Avvenire, 4 maggio 2005

Curiosando tra le usanze di quel Paese

La nostra vicina Svizzera così noiosa, così eccitante

Maurizio Blondet

Gli italiani ritengono la Svizzera un paese noioso, e con qualche ragione. Forse qualcuno avrebbe cambiato idea se fosse capitato la settimana scorsa ad Appenzell, alla votazione annuale che si tiene in piazza dal 1404, quasi senza interruzioni. Parecchi elettori maschi cingevano una spada, cimelio di famiglia, come prova del loro diritto al voto, secondo l'antica idea di democrazia: chi è pronto a battersi per la sua terra, ha diritto a deciderne il destino. Le donne, che hanno conquistato il voto da pochi anni, e altri residenti senza spada, avevano un cartellino giallo che indicava il loro diritto. Presenti tremila, che hanno votato, come da 600 anni, per alzata di mano. Fra l'altro, hanno respinto la proposta di costruire un'aiuola spartitraffico in una strada rurale: il costo, 194 mila euro, è parso eccessivo ai cittadini. Anche questa è l'originaria idea di democrazia: istituzione borghese e perciò attenta alla spesa pubblica, fino alla taccagneria.

A St. Moritz, probabilmente il luogo più ricco del pianeta, dove occorre respingere le folle di miliardari desiderosi di costruirvi la villa, accade questo: il presidente del cantone, appena eletto, è andato personalmente in Francia a trattare la fornitura di energia elettrica, strappando uno sconto rispetto alle aziende elettriche svizzere. E poi, dovendo assumere un maestro e un pompiere, con inserzioni sui giornali della Confederazione ha trovato un maestro che fosse disposto a fare "anche" il pompiere. Ragionando, non a torto, che spegnere gli incendi non è un lavoro a tempo pieno.

A proposito: forse non tutti sanno che in Svizzera anche il potere legislativo non è un mestiere a tempo pieno. Il Parlamento federale si riunisce due mesi l'anno, una in autunno e una in primavera. Gli eletti sono dunque normali cittadini, professionisti ma anche agricoltori e operai, che prendono un'aspettativa per le tre settimane in cui dura ognuna delle due sessioni: non politici di professione ma esecutori di un dovere civico. Il tempo ristretto limita il numero delle leggi varate, cosa di cui nessuno pare lamentarsi. Per il resto dell'anno governa il governo federale, ossia il potere esecutivo. Ma non si creda che la vita del parlamentare elvetico sia tutta rose e fiori.

Di recente, la constatazione che i discorsi dei deputati stavano scadendo in qualità oratoria e culturale, ha portato all'approvazione di una norma che obbliga - dico obbliga - i deputati a leggere due libri al mese. A loro scelta. Ma con l'obbligo - dico l'obbligo - di inserire citazioni da quei libri nelle loro successive allocuzioni parlamentari. Personale specializzato (professori di scuola) assiste i deputati incerti sulle loro letture. S'è così scoperto che due rappresentanti del popolo sono analfabeti: cosa non così scandalosa, visto che persino a Zurigo 10 abitanti su 100 risultano analfabeti di ritorno, e che i vaccari dei pascoli alti, essendo sovrani, hanno il sovrano diritto a scegliersi rappresentanti loro pari. Il punto è che nemmeno i due sono stati esentati dalla norma generale: il personale specializzato li fornisce di audiocassette di libri da ascoltare e da cui trarre le citazioni. Per noi la Svizzera è noiosa, ed è vero in generale. Ma in certi particolari, ammettiamolo, è addirittura eccitante.