Corriere della Sera, 1 aprile 2005
L'ansia nel palazzo apostolico: "Dopo il sondino, si stava riprendendo" - Lo sconcerto del Vaticano - "Stessa infezione di Paolo VI"
di Luigi Accattoli
CITTA' DEL VATICANO — Il Vaticano ha negato per sei ore, finché ha potuto, l'aggravamento del Papa: la conferma della gravissima crisi da parte del portavoce vaticano è arrivata verso le 22.45, mentre le "voci" erano divenute serie — e avevano trovato conferma in ambienti governativi italiani — da oltre un'ora.
Forse avevano pensato davvero — come diceva una delle "voci" — di dare la notizia soltanto questa mattina. Sta di fatto che le autorità vaticane hanno deciso di "parlare" quando ormai la diffusione dell'allarme si era fatta incontenibile.
La spiegazione può essere trovata nello sconcerto: la diagnosi è di "infezione alle vie urinarie" e di tale infezione morì Paolo VI nel 1978, a 81 anni. Un blocco alle stesse "vie" aveva avuto Giovanni Paolo II nel settembre del 2003, che si era poi risolto benignamente, senza ricovero.
Lo sconcerto non dev'essere derivato soltanto dalla gravità clinica del fatto — aggravata psicologicamente dalla memoria infausta di quanto capitato al predecessore — ma anche dal carattere repentino della svolta: perché l'altro ieri Wojtyla si era affacciato, per salutare cinquemila ragazzi che erano sulla piazza e aveva provato a parlare, non riuscendoci, ma dimostrando di essere ben sveglio e determinato.
Poi — sempre mercoledì — c'era stato l'annuncio del sondino nasogastrico e per tutta la giornata di ieri dal Vaticano erano continuate a venire referenze quantomeno rassicuranti, del tipo: "Dopo l'applicazione del sondino, il Santo Padre si sta rimettendo".
In verità si è poi saputo che la crescita della febbre e la scoperta dell'infezione avevano provocato la convocazione, nel pomeriggio, di un consulto medico nell'appartamento privato, che si trova al terzo piano del Palazzo vaticano.
Il Papa era a letto nella stanza d'angolo, che ha cioè una finestra verso piazza San Pietro e due finestre verso Castel Sant'Angelo. Lì l'hanno visitato i medici venuti dal Gemelli, assieme a quelli del Vaticano, guidati da Renato Buzzonetti. La decisione di non portarlo al Gemelli sarebbe stata presa perché la sua situazione era apparsa subito troppo grave, quasi irrecuperabile.
Medici e autorità del Vaticano sono entrati nell'appartamento privato o hanno atteso nelle sue vicinanze nelle ore del gran de allarme. Poco prima di mezzanotte tra le autorità è arrivato anche il governatore dello Stato della Città del Vaticano, il cardinale americano Edmund Szoka.
La condizione del Papa era seria per tanti aspetti, respiratori e di cuore, già prima che all'inizio di febbraio fosse colpito da una grave crisi respiratoria, che rischiò di soffocarlo e costrinse i medici a ricoverarlo d'urgenza, nella notte.
Le cose si erano fatte ancora più gravi all'inizio di marzo, quando un secondo ricovero — per una nuova crisi — costrinse all'inserimento di una cannula nella trachea.
Da quel momento il rischio della vita si era fatto drammatico, benché l'uomo Wojtyla abbia continuato a fare ricorso, imperterrito, alla sua straordinaria tenacia per tentare di recuperare la parola, riuscendoci momentaneamente intorno al 13 marzo e perdendola di nuovo, almeno per quanto si può giudicare dalle apparizioni pubbliche, dopo il rientro in Vaticano.
In tutto questo travaglio, decisivo dev'essere stato — per condurlo alla crisi esplosa ieri — il deperimento generale dell'organismo del Papa, dovuto all'insufficiente alimentazione, a motivo della difficoltà di deglutizione.
Ma probabilmente l'infezione urinaria avrà avuto cause specifiche nella condizione "statica" di Giovanni Paolo II, che dura ormai da quasi due anni: è dall'agosto del 2003 che nessuno l'ha più visto in piedi. Già nel caso di Paolo VI l'infezione urinaria era stata attribuita alla progressiva costrizione a restare a letto o seduto in poltrone.
L'immobilità di Giovanni Paolo II è stata provocata dal morbo di Parkinson, di cui soffre visibilmente da 12 anni. Sempre questo male gli aveva provocato la caduta nel bagno, nell'aprile del 1984, costringendolo all'impianto di una protesi al femore destro e all'uso del bastone.
E così il Papa escursionista è stato progressivamente costretto a vivere seduto. Analogamente quel morbo lo ha a poco a poco privato della parola.