Corriere della Sera, 29 marzo 2005

Il ritorno al Gemelli ipotizzato per la necessità di controlli alla cannula inserita dopo la tracheotomia

Il Papa verso un nuovo ricovero

A Pasqua il Pontefice non è riuscito a parlare, ieri non si è affacciato in San Pietro

ROMA - La piccola figura bianca, con la stola rossa sulle spalle, si staglia contro la solita finestra. Centomila fedeli alzano lo sguardo in quella direzione, trepidanti. Aspettano che il Papa pronunci la benedizione "Urbi et orbi". Uno dei segretari gli porge il microfono, ci prova, ma dalla sua bocca non escono che respiri affannosi. Desiste, sofferente, nel giorno di Pasqua. Per l’emozione, minimizzano in Vaticano. Perché è troppo indebolito, sostengono i medici esterni. E ieri il Santo Padre, come era previsto, non si è mostrato per l’Angelus. Le sue condizioni, forse, sono meno incoraggianti di quanto si vorrebbe far credere. E infatti circola con insistenza un’altra verità.

Il Papa nei prossimi giorni dovrebbe essere ricoverato di nuovo al Gemelli. Occorre controllare la cannula della tracheotomia e inoltre mettere a punto nei dettagli lo schema alimentare. La deglutizione è molto difficoltosa, problema collegato al Parkinson di cui soffre da diversi anni. Esami che non possono essere eseguiti in Vaticano dove non sono disponibili le apparecchiature di un ospedale. Probabilmente ci vorrà una Tac, per accertarsi dello stato dei polmoni. Al momento delle dimissioni, avvenute il 13 marzo, l’ipotesi di un ricovero ulteriore era già stata ventilata ed ora prende sempre più corpo.

La data più probabile, nel caso si scegliesse per questa soluzione, è la settimana prossima. In Vaticano non smentiscono, ammettono che l’eventualità di una nuova trasferta al Gemelli non è da escludere. La decisione però deve essere ancora presa. Il controllo dovrebbe riguardare soprattutto l’alimentazione. I medici che seguono da lontano la battaglia del Papa per la salute non sono ottimisti: "Non riprenderà mai a parlare, non ha la forza per far vibrare le corde vocali col respiro perché si è molto indebolito - è l’opinione netta di Stefano Ruggieri, ordinario di neurologia dell’università "La Sapienza" di Roma -. La cannula non potrà essere tolta, senza quell’aiuto il paziente andrebbe subito in affanno".

Secondo il neurologo, Giovanni Paolo II da qui in avanti potrà pronunciare solo parole già preparate "non certo discorsi che richiedono l’automatismo" e "non riacquisterà mai la continuità della fonazione anche se ha fisico robusto e volontà di ferro". In Vaticano sperano in qualcosa di più, quanto al recupero della capacità di parola. Dicono che domenica Wojtyla non è riuscito a pronunciare le poche parole della benedizione a motivo dell’emozione che lo ha preso, durante quella specie di dialogo a gesti con la folla, che si era prolungato per alcuni minuti. Prima della cerimonia, aveva provato a pronunciare quelle parole e "ci riusciva bene", assicurano. Ma una cosa è parlare con il segretario, un’altra parlare alla folla. Papa Wojtyla è restato alla finestra per 13 minuti, più di quanto gli avevano consigliato i medici, che temono l’esposizione all’aria fredda. Verso la fine di questi minuti, si è visto uno dei segretari fargli un cenno per indicargli la necessità di rientrare e il Papa rispondergli con un gesto della mano come per dire "ancora un poco".

Era apparso alle 12 esatte, appena terminata la celebrazione pasquale, condotta sulla piazza dal cardinale Angelo Sodano, che ha detto "il Santo Padre ci è vicino più che mai" e ha letto il messaggio "Urbi et orbi". Il Papa seguiva la lettura sul suo leggio, passando i singoli fogli già letti al segretario. L’abbiamo visto che annuiva con il capo, quando Sodano leggeva il passo dedicato alla "pace per i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, dove pure tanto sangue continua a essere versato; pace per tutta l’umanità, su cui sempre incombe il pericolo di guerre fratricide". Alla fine del messaggio, il diacono legge la formula di annuncio della benedizione papale, contenente le parole: "Preghiamo Dio onnipotente perché conservi a lungo il Papa alla guida della Chiesa".

A Wojtyla viene avvicinato un microfono e lui traccia il triplice segno di croce della benedizione, muovendo le labbra come per pronunciare le parole, ma emettendo soltanto un prolungato sospiro. Grande emozione tra la folla. Persone di ogni età che piangono, compreso qualcuno dei carabinieri in alta uniforme. Paradossalmente il Papa sembra meno colpito rispetto ai fedeli. Apre e chiude le mani sul bordo del leggio. Fa un ultimo cenno di saluto con la mano destra, che muove aperta verso la folla e si ritira. Tra le quattro apparizioni della settimana santa - palme, mercoledì, venerdì e domenica - la meglio riuscita è stata quella - in collegamento video - per la "Via Crucis": aveva mostrato di poter restare vigile e stabile per un’ora e mezza, senza bisogno di alcun aiuto.

Luigi Accattoli

Margherita De Bac