Corriere della Sera, 13 aprile 2005

INTERVISTA / ALESSIO II

"Il nuovo Papa cambi con Mosca"

Alessio II, patriarca di Mosca e capo di quella Chiesa che ha, in pratica, impedito a Giovanni Paolo II di compiere il viaggio in Russia, dice al Corriere : "Non mi rammarico della mancata visita del Papa, ma dei dissidi fra cattolici e ortodossi. Spero sinceramente che il futuro Pontefice romano dia prova di saggezza e di tatto e cambi la sua politica in Russia"

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"Ora il Vaticano cambi la sua politica in Russia"

Alessio II: "Non mi rammarico della mancata visita del Papa, ma dei dissidi fra cattolici e ortodossi"

"Spero sinceramente che il futuro Pontefice romano dia prova della saggezza e del tatto necessari"

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA — E' il capo di quella Chiesa che ha, in pratica, impedito la realizzazione del grande sogno di Giovanni Paolo II di un viaggio nella cristiana terra di Russia. Ma Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, è sempre stato convinto che nei rapporti tra le due sedi il torto sia sempre stato da una parte sola. Che non era la sua. Dopo la morte del Papa, il Patriarca, che ha 76 anni ed è in carica (anche lui a vita) dal 1990, ha accettato di rispondere ad alcune domande del Corriere.

Come valuta i 26 anni del pontificato di Giovanni Paolo II?

"Soltanto la storia potrà fornire una valutazione completa ed obiettiva sull'attività ecclesiastica del Santo Padre. Le prediche, gli insegnamenti, le parole e i sermoni di Sua Santità non solo hanno rinvigorito nella loro fede i cattolici nelle varie parti del globo, ma hanno testimoniato del cristianesimo in un mondo moderno per nulla semplice, al quale si tenta di imporre l'ideologia della secolarizzazione quasi che non ci fosse alternativa ad essa. Negli ultimi giorni abbiamo tutti visto tanta gente radunarsi in piazza San Pietro per rivolgere una preghiera per il proprio pastore e precettore. Quella preghiera e l'amore dei cattolici ordinari sono il miglior giudizio che si possa dare del servizio pastorale di Giovanni Paolo II".

Ritiene che il Papa abbia contribuito ad avvicinare le due Chiese? Il fatto che lui fosse polacco ha inasprito quei contrasti che non sono ancora sanati?

"Purtroppo nei rapporti reciproci tra le nostre Chiese esistono complicazioni che sono sorte quando a dirigere la Chiesa cattolica romana era Giovanni Paolo II. Credo tuttavia che sarebbe erroneo ridurre tutte le divergenze esclusivamente alla personalità oppure alla nazionalità del Pontefice della Chiesa romana. Le situazioni problematiche e di conflitto di cui si duole il nostro gregge cristiano e di cui risente oggi il dialogo tra ortodossi e cattolici, hanno radici più profonde. Perciò ritengo che la parte cattolica debba manifestare la volontà di accingersi a un lavoro non facile e minuzioso per cambiare radicalmente la sua politica in Russia e in altri paesi della Comunità di Stati indipendenti (ex Urss, n.d.r.)".

Sono ormai passati tanti anni dal crollo del regime comunista. Ma il sogno di Giovanni Paolo II di visitare la Russia e di incontrarsi con Lei non si è realizzato. Ha qualche rammarico?

"Suscita rammarico il fatto che nei rapporti tra le nostre Chiese persistano seri problemi. Ci tengo a sottolineare ancora una volta che visite e incontri dei capi delle Chiese non sono un fine in se stessi. Né iniziative protocollari. Essi debbono avere, al contrario, un'enorme carica di significato, essere simbolo di determinati risultati positivi conseguiti nei rapporti tra le Chiese. Invece nel caso del nostro dialogo con la Chiesa cattolica romana una simile dinamica positiva, purtroppo, non si riscontra per ora".

Personalmente le dispiace di non aver incontrato Giovanni Paolo II col quale era stato anche fissato un appuntamento su terreno neutrale nel 1997 in Austria?

"Indubbiamente mi rincresce che l'incontro a Graz non si sia mai svolto. Devo ricordare che ciò è avvenuto per la riluttanza della parte cattolica, repentinamente dichiarata, a mantenere nella bozza del documento finale concordata in anticipo la condanna del proselitismo e del modo uniate quale metodo per raggiungere l'unità cristiana. Ciò ha privato il nostro incontro di ogni senso, in quanto è proprio il proselitismo tra la popolazione ortodossa uno dei problemi più aspri e dolenti nei nostri reciproci rapporti che richiede la più rapida soluzione possibile".

Qual è il suo giudizio sul Papa come persona?

"Guardo con rispetto alla personalità del defunto Papa Giovanni Paolo II. Il suo servizio nella veste di Santo Padre di una delle più antiche e grandi Chiese si è svolto in tempi di dure prove per l'intero mondo cristiano. I processi che si stanno sviluppando in Europa e nel mondo hanno la tendenza a mettere in dubbio i valori cristiani nei quali molti popoli vivono ormai da oltre duemila anni. Il defunto Papa si è adoperato non poco per ricordare alla moderna civiltà europea la sua provenienza cristiana. E' importante altresì che, malgrado una malattia gravissima, egli non abbia mai lasciato la cura dei suoi fedeli fino agli ultimi giorni della sua vita terrena. Tale devozione per la Chiesa, la ferma speranza in Dio e la sollecitudine per i propri fedeli destano il più sincero rispetto".

Sembra che negli ultimissimi tempi le due Chiese si siano avvicinate. E' ottimista sul superamento di antichi contrasti?

"Reciproco avvicinamento e perfino coincidenza di posizioni su molte questioni che il mondo contemporaneo affronta: secolarizzazione artificialmente imposta, ingiustizia sociale globale, erosione del rispetto per la vita e tante altre. Sono convinto che la nostra collaborazione in questi campi si debba rinforzare e sviluppare. Tuttavia, perché essa abbia la massima efficacia, è necessario superare le divergenze e le perplessità che complicano il nostro dialogo. Anzitutto bisogna rinunciare al proselitismo, ossia alla conversione nella propria fede delle persone che appartengono per battesimo e per tradizione a un'altra Chiesa. La nostra Chiesa è inoltre molto preoccupata per gli insistenti tentativi dei greco-cattolici ucraini di trapiantare le parrocchie uniati nelle regioni in cui non sono mai esistite, di esercitare la missione tra la popolazione ortodossa dell'Ucraina, di istituire in quel paese un patriarcato e di trasferire la propria sede da Leopoli a Kiev dove la maggioranza della popolazione credente è costituita da ortodossi".

Che cosa dovrà deve fare il Papa che verrà eletto dal Conclave?

"Spero sinceramente che il prossimo Santo Padre della Chiesa cattolica romana contribuisca allo sviluppo dei rapporti con la Chiesa ortodossa russa in una direzione positiva, dia prova della saggezza e del tatto necessari. Nonché della aspirazione a un reale appianamento di tutte le complicazioni che ostacolano il miglioramento dei nostri reciproci legami. Questo è ciò che è in grado di aprire davanti alle nostre Chiese una nuova epoca di relazioni in cui la testimonianza congiunta di fronte al mondo della fede e dei valori cristiani occuperà il posto predominante".

In che direzione si sta muovendo la Russia? Si parla di ripresa dell'autoritarismo. Qual è il pensiero della Chiesa ortodossa?

"I due decenni trascorsi sono stati un periodo complesso per il popolo della Russia. Il regime totalitario apostata se n'è andato e il paese ha scelto la via di un assetto politico sulle basi della democrazia. Però dobbiamo tuttora superare non solo le conseguenze dell'epoca senza Dio, ma anche del successivo periodo di inebriamento di una libertà talvolta concepita come permissivismo, come assenza di qualsivoglia impegno davanti alla società e ai prossimi. Geograficamente la Russia si estende su territori vasti e lontani l'uno dall'altro, il cui governo rappresenta un processo di gran lunga più difficile che non, ad esempio, quello di un piccolo paese europeo. In Russia vivono fianco a fianco rappresentanti di tantissime etnie e anche questo richiede ai politici saggezza e tatto straordinario. Mi sembra che i cambiamenti dell'assetto politico sono diretti a mettere in piedi istituti del potere laico tali da contribuire a che in Russia appaia una forma di entità statale perfettamente accettabile per il paese. Non dimentichiamo neppure il problema della sicurezza legato alla minaccia del terrorismo, alla criminalità, alla corruzione. Tutto ciò esige un consolidamento della forza del potere e del popolo, un sostegno all'esercito e alle istituzioni preposte alla tutela della legge. Il tempo delle trasformazioni politiche si è portato dietro, nella nostra vita, non pochi sconvolgimenti economici e sociali i quali spesso non lasciano all'uomo la possibilità di comprendere quanto gli accade, di acquisire saldi punti di riferimento morali. In questa situazione, appare lecito il desiderio del popolo di ottenere una certa stabilità che può e deve essere garantita dallo Stato. Naturalmente per la Chiesa ortodossa russa appare più importante la componente morale del processo di rinascita della Patria. Non siamo in grado di trasformare in un baleno il mondo circostante ma possiamo usare tutte le nostre forze per confermare la gente nella moralità cristiana, per illuminarla con la fede in Dio, per coinvolgerla nella vita della Chiesa".

Fabrizio Dragosei

IL RICONOSCIMENTO

Il Santo Padre ha testimoniato il Cristianesimo in un mondo moderno per nulla semplice

LA RICHIESTA

Anzitutto si deve rinunciare al proselitismo, a convertire fedeli di un'altra Chiesa

IL COMPITO

Dobbiamo superare non solo l'ateismo, ma anche la libertà intesa come permissivismo

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POLITICA religiosa

La restituzione della Madonna

Nell'agosto del 2004 Papa Giovanni Paolo II restituisce alla Chiesa russa l'icona della Madonna di Kazan: il dipinto, realizzato nel 1730, è tornato in Russia dopo oltre cento anni di permanenza in Occidente

Il problema degli uniati

Il principale motivo di contenzioso fra ortodossi e cattolici è costituito dall'attività della Chiesa cattolica di rito greco (nota anche come Chiesa uniate) che opera soprattutto in Ucraina e che Mosca accusa di proselitismo

Le relazioni con il Cremlino

Dopo la caduta del comunismo c'è stato un progressivo riavvicinamento della Chiesa ortodossa e delle autorità russe: l'aperto sostegno della Chiesa è una delle principali fonti di legittimazione del presidente Vladimir Putin