Corriere della Sera, 21 aprile 2005

L'ira della Turchia: Ratzinger è contro di noi

I giornali accusano: il Papa non ci vuole in Europa. Il premier Erdogan sperava in Tettamanzi

di Antonio Ferrari

"Il nuovo Papa è contro la Turchia". Possono variare i toni delle corrispondenze, le tesi degli editoriali e la scelta dei dettagli biografici, ma è questo il titolo di quasi tutti i mass media del Paese.

I giornali, le televisioni e le radio, che hanno seguito l'elezione con un interesse e un tifo mai registrati in passato, erano pronti ad accogliere con simpatia, almeno rispettosamente, qualsiasi eletto. Tutti meno uno: Joseph Ratzinger, che in un'intervista al Figaro magazine, l'anno scorso, aveva definito "grave errore" e "passo antistorico" la decisione di aprire le porte dell'Ue alla Turchia. Nel vistoso sommario in prima pagina del quotidiano Sabah, si legge che "il mondo cattolico ha eletto Papa l'ex nazista tedesco Ratzinger", che nelle pagine interne viene presentato come un leader duro e intransigente, che "da ragazzo fece parte della gioventù hitleriana", che è vicino all'Opus Dei e che vuol sradicare la massoneria dal Vaticano.

Alla vigilia del Conclave, durante una riunione dell'esecutivo dell'Akp, il partito islamico moderato della Giustizia e dello Sviluppo che in parlamento dispone di quasi due terzi dei seggi, si era discusso di tutti i grandi temi internazionali, partendo appunto dall'elezione del successore di Giovanni Paolo II, che anche in Turchia era popolarissimo. Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan aveva spiegato ai collaboratori che le sue prefe renze andavano ad un candidato "italiano, moderato e imparziale" : l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che gran parte della stampa indicava tra i favoriti. Erdogan è un conservatore e l'idea di un Papa terzomondista non lo affascinava. Più di una volta aveva espresso giudizi lusinghieri su Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, del quale aveva pubblicamente riconosciuto "il grande coraggio d'essersi opposto fermamente alla guerra all'Iraq". Ma il timore del premier era che i porporati eleggessero il candidato "che era la nostra ultima scelta", cioè Ratzinger, come scrive il quotidiano liberale Radikal. Per almeno due ragioni: il futuro Papa aveva sostenuto che, invece di entrare a pieno titolo nell'Ue sarebbe stato meglio un accordo di partnership privilegiata, che Ankara ha sempre respinto; e aveva accostato la Turchia al confinante mondo arabo, riconoscendole un ruolo di leadership musulmana regionale.

Prima di partire per l'Afghanistan, in visita ufficiale, Erdogan, che ha chiamato Papa Ratzinger con il rispettoso titolo di Sayan, ha celato il suo disappunto sostenendo che "in passato, da cardi nale, aveva espresso opinioni personali, ma che da ora in avanti la sua retorica potrebbe cambiare. Le responsabilità producono cambiamenti. Mi auguro di vedere questi cambiamenti in futuro. Accade anche in politica, come ben sapete". Per concludere con una frase tagliente: "L'Ue è un'istituzione laica, le decisioni le prendono i 25 Paesi che la compongono, e tra essi non c'è il Vaticano". Certo, per la Turchia, che il 3 ottobre comincerà il lungo cammino per l'ingresso nell'Ue, i problemi si moltiplicano.

Ankara teme le ricadute del referendum francese sulla costituzione europea; teme le riserve politiche tedesche. E ora attende con ansia i primi passi del nuovo Pontefice, al quale il presidente della repubblica Sezer, lo stesso Erdogan e il ministro degli esteri Gul hanno inviato congratulazioni.

La forma è salva.