Avvenire, 30 marzo 2005

EUTANASIA IN AMERICA

I genitori e il marito d’accordo solo nel consentire l’autopsia. Le condizioni della donna si stanno aggravando di ora in ora. Ieri la visita del leader nero Jesse Jackson: "Condanna a morte inumana". Si riunisce il Parlamento della Florida

Da New York

Sarà l'autopsia a dire se Terri Schiavo sta soffrendo, in questa sua agonia, o se davvero non c'era più l'ombra di un pensiero cosciente nel suo cervello, quando, il 18 marzo, le venne staccato, per ordine della magistratura, il tubo dell'alimentazione.

L'autopsia, che sarà compiuta dal dottor John Thogmartin, medico legale della Contea di Pinellas in Florida, è forse la sola cosa su cui il marito di Terri, Michael Schiavo, e la famiglia d'origine di lei, gli Schindler, sono state d'accordo in queste ore.

Michael, che vuole lasciarla morire perchè, dice, lei non voleva sopravvivere così, è convinto che l'autopsia proverà che sua moglie se ne andò davvero quella notte del 25 febbraio 1990, quando il suo cervello rimase senza ossigeno per alcuni minuti.

I genitori, Bob e Mary, e Bobbi, il fratello, e Suzanne, la sorella, contano, invece, di trovare nell'autopsia una risposta "a tutte le domande finora rimaste senza", parole del loro avvocato, una conferma della tesi che la loro "bambina" è stata vittima di quello che definiscono "un omicidio giudiziario".

Nella casa di cura "Woodside", Terri percorre faticosamente il dodicesimo giorno senza acqua nè cibo tra rapporti contraddittori sulle sue condizioni: c'è chi ne dà la morte per imminente e chi non la considera così vicina.

Ma pare chiaro che le sue condizioni si sono deteriorate, nelle ultime ore. Quando il tubo dell'alimentazione fu staccato i medici avevano previsto il decesso nella seconda settimana dal blocco dell'alimentazione. Il respiro è un po' più affannoso e gli occhi un po' più affossati. Ma Terri appare rilassata senza segni di dolore o di malessere. E l'avvocato degli Schindler David Gibbs dice che sembra "sottile" e che sta "ovviamente perdendo peso".

Sabato scorso, Terri aveva ricevuto una seconda dose di morfina. "Terri non vuole morire, continua a lottare, è ancora viva" ha detto la madre Mary, lanciando l'ennesimo appello al Parlamento della Florida che si riunirà oggi. La scorsa se ttimana, mancarono tre voti al varo della legge.

Autopsia a parte, il marito e gli Schindler restano, però, in contrasto praticamente su tutto, anche su come disporre della salma della donna: sarà cremata, come vuole Michael, e non inumata, come chiedono papà Bob e mamma Mary.

Su richiesta degli Schindler è arrivato alla clinica il reverendo Jesse Jackson, leader nero per i diritti civili. Per Jackson, le modalità della morte di Terri sono "inumane, crudeli e non è necessarie": la sua vicenda tocca "temi morali ed etici profondi" ed è un aspetto della lotta "per i diritti civili".

Il leader nero sta cercando di trovare, nei parlamentari della Florida, gli appoggi necessari a un'azione legislativa per la ripresa dell'alimentazione e sta provando a mettersi in contatto con il governatore Jeb Bush.

Ma tutto pare fuori tempo, perchè Terri ha ormai superato "il punto di non ritorno". La famiglia può solo confidare nella religione, perchè la giustizia le ha dato torto e la politica l'ha abbandonata. (E.A.)