Corriere della Sera, 8 marzo 2005
I dissidenti liberati: campagna anti Castro
Cuba, sfida a Castro: "Siamo con Bush"
I dissidenti chiedono al Congresso americano più durezza contro il regime. L'opposizione si spacca. La protesta guidata dall'economista Martha Beatriz Roque, appena liberata per problemi al cuore. Rischia 20 anni di carcere
RIO DE JANEIRO Pochi, isolati, sotto costante minaccia e divisi sulle strategie, i dissidenti cubani rialzano la testa in questi giorni, mentre cade il secondo anniversario della più clamorosa repressione operata dal regime di Fidel Castro.
Guida la sfida l'economista Martha Beatriz Roque, che fa parte del gruppo dei 75 oppositori arrestati nel marzo del 2003 e condannati a pene durissime, ma è oggi in libertà per motivi di salute. Giovedì scorso la dissidente insieme a René Gomez e Felix Bonné si è recata alla missione diplomatica americana della capitale cubana. I tre, in videoconferenza, hanno risposto alle domande di una commissione del Congresso, che sta discutendo la politica verso l'Isola.
Da sempre a Washington i legislatori sono divisi su quale sia la migliore strategia per abbattere l'ultimo baluardo comunista delle Americhe. I falchi, appoggiati dalla diaspora cubana della Florida, possono contare sulla linea dell'Amministrazione Bush, cioè mantenere l'embargo e porre ulteriori limitazioni ai viaggi e alle rimesse in dollari. Dall'altra parte, c'è la lobby pro Cuba che non crede più al quarantennale bloqueo e riceve costanti sollecitazioni da imprenditori decisi a sfruttare le potenzialità del mercato. Ebbene, non senza una certa sorpresa, i tre dissidenti si sono manifestati totalmente a favore della linea dura contro Castro. Ha riassunto René Gomez: "Il comunismo nell'Est europeo è caduto, grazie alla mano ferma degli Stati Uniti". Tutti con Bush, insomma.
Celebrati come eroi a Washington per il loro coraggio, ignorati ovviamente a Cuba, i tre rappresentano oggi la punta estrema del dissenso anticastrista. Martha Beatriz Roque, leader emergente, l'unica donna tra i 75, malata di cuore, l'aveva promesso al momento di essere rimessa in libertà lo scorso luglio. "Non lascio Cuba e continuo la mia lotta". In quell'occasione, l'attenzione del mondo si era concentrata sul ritorno in libertà del poeta e giornalista Raul Rivero e soprattutto sui retroscena diplomatici: il governo spagnolo, dopo il cambio della guardia tra Aznar e Zapatero, era riuscito a strappare al regime la liberazione di alcuni dissidenti, in cambio della normalizzazione dei rapporti tra L'Avana e l'Unione Europea.
In libertà, il gruppo guidato dalla Roque non è rimasto a guardare. Ha organizzato per il prossimo 20 maggio una inedita riunione all'Avana di "oltre 300 gruppi dissidenti" per discutere la transizione alla democrazia. E con la chiacchierata telefonica a Washington ha lanciato l'estrema sfida al governo. Basti pensare che la donna, dopo l'arresto, venne condannata a 20 anni di prigione. La giustizia cubana la accusò di complotto per favorire un intervento militare americano, lei ammise soltanto di essere stata a cena da James Cason, il rappresentante commerciale Usa. Difficilmente l'appoggio a Bush verrà considerato dal governo un reato meno grave. La sua libertà è appesa a un filo.
Ai pasdaran del dissenso si oppongono però nomi altrettanto illustri dell'opposizione cubana.
Oswaldo Payà, premio Sacharov 2003 dell'Europarlamento, è contrario alla chiamata a congresso della dissidenza. "La riunione nasce per iniziativa di un gruppo di persone e non rappresenta tutta l'opposizione" ha detto nei giorni scorsi. Il suo Movimento cristiano di liberazione, pur fuorilegge, rappresenta l'ala realista, favorevole a una transizione pacifica verso la democrazia e, in qualche modo, cosciente della necessità di attendere la scomparsa fisica di Fidel Castro prima di vedere novità di rilievo.
Anche altri dissidenti noti, come Elizardo Sanchez e lo stesso Raul Rivero, mantengono un profilo basso. Sono coscienti della scarsa capillarità del dissenso a Cuba. Che sia a causa della ferrea vigilanza del regime, o perché chi non sopporta la revolución preferisce pensare a come fuggire dall'Isola, è certamente poco probabile che esistano "centinaia di organizzazioni" pronte a lottare per il cambiamento. Come invece viene sbandierato quotidianamente dalle trasmissioni di Radio Marti, che arriva dalla Florida e viene ritenuta poco credibile persino dai cubani più informati.
Nulla lascia pensare, ancora una volta, che qualcosa di nuovo sia nell'aria all'Avana e dintorni. Al contrario. Fidel Castro ha mostrato una straordinaria ripresa dopo la rovinosa caduta in diretta tv e ultimamente ha parlato in pubblico per cinque ore filate, come ai vecchi tempi. In economia, il governo sta facendo passi all'indietro rispetto alle aperture degli anni scorsi verso la libera iniziativa. Ha reso la vita più difficile agli investitori stranieri e fatto sparire i dollari dalle tasche dei cittadini cubani, con nuove restrizioni. Una legge recente arriva a proibire agli addetti del turismo di ricevere mance dagli stranieri e li invita anzi a comportarsi come spie per segnalare eventuali comportamenti controrivoluzionari. Il tutto perché, sostiene Fidel Castro, Cuba è ormai fuori dalla crisi seguita al collasso dell'Unione sovietica e può tornare al socialismo puro di un tempo.