SIR (Servizio d'Informazione Religiosa della Cei), 9 marzo 2005 - 10:17
IRAQ: MONS. SAKO (VESCOVO KIRKUK), "FELICI PER LA DIGNITÀ RESTITUITA. DAI MEDIA SPESSO INESATTEZZE"
"Quello che i media riferiscono sull’Iraq spesso presenta, a mio avviso, delle inesattezze: il popolo è felice poiché si vede restituire la dignità perduta da troppo tempo. L’Iraq è una nazione ricca e il lavoro non manca: la differenza tra ieri e oggi, per esempio, risiede nel fatto che il salario medio di un operaio è passato da tre a settecento dollari al mese". A dirlo al Sir è il vescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako, che fa il punto della situazione in Iraq. In un’intervista (on line su
www.agensir.it), il vescovo si dice ottimista sul futuro del suo Paese: "l’economia si svilupperà ancora, la libertà sarà sempre più viva; i quotidiani sono passati da tre – di appartenenza del regime – a qualche decina; le parabole satellitari, i cellulari, Internet con Saddam Hussein erano vietati, ora, invece, le persone hanno libero accesso alla comunicazione"."Dopo trentacinque anni di dittatura, il mio Paese attendeva con ansia la possibilità di esprimersi liberamente. I cittadini, nonostante le minacce, non hanno avuto paura di esporsi e ben il 60% della popolazione è andato a votare". Un risultato che, ad avviso del presule, "non sarebbe stato possibile raggiungere da soli. I Paesi nostri vicini temono il modello democratico ed era così anche per noi, eppure sono certo che il cambiamento che abbiamo affrontato si rifletterà positivamente su altre realtà. Già si riscontrano delle reazioni in Egitto, in Libano, in Arabia Saudita dove, pochi giorni fa, a distanza di quarant’anni, sono iniziate le prime elezioni – che termineranno tra circa tre mesi - per costituire i Consigli municipali".
Nel nuovo Iraq anche i cristiani sono chiamati a fare la loro parte. "I cristiani – conclude - sono ben voluti in Iraq e costituiscono una forza importante a cui vengono affidati incarichi rilevanti: i portavoce del governo e del primo ministro sono cristiani. I cristiani gestiscono otto giornali, la nostra presenza è dinamica e fondamentale per mantenere gli equilibri. Diamo un impulso forte al dialogo, facciamo da ponte tra gruppi etnici e religiosi; i musulmani sanno bene che senza i cristiani il loro vigore non sarebbe lo stesso".