Corriere della Sera, 3 marzo 2005

L'appoggio di un alto prelato tedesco ai cospiratori del 20 luglio 1944 in una lettera pubblicata dalla rivista "30 Giorni"

Von Galen, un vescovo al fianco degli antinazisti

di EMMA FATTORINI

Cogliere le differenze, le sfumature, le vere e proprie contrapposizioni tra l'episcopato tedesco e Pio XII, e degli stessi vescovi tra loro, è un esercizio poco seguito dai sempre più numerosi cultori dei rapporti tra Chiesa e nazismo che preferiscono giudizi in toto, come se la Chiesa fosse una realtà monolitica, piattamente piramidale. Eppure sono proprio le differenze a fare chiarezza su quelle tragiche e complicatissime vicende, così facilmente oggetto delle nostre proiezioni attuali. E che andrebbero approfondite non tanto alla luce di clamorose (quanto improbabili) scoperte negli archivi vaticani, di cui molti bramerebbero i segreti, ma attraverso fonti pubbliche che però pochi conoscono.

Ci riferiamo alle pubblicazioni della Kommission für Zeitgeschichte, quasi una quarantina di volumi di corrispondenze, note private, rapporti di polizia, atti ufficiali, prediche, verbali. Esistono poi sei volumi degli Akten deutscher Bischöfe über die Lage der Kirche che pubblicano documenti che fanno capire bene le scelte e le differenze tra episcopati e Santa Sede. In un saggio appena uscito (La Chiesa cattolica e il totalitarismo, convegno fondazione Luigi Firpo), Giovanni Miccoli si chiede perché in Germania ci sia stato uno sforzo enorme nella pubblicazione delle fonti relative al rapporto tra Chiesa e nazismo e, invece, in Italia nulla sui suoi rapporti con il fascismo. In Germania è prevalsa "la consapevolezza che si trattava di vicende, (…) che avevano bisogno (…) di spiegazioni e di giustificazioni; che si trattava insomma di qualcosa che, al di là di attacchi, polemiche e strumentalizzazioni, intricava in una certa misura la memoria storica della stessa Chiesa. Non fu così per i rapporti della Chiesa con il fascismo. (…) La Santa Sede e la Chiesa erano persuase che in realtà nulla vi era da chiarire e da giustificare a questo riguardo".

Dalle fonti tedesche dunque emergono bene le dinamiche interne all'episcopato: due figure di vescovi, diversissime tra loro, si stagliano per la decisa opposizione al regime. Konrad von Preysing, vescovo di Berlino, che fin dal 1937 aveva chiesto al cardinale Bertram un cambiamento radicale di linea: non più la trattativa segreta e diplomatica con le gerarchie naziste, ma una dura denuncia pubblica in nome del fatto che ciò che più temeva il regime fosse proprio la reazione e il dissenso delle masse. Clemens August von Galen, vescovo di Münster sotto il nazismo. L'altra grande figura, assai diversa, è il vescovo di Münster, l'aristocratico Clemens August von Galen, patriottico e duro anticomunista, che nel famoso incontro con Pio XI nel gennaio del 1937 ebbe a dirgli, a proposito del nazismo: "Noi abbiamo a che fare con un avversario che non conosce verità e fedeltà. Ciò che essi chiamano Dio non è il nostro Dio: è qualcosa di diabolico". Questa affermazione contiene il nocciolo, la radice teologica della enciclica di Pio XI contro il nazismo, Mit brennender Sorge, dove si parla di "sacrilegio", di "provocante neopaganesimo usato da personalità influenti". Un riferimento certo ai nazisti. Però il Papa pensava anche a figure autorevoli del cattolicesimo tedesco e a chi le avrebbe potute sostenere nella curia di Roma, a quanti, cioè, dentro la Chiesa non combattevano abbastanza i totalitarismi.

Ebbene, ora emergono nuovi e importanti particolari sul sostegno che questi vescovi diedero al tentato colpo di Stato contro Hitler del 20 luglio 1944. La rivista cattolica 30 Giorni, diretta da Giulio Andreotti, pubblica una lettera tratta dagli atti del processo di beatificazione di Clemens August von Galen, beatificazione che sta scorrendo velocemente: il decreto sulle virtù è stato promulgato il 20 dicembre 2003, mentre il decreto sul miracolo a lui attribuito è del 20 dicembre 2004.

Questa lettera, scritta da Hermann Pünder, del movimento di resistenza, al segretario personale del vescovo di Münster, racconta dell'incontro, avvenuto nel novembre del 1943, tra il leader della dissidenza civile Carl Goerdeler e il vescovo von Galen, nella fase cruciale dei preparativi dello storico attentato al Führer. "I due — si legge nel documento — erano molto contenti di conoscersi. Il dott. Goerdeler era felice di avere trovato anche nel vescovo di Münster una persona caldamente simpatizzante del movimento di resistenza da lui portato".

Il cuore della resistenza era a Berlino intorno al cosiddetto Circolo di Kreisau di cui facevano parte socialisti, teologi, membri della Chiesa luterana, alcuni gesuiti e, infine, quello forse più noto, Dietrich Bonhoeffer, che verrà ucciso il 9 aprile del 1945.

Si tratta di una vicenda molto nota a cui ora una giovane e intraprendente giornalista di 30 Giorni, Stefania Falasca ha aggiunto questi documenti, dando prova di come si possa (e non sempre si fa) fare bene storia sui giornali.