Corriere della Sera, 10 maggio

A Bruxelles si discute sull'opportunità di partecipare: l'Ue è in una fase di "tregua" con l'Avana dopo due anni di tensione

Riunione in giardino per sfidare Castro

A Cuba primo incontro pubblico dei dissidenti il 20 maggio. L'imbarazzo degli invitati europei

RIO DE JANEIRO — Appuntamento nel giardino di una casa privata, alle porte dell'Avana, il 20 maggio. Un po’di tam tam mediatico, clandestino e via Internet. E dita incrociate degli organizzatori, per vedere quel che succederà.

La prima riunione pubblica organizzata da dissidenti in 46 anni di regime di Fidel Castro promette di far storia, ma resta un'incognita. Il governo cubano ha due possibilità: reprimere con la forza o lasciar svolgere quella che si definisce la "prima Assemblea per promuovere la società civile a Cuba". Le diplomazie straniere stanno discutendo come rispondere agli appelli degli organizzatori.

E i cubani contrari al regime, e tra loro quei pochissimi a conoscenza dell'iniziativa, si interrogano se sia il caso di correre il rischio di presentarsi a casa di Felix Bonnè, nella cittadina di Boyeros. Sull'imbarazzo suscitato a 360 gradi punta l'economista Martha Beatriz Roque, animatrice della riunione.

La donna rischia parecchio. È stata scarcerata lo scorso luglio, per motivi di salute. Arrestata nella famosa retata dei 75 di due anni fa, ha ancora sul capo una condanna a 20 anni per complotto contro lo Stato.

La mossa più audace degli organizzatori è stata quella di mandare all'estero centinaia di inviti. Hanno ricevuto un appello a partecipare molti parlamentari, esponenti di associazioni per i diritti umani e simboli di lotta contro le dittature, come Lech Walesa e Vaclav Havel. Lettere sono state recapitate anche alle rappresentanze diplomatiche all'Avana.

Quanti dall'estero risponderanno davvero all’invito, sfidando l'ira del governo di Fidel Castro? Il tema è in discussione in questi giorni tra gli organi della cooperazione politica europea, a Bruxelles.

"L'Italia ha suggerito l'opportunità di una posizione comune", si limita a riferire il nostro ambasciatore all'Avana, Elio Menzione. La questione è estremamente delicata.

Per varie ragioni. La riunione è convocata da un'organizzazione ritenuta illegale dal governo cubano. Non rappresenta la totalità della dissidenza cubana, e forse nemmeno la maggioranza. Infine, l'aspetto più rilevante, tra Europa e Cuba vige una tregua.Dopo due anni di tensioni, lo scorso gennaio è stata disinnescata la cosiddetta "guerra dei cocktail", provocata dagli inviti ai dissidenti in occasione delle feste nazionali nelle ambasciate all'Avana. Castro aveva tuonato contro l'iniziativa, arrivando a organizzare una marcia persino sotto le finestre della nostra ambasciata. Poi, grazie alla mediazione di Madrid, l'iniziativa è stata sospesa.

Appare difficile pertanto che l'Europa decida ora di rompere la tregua aderendo apertamente all'iniziativa del 20 maggio.

La portata e la rappresentatività dell'evento hanno suscitato dubbi all’interno della dissidenza.

La Roque parla di 365 gruppi aderenti e si augura di riunire qualche centinaio di persone. Nega l'aiuto finanziario degli Usa e parla di colletta all'estero per coprire le spese. Ma è contrario Oswaldo Payá, leader del Movimento cristiano di liberazione, ideatore del progetto Varela di transizione pacifica; non si è manifestato il poeta Raul Rivero; non parteciperà il gruppo "Arco progressista" di Manuel Cuesta Morua. Molti credono che la strada per il cambiamento a Cuba passi attraverso il dialogo con il regime, non lo scontro. Altri sono rassegnati all'attesa della scomparsa di Fidel Castro prima di vedere Cuba incamminarsi sulla strada della democrazia.

La stessa potente diaspora cubana a Miami è cauta. I giornali della Florida in lingua spagnola, pesantemente anticastristi, hanno dato finora poco spazio all'iniziativa.

Qualcuno teme che un eventuale flop offra il destro al regime per dimostrare che il dissenso sull’isola non esiste. Trentacinque madri e mogli di prigionieri politici hanno avvertito che l'onda di repressione che il meeting può scatenare complicherebbe la situazione dei propri familiari. E’ di ieri l'ultima denuncia di Elizardo Sanchez, presidente della Commissione per i diritti umani: 400 adolescenti e giovani cubani arrestati dall'inizio dell'anno "senza aver commesso alcun reato", nell'ambito di un'azione di "pulizia sociale" denominata "Operazione contenimento".

Rocco Cotroneo