Corriere della Sera, 11 aprile 2005
IN GERMANIA
Portavoce del vescovo l'agente della Stasi che spiava il Vaticano
La diocesi di Treviri informata del suo passato: "E' una questione di riconciliazione"
BERLINO — Era l'uomo della Stasi in Vaticano all'inizio degli anni Ottanta, quando il Papa venuto dall'Est intimoriva il blocco sovietico. È rimasto al servizio della Chiesa cattolica anche oggi, dirigendo l'ufficio stampa del vescovo di Treviri, che, ironia della sorte, si chiama monsignor Marx. A confermare l'esistenza dell'agente "Antonius", per anni diviso tra l'ombra del colonnato di San Pietro e i corridoi del Ministerium für Staatssicherheit (il Ministero della Sicurezza di Stato), a Berlino Est, è Markus Wolf, il leggendario capo dell'intelligence tedesco orientale. In un'intervista al domenicale "Bild am Sonntag" ha descritto come la sua rete tenesse sotto controllo le mosse del Pontefice polacco negli anni chiave dopo l'insediamento e l'attentato. "Antonius", al secolo Alfons W., all'epoca era corrispondente da Roma e da Wiesbaden per l'agenzia di stampa cattolica Kna. Non ha nascosto il suo ruolo, già smascherato dalla desecretazione degli archivi di Berlino Est: "I miei superiori sono a conoscenza del mio passato. Non voglio dire altro", ha dichiarato al settimanale l'ex 007, oggi 61 anni. Per la diocesi di Treviri assumere "Antonius" è stato un gesto di clemenza: "Per noi l'attività di questa persona — ha detto Hans Casel, responsabile della comunicazione — sta sotto il motto ‘riconciliazione’ ".
I primi contatti tra i servizi della Ddr e il giornalista infiltrato risalgono al 1967: del reclutamento "ideologico" si occupò un religioso, il padre benedettino Eugen Brammertz, anch'egli informatore della Stasi con il nome in codice Lichtblick, "Raggio di speranza". Dal giorno del suo arrivo a Roma, "Antonius" trasmise oltre cento rapporti oltre cortina. In una nota inviata il 2 aprile 1981, ad esempio, parlava dei "risultati del viaggio in Asia del Papa rispetto alle relazioni con la Cina"; nell'ottobre dello stesso anno riferiva "l'atteggiamento del Papa e del Vaticano sugli avvenimenti in Polonia", dove erano già in corso gli scioperi di Solidarnosc. "Le informazioni fornite da "Antonius" — sostiene oggi Wolf — avevano un valore limitato, perché era considerato più che altro come un agente per il futuro". Tuttavia è confermato che le notizie da lui riportate venivano puntualmente inoltrate da Berlino al Kgb di Mosca, che lavorava in stretto contatto con la Stasi. Un documento del 1982, stilato dal Ministero della Sicurezza di Stato berlinese al termine di un dibattito congiunto dei due servizi segreti, recita: "È necessario smascherare con ogni mezzo le attività ostili del Vaticano e compromettere in modo particolare l'immagine del Papa, criticando costantemente il suo comportamento". "I responsabili dell'attività di spionaggio presso la Santa Sede — ha spiegato Wolff — erano l'Ungheria e la Polonia. Rispetto a questo, da Mosca non arrivava nessun tipo di limitazione. Noi, da parte nostra, trasmettevamo le informazioni ottenute soltanto quando ci sembravano interessanti. I vari servizi non rivelavano però nulla sulle rispettive fonti".