Avvenire, 15 marzo 2005
Il Papa stupisce anche i medici
Ritorno a casa prima del previsto
Ieri, nel primo giorno trascorso nel Palazzo Apostolico, incontri con i suoi più stretti collaboratori e tanto spazio alla preghiera
Da Roma Salvatore Mazza
È finita come tutti, un po', si aspettavano. Che l'ultimo bollettino medico l'ha scritto lui stesso, in anticipo sul previsto. E così domenica, subito dopo l'Angelus, dopo aver sorpreso un po' tutti salutando e ringraziando i fedeli, ha deciso di rientrare a casa, in Vaticano. Dove ieri ha trascorso la prima giornata post-ricovero impegnato nelle sue abituali occupazioni - preghiera, studio, lavoro - con un ritmo più leggero del solito, e senza udienze se non quelle consuete riservate ogni giorno ai suoi collaboratori più stretti. Una decisione, va detto subito, che Giovanni Paolo II ha preso non "contro" i consigli dei medici che l'hanno seguito nei diciotto giorni di questo suo secondo ricovero del 2005, ma d'accordo con loro. Già da venerdì infatti si parlava di ieri, lunedì, o al più tardi di oggi, come data possibile di rientro in Vaticano; l'anticipo, dunque, è stato forse appena di ventiquattro ore, ma in ogni caso è un segno importante. "Lo abbiamo visto, giorno per giorno, riprendere le sue forze e le sue capacità, fino a quando, ieri sera, è uscito - ha detto ieri, intervistato dalla Radio Vaticana, Antonio Cicchetti, direttore amministrativo dell'Università Cattolica e direttore generale del policlinico Gemelli -. Abbiamo avuto la sensazione di vedere una persona che ha dentro di sé una forza enorme, che trasmette anche agli altri". "Per noi - ha aggiunto Cicchetti - era stata una grande soddisfazione già vederlo alla finestra salutare la gente da dietro il vetro: ci colpiva questa sua voglia di comunicare con le persone venute al Gemelli per lui. Poi, ieri sera, abbiamo potuto notare la tranquillità con cui il Papa ha lasciato l'ospedale, con cui ha salutato tutte le persone, e la familiarità, mi permetto di dire, che si era creata anche con il personale". Quanto buone fossero le condizioni di Giovanni Paolo II, del resto, domenica avevano avuto modo di constatarlo tutti. Dapprima, quando al termine dell'Angelus, guidato in piazza San Pietro dal sostituto della Segreteria di Stato monsignor Leandro Sandri, Giovanni Paolo II ha benedetto i fedeli e quindi, affacciandosi alla finestra della sua stanza al decimo piano, con voce inaspettatamente chiara aveva detto: "Grazie della vostra visita. Viva Wadowice. Saluto i legionari di Cristo. A tutti buona domenica e buona settimana". E poi quando, nel tardo pomeriggio, sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo e delle migliaia di fedeli in attesa al "Gemelli" e in piazza San Pietro, è tornato a casa. Ad annunciare il rientro a sorpresa era stato, alle 12.30, il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls. E fin dal primo pomeriggio una piccola folla, forse in tutto un migliaio di persone, era andata radunandosi all'uscita del vecchio pronto soccorso del policlinico e all'ingresso principale sulla via della Pineta Sacchetti, mentre molta più gente si metteva in attesa in piazza San Pietro. Quindici minuti prima delle 18, lasciando la sua stanza, il Papa ha salutato i bambini ricoverati nell'adiacente reparto oncologico. Quindi, sceso al terzo piano, ha percorso il lungo corridoio fino alla hall dell'ex accettazione dove, dietro una fila di vasi con piante piuttosto alte, erano ad attenderlo per salutarlo alcune decine di ricoverati. Giovanni Paolo II, accortosi che quel riparo floreale lo rendeva invisibile ai degenti, ha fatto fermare il piccolo corteo e ha chiesto che venissero scostate le piante; quindi, tra gli applausi dei presenti, li ha salutati e benedetti. Finalmente all'esterno, ancora dietro le porte scorrevoli dell'ingresso delle ambulanze, diversamente dal primo ricovero Giovanni Paolo II ha preso posto sul sedile anteriore di una vettura monovolume grigia e, col finestrino abbassato, ha lasciato il "Gemelli" accompagnato dalle grida di auguri dei presenti.
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Avvenire, 15 marzo 2005
Lo specialista: "Grande reazione ma ora deve riposare"
Parla Pier Mannuccio Mannucci presidente della Società italiana di medicina internistica "Dovrebbe evitare luoghi troppo affollati e trascorrere una convalescenza tranquilla"
Da Roma Mimmo Muolo
"A un mio paziente nelle stesse condizioni del Santo Padre consiglierei in primo luogo tanto riposo. E poi di evitare luoghi affollati. Ma forse sono proprio le due cose che un Papa non può fare. Tanto più che siamo vicini alla Settimana Santa". Il professor Pier Mannuccio Mannucci è presidente della Società italiana di medicina interna e svolge la sua professione alla Fondazione Ospedale Maggiore di Milano. Domenica pomeriggio, come molti italiani, ha visto in diretta, le immagini del ritorno in Vaticano di Giovanni Paolo II. E naturalmente ha seguito attraverso gli organi di stampa l'evolversi del secondo ricovero del Pontefice al Policlinico "Gemelli". "Le mie considerazioni - tiene a precisare innanzitutto - si riferiscono a quanto ho letto e visto in tivù. Non voglio assolutamente invadere il campo di chi lo ha curato in queste settimane".
Ma in generale quali precauzioni devono essere prese in casi come questo?
"Ci sono delle cautele di tipo medico, come ad esempio la vaccinazione e le protezioni antibiotiche che immagino i colleghi del "Gemelli" avranno già messo in atto. Ma ci devono essere, ancora di più, delle cautele comportamentali, che vanno osservate adesso che il Pontefice è tornato a casa".
E cioè?
"Diciamo innanzitutto che Giovanni Paolo II, nonostante tutti i suoi problemi fisici, ha dimostrato anche in questa occasione di avere un fisico molto robusto. Ma a causa dell'età e del Parkinson, rimane comunque un paziente a rischio. Prima di tutto, allora, deve vivere in un clima salubre, cioè stare lontano da altre persone che potrebbero trasmettergli l'influenza (anche se l'epidemia influenzale si va attenuando) oppure delle infezioni batteriche e virali sovrapposte".
Si è parlato, durante la degenza, di esercizi di riabilitazione. Di che tipo?
"In questa fase è importante che faccia anche una buona fisioterapia respiratoria".
E quanto agli impegni pubblici?
"Anche se ha lasciato il Policlinico "Gemelli", dobbiamo pur sempre considerare che il Papa è convalescente. E quanto più questa convalescenza è accompagnata dal riposo, tanto più le condizioni di salute miglioreranno. Non dimentichiamo che ha da poco subìto un intervento chirurgico, anche se minore. E quindi bisogna rispettare i tempi di recupero. Ritengo giusta la decisione di praticargli la tracheotomia, che non solo lo aiuta a respirare meglio, ma dà anche la possibilità di eliminare più facilmente le secrezioni bronchiali".
Domenica prossima, però, inizia la Settimana Santa.
"Me ne rendo conto. Ma se si trattasse di un altro paziente, io sconsiglierei la partecipazione diretta ai riti. In una grande Basilica come San Pietro, gremita da 7-8mila fedeli, c'è davvero il rischio di contrarre una nuova infezione. E questo è certamente da evitare".
Il miglioramento del clima atmosferico potrà aiutarlo?
"Sicuramente, soprattutto perché porterà via l'influenza".