religioni, chiedono tasse, vendono terreni per i loro fini personali e di gruppo. Un altro elemento nuovo è che gli organismi religiosi possono possedere edifici e terreni. Finora era lo Stato che concedeva l’uso di tali beni.

Da molte parti in Cina e all’estero si chiede una vera e propria legislazione. Invece da Mao in poi il governo risponde sempre e solo con regolamenti. Tali regolamenti permettono un controllo dello Stato sulle attività religiose e mostrano che il diritto alla fede non è innato ma solo una concessione del governo.

Per la Radio Vaticana, Bernardo Cervellera.