RADIO VATICANA-Radiogiornale / CHIESA E SOCIETA’, 17 marzo 2005

Secca condanna dei vescovi argentini nei confronti di chi sostiene la depenalizzazione dell’aborto. In un documento pubblicato nei giorni scorsi ribadiscono che eliminare la vita significa commettere un crimine

BUENOS AIRES. = "Il diritto alla vita deve essere tutelato dal momento del concepimento fino alla morte naturale". Così la Commissione permanente della Conferenza episcopale argentina, in un documento pubblicato martedì scorso e intitolato "siamo sempre dalla parte della vita", ha criticato il tentativo di approvare una norma che legalizza l’interruzione di gravidanza. Secondo i presuli, questo è il frutto di un "approccio neocolonialista che alcuni organismi internazionali stanno cercando di imporre all’Argentina così come a tutta l’America Latina". Il documento, inoltre, ribadisce l’impegno della Chiesa a difesa dei diritti delle donne, sottolineando che questo non verrà minato da accordi che mirano a far passare le pratiche abortive come servizio pubblico". La Commissione mette quindi in guardia le autorità dai pericoli che il Paese potrebbe incorrere nel ratificare il protocollo Cedaw, il documento della Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. "Arriveremo ad una vera e propria dipendenza culturale", tuonano i vescovi. Quello che la Chiesa argentina critica non è il contenuto del Protocollo, nel quale viene ribadito che "tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali per dignità e diritti", ma l’esistenza del Comitato Cedaw, ovvero l’organismo formato da 23 paesi che recentemente si è pronunciato a favore dell’"aborto sicuro", raccomandandone la depenalizzazione e la sua promozione negli ospedali. (D. D.)