Corriere della Sera, 14 marzo 2005
Il Papa torna in Vaticano: grazie per le preghiere
Il saluto all'Angelus con voce metallica, poi il viaggio per le vie di Roma seduto a fianco del guidatore
ROMA — A mezzogiorno c'è l'Angelus. E lui torna a parlare. Poi, alle sei e un quarto di pomeriggio, sale su una monovolume: diretto a San Pietro. Appena entra nell'auto si fa il segno della croce. Giovanni Paolo II conclude così il decimo ricovero in ospedale da quando è diventato Papa. Stavolta la degenza è durata 18 giorni. Ancora la folla entusiasta e commossa gli è accanto: piazza San Pietro piena già al mattino, a centinaia assiepati per applaudirlo più tardi, mentre lascia il Gemelli. E poi milioni di fedeli davanti ai televisori che trasmettono le immagini in diretta. Il messaggio arriva forte e chiaro: Karol Wojtyla c'è, sta meglio e parla. Ha una voce più roca, ma più forte e comprensibile di prima.
Sembrano allontanarsi così, in pochi secondi, paure, dubbi e preoccupazioni per le sue precarie condizioni di salute. Il mondo tira un sospiro di sollievo.
L'ANGELUS — La recita della preghiera viene affidata all'arcivescovo Leonardo Sandri, sostituto della Segreteria di Stato, che legge le parole di Wojtyla dal sagrato di San Pietro: "Carissimi fratelli e sorelle in questi giorni di degenza ospedaliera qui al Gemelli, avverto in modo particolare la presenza e l'attenzione di tanti operatori dei mass media — spiega Sandri —. Oggi desidero rivolgere ad essi una parola di gratitudine perché so che non senza sacrificio svolgono il loro apprezzato servizio grazie al quale i fedeli, in ogni parte del mondo, possono sentirmi più vicino ed accompagnarmi con l'affetto e la preghiera". Mentre parla Sandri, il Papa segue in televisione le immagini da San Pietro. La folla raccolta nel piazzale principale dell'ospedale ascolta il messaggio dagli altoparlanti. Poi le telecamere inquadrano la finestra al decimo piano: le serrande si alzano, le tende si scostano.
I SALUTI DALL'OSPEDALE — Ecco Giovanni Paolo II. A San Pietro lo vedono nei maxischermi. Al Gemelli la tv non serve. I fedeli lo acclamano con canti e cori: sono venuti pure da Wadowice, sua città natale. Si fanno sentire pure 500 "legionari di Cristo", l'ordine religioso nato in Sudamerica, e una cinquantina di bambini polacchi della comunità statunitense di Chicago. Non mancano i malati del Policlinico in pigiama e cappotto. Il Papa ha un foglio in mano. Spunta un microfono. Attimi di silenzio. "Cari fratelli e sorelle, grazie per la vostra visita — dice con voce roca, ma più nitida dell'ultima sua dichiarazione in pubblico per l'Angelus il 21 febbraio —.
Viva Wadowice. A tutti buona domenica e buona settimana". Un breve saluto, espresso a fatica, tra piccole pause. Dopo qualche attimo di sorpresa, i fedeli, dal colonnato berniniano e quelli nel Policlinico rispondono con entusiasmo. In tanti gridano: "Viva il Papa". E qualcuno si asciuga le lacrime.
L'USCITA DALL'OSPEDALE — Verso le due di pomeriggio arriva la conferma ufficiale dell'uscita anticipata dal Gemelli. Anticipata perché giovedì 10 marzo l'ultimo bollettino rimandava a una nuova comunicazione prevista per oggi. Stavolta la Papamobile è stata sostituita da una monovolume grigiochiara della Mercedes: troppo strapazzo andare sull'auto bianca per quello che rimane sempre un paziente che deve continuare la convalescenza in Vaticano.
Ma come sta il vicario di Pietro? Di certo i medici hanno deciso che deve mantenere la cannula inserita il 24 febbraio in occasione della tracheotomia: l'intervento era indispensabile per permettergli di respirare. E la cannula potrebbe fargli compagnia per molto tempo. Pochi minuti prima di lasciare l'ospedale il Papa ringrazia personalmente i vertici dell'ospedale e i luminari che lo hanno curato. Alle 18.15, circondato dalla scorta e dai suoi più stretti collaboratori, l'uomo vestito di bianco arriva attraverso corridoi interni nel vecchio pronto soccorso.
Lo attende la monovolume: sale di fianco al guidatore. Il corteo di nove auto blu parte lentamente in una stradina interna che conduce all'uscita. Nella macchina c'è pure una telecamera della televisione vaticana. Una ragazza francese con un mano un bouquet di fiori corre accanto all'auto grigia e grida: "Bravo, Papa!". Il Pontefice, sorpreso, la vede e la benedice. Poi saluta ancora, e ancora, chi lo acclama lì, fuori dal Gemelli. Ancora pochi minuti.
Piazza San Pietro lo aspetta.
Francesco Di Frischia