Corriere della Sera, 1 aprile 2005
Terri Schiavo è morta
La Chiesa: atto contro Dio
THERESA MARIE E NOI
Il giorno di Pasqua, milioni di cristiani hanno celebrato la Resurrezione di Gesù, discutendo animatamente, tra familiari e persone care, delle immagini sovrapposte dai tg di Theresa Marie Schiavo, scomparsa ieri dopo 15 anni di coma, e della battaglia di vita del Santo Padre, sofferenza estrema dietro ogni benedizione. Il Vangelo di Luca ci ricorda che la Resurrezione non è un simbolo: è il ritorno fisico di un corpo morto alla vita. I discepoli sulla via di Emmaus parlano, meravigliati, di "una visione di angeli, i quali dicono che Egli è vivo". La fede bimillenaria dei cristiani, sopravvissuta alle persecuzioni, all'incredulità e al cinismo, si basa sul ritorno alla vita dei morti. La fine di Theresa Marie Schiavo, che abbiamo sentito tutti familiare, cara, e per la quale abbiamo provato compassione e commozione, ha messo la gente semplice, i politici, i magistrati, i medici, le autorità religiose di fronte a un mistero, la vita contro la morte, che deve passare per il setaccio della famiglia, delle culture civili e della legge.
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La protesta della Chiesa: atto contro la vita
Il Vaticano: violata la sacralità della persona. Bush: la nostra civiltà deve proteggere i deboli. Berlusconi: non avrei staccato la spina
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON — Un'America unita nella pietà e nel lutto, sebbene divisa sulla decisione della giustizia di lasciarla morire, prega oggi per Terri Schiavo, dopo averne seguito per 13 giorni l'agonia, minuto per minuto, alla radio e in tv. E si chiede, senza trovare una risposta, se la sua fine poteva essere diversa, se la legge abbia rispettato o violato la dignità umana, quale segno la tragedia imprimerà sul diritto e sul Paese.
Le voci più forti sono quelle dei cultori della vita, di chi si è battuto per salvare Terri Schiavo: il presidente George Bush, il fratello Jeb, governatore della Florida, i leader repubblicani che 13 giorni fa approvarono la legge "ad personam" a favore della donna. A loro si sono uniti dall'Italia il premier Silvio Berlusconi e il portavoce del Vaticano, Joaquin Navarro Valls. Ma non sono mancate le risposte dei fautori dell'eutanasia, secondo cui il tragico e lacerante capitolo di Terri Schiavo è durato troppo a lungo.
Bush, avvertito nello studio ovale della Casa Bianca nell'istante stesso della morte della Schiavo, ha espresso la sua commozione in un breve comunicato: "Milioni di americani sono rattristati dalla scomparsa di Terri. L'essenza della nostra civiltà è che i forti hanno il dovere di proteggere i deboli.
Quando vi siano dubbi e inter rogativi, bisogna essere dalla parte della vita". Bush ha detto di sentirsi vicino ai genitori della donna "che hanno mostrato grande dignità", e ha invitato "chi onora Terri a continuare ad adoperarsi per un'America dove tutti siano benvenuti e tutelati". In Florida, dove il Senato, che rifiutò di aiutarla, ha osservato un mi nuto di silenzio in memoria della Schiavo, il governatore Jeb Bush ha manifestato analogo dolore: "Molti oggi piangono nel mondo. Io resto convinto che la morte di Terri apra una finestra attraverso cui vediamo molti problemi irrisolti della nostra società".
Un auspicio analogo è giunto dal Vaticano. Navarro Valls ha denunciato "la fine arbitraria della Schiavo, che ha giustamente sconvolto le nostre coscienze", affermando che è stata "una violazione della sacra natura della vita, cui non può esserci eccezione dal concepimento alla fine naturale", e questo, ha detto "non è solo un principio dell'etica cristiana ma della civiltà umana". Dagli studi di Porta a porta, Berlusconi ha risposto: "In casi simili, penso che soltanto Dio possa decidere. Io non avrei staccato la spina".
L'agonia di Terri Schiavo ha spaccato l'America, la sua morte non l'ha ricompattata. Tom DeLay, capogruppo repubblicano alla Camera, ha accusato "il sistema legale di non proteggere chi ha più bisogno" e, in una velata minaccia a Michael Schiavo, il marito della donna che ne ha deciso la sorte, ha promesso: "Verrà il momento che i responsabili ne risponderanno, ma non oggi. Oggi è il giorno del dolore". Il deputato non ha escluso di chiedere l'incriminazione dei giudici che hanno vietato alla famiglia di riallacciare la spina, compresa la Corte suprema, a maggioranza conservatrice: "Abbiamo una magistratura arrogante, fuori controllo, che si fa beffe del Congresso e del presidente". Si preannuncia un altro capitolo nel dramma di Terri, una battaglia tra l'America dei cultori della vita di Bush e quella, predominante secondo i sondaggi, che si propone di ampliare l'eutanasia tramite i "living will", i testamenti biologici con le disposizioni da seguire in caso di malattie terminali. A nome della seconda, l'ex candidato democratico alla Casa Bianca Jesse Jackson, il tribuno nero che negli ultimi giorni si pronunciò per la salvezza della donna, ha chiesto che Michael Schiavo non sia demonizzato. E oggi, in un editoriale, il New York Times attacca Bush e DeLay: "La cosa più spaventosa è che altri, molto più potenti e meno coinvolti emotivamente della famiglia, hanno pensato che la battaglia avrebbe reso molto in termini politici e spirituali".
Ennio Caretto
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IL CARDINALE MARTINO
"La Casa Bianca poteva fare di più Ha vinto ancora la cultura della morte"
CITTA' DEL VATICANO — "Staccare il tubo era una condanna a morte e ora possiamo dire che la sentenza è stata eseguita" : così il cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio giustizia e pace, commenta la morte di Terri Schiavo. Il cardinale — spesso presentato come critico dell'amministrazione Bush — loda il presidente americano per quanto "ha detto e fatto", ma aggiunge: dovrebbe "fare di più", promuovere cioè una modifica dell'ordinamento che "impedisca il ripetersi di altre analoghe condanne a morte". Eminenza, stavolta il presidente Bush ha "difeso la vita", come lei ama esprimersi...
"Va infatti apprezzata la decisione di interrompere la vacanza per firmare la legge, come va apprezzata la rapidità con cui il Congresso l'aveva approvata. Ma non è bastato e ancora una volta la cultura della morte è prevalsa su quella della vita". "A un ordinamento che lascia ai giudici, in un caso medico, l'ultima parola in materia di vita e di morte. E questo avviene in un Paese in cui le leggi tanto si occupano della sofferenza degli ani mali macellati! E' possibile che in un tale Paese non vi debba essere un mezzo per salvare la vita di una persona ospedalizzata?". "La conclusione straziante della vicenda impone un sussulto di umanità e questo sussulto deve portare l'opinione pubblica a esigere che i politici agiscano. Dopo il fallimento del salvataggio, tocca ai parlamentari e allo stesso presidente proporre nuove regole che permettano di salvare la vita di tante persone che si trovano nella stessa condizione, e si sa che sono migliaia negli Stati Uniti".
Ha trovato qualcosa di buono nella vicenda?
"L'impegno di quanti hanno lottato per evitare che si consumasse quello che oggettivamente si configurava come un omicidio, realizzato per una delle vie più disumane e crudeli, come quella per fame e per sete". "A quanti hanno sentito l'urgenza morale di non assistere inerti a un delitto, per non diventarne complici. Da coloro che hanno piantonato l'ospedale a chi ha manifestato la propria contrarietà in tutto il mondo e in ogni modo. Forse la morte di Terri non sarà inutile se aiuterà la coscienza dell'umanità a rimettere in onore la vita: si potrà dire di lei — con le parole del Vangelo — che solo il seme che muore porta frutto".
Lei ha qualche idea dell'entità di questa presa di coscienza?
"Credo sia vasta. A seguito di qualche parola che avevo detto in materia, mi sono arrivati messaggi da ogni parte, per email e fax, che incoraggiavano a fare qualcosa. Quando ormai Terri era morente, ho ricevuto una lettera che diceva: " Portiamola in Italia, ché qui le leggi obbligano a nutrire i malati"".