Corriere della Sera, 8 maggio 2005
Benedetto XVI si è insediato come vescovo di Roma in San Giovanni in Laterano
"L'essere umano è inviolabile dal concepimento alla morte"
Il Papa: nessuna libertà di uccidere. "Non sono un sovrano assoluto"
CITTÀ DEL VATICANO Papa Benedetto ieri si è "insediato" come vescovo di Roma e ha toccato tutte le corde della sua cetra. "Aiuta la mia inesperienza", ha chiesto alla Vergine. Ha rassicurato chi lo guarda con sospetto: "Il papa non è un sovrano assoluto". Ma il massimo di applausi l'ha ottenuto affermando con forza "l'inviolabilità dell'essere umano dal concepimento fino alla morte naturale". Papa Ratzinger che ha parlato durante la celebrazione di insediamento in San Giovanni in Laterano non ha fatto riferimento alla legge sulla fecondazione assistita e al referendum del 12 giugno, ma si è capito che a suo tempo non avrà remore a farlo, quel riferimento. Per esempio il 30 maggio, quando parlerà ai vescovi italiani. Ieri ha citato la questione come un esempio del dovere del papa di "vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all'obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte a ogni opportunismo".
Il riferimento al predecessore è arrivato a questo punto: "Lo fece Papa Giovanni Paolo II, quando, davanti a tutti i tentativi, apparentemente benevoli verso l'uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, sottolineò in modo inequivocabile l'inviolabilità dell'essere umano, l'inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce l'essere umano in schiavitù".
Poco prima il Papa tedesco aveva parlato un linguaggio suadente, teso a guadagnare un'attenzione non prevenuta da chi lo contesta a partire dalla sua patria d'origine come uomo autoritario. Aveva riconosciuto che la "potestà di insegnamento" del Papa "spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa", i quali "si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero". Aveva provato a rassicurare tutti: "Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Egli non deve proclamare le proprie idee".
Come si compongono le due affermazioni, riguardanti il "servizio" e i pronunciamenti "inequivocabili" ? Benedetto XVI ha descritto il modo della composizione con parole forti, lasciando intravedere che pontefice sarà, quanto alla difesa della dottrina: "Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Su di lui incombe la responsabilità di far sì che la Parola di Dio continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode".
Il rito era di grande suggestione, con il Papa che saliva in due tempi i gradini della "cattedra", mentre il cardinale vicario Ruini affermava che la Chiesa di Roma "gioisce" per l'insediamento del nuovo pastore. Rientrando in Vaticano, il Papa si è fermato a Santa Maria Maggiore, dove accolto dall'arciprete cardinale Law, trasferito a Roma dopo che si era dimesso dalla diocesi di Boston in seguito allo scandalo dei preti pedofili ha "reso omaggio" all'icona della Vergine detta "Salus populi romani" (Salvezza del popolo di Roma). "Conduci sino al porto la barca della Chiesa, scansando gli scogli e vincendo i marosi", ha detto e ha chiesto aiuto per la sua "inesperienza", implorando la Vergine di "custodire" la città: "conforta chi vi giunge senza tetto né difesa ed estendi a tutti il tuo sostegno". Si è intuito che le parole più belle il nuovo Papa le dirà con le preghiere.
Luigi Accatoli