Corriere della Sera, 10 maggio

1945-2005 CELEBRAZIONI A MOSCA

Bush convince il Cremlino a togliere il ritratto di Stalin

Il presidente Usa in Georgia: "Battaglia per la democrazia in tutta la regione"

DAL NOSTRO INVIATO

TBILISI — Dalla Piazza Rossa alla Piazza della Libertà: con un discorso davanti a centomila persone, George W. Bush indicherà oggi la Georgia, sottrattasi alla influenza del Cremlino con la rivoluzione delle rose del 2003, come un esempio di democrazia per le ex Repubbliche sovietiche non ancora libere. Il primo presidente degli Stati Uniti a visitare la patria di Stalin chiederà anche, in pubblico, che Putin ritiri le sue truppe, come fece domenica in privato nella dacia fuori Mosca, e inviterà alla Casa Bianca il presidente georgiano Mikhail Saakashvili.

Dopo il "George and Vladimir show", lo sfoggio moscovita dei loro stretti rapporti personali e politici, i leader americano e russo torneranno così al confronto della settimana scorsa a Riga sulle colpe dello stalinismo e sul dovere morale della lotta alle tirannie. Nel Paese che diede i natali a uno dei più feroci tiranni della storia, Bush concluderà il viaggio in Europa come lo iniziò: con un appello a esportare l'indipendenza e la libertà in quella che fu l'Urss, l'appello più sgradito a Putin, secondo cui "la democrazia non si esporta, nasce dal di dentro".

In un'intervista alla tv georgiana, Bush ha cercato di placare le ansie del Cremlino osservando che "l'America, la Russia e la Georgia formano un fronte comune nella lotta al terrorismo", possono cioè collaborare, e insistendo sui diritti delle minoranze russe nei Baltici. Ma il segretario di Stato Condoleezza Rice ha riferito che il presidente ha invitato Putin ad accettare Paesi democratici ai confini russi "perché essi sono amici e non fanno guerre". E Scott McClellan, il portavoce della Casa Bianca, ha definito la Georgia "un faro di libertà per la regione e il mondo, un modello di coraggio". Saakashvili ha dichiarato che "la Georgia è orgogliosa di dividere, spalla a spalla con l'America, il dono della democrazia coi vicini". In un'intervista al quotidiano francese Le Monde, il presidente georgiano ha smentito che la Cia fomentò la rivoluzione delle rose: "Fu una rivoluzione popolare". A Tbilisi, dove è arrivato ieri sera, Bush, che nel 2003 appoggiò Saakashvili, un intellettuale formatosi nelle università americane, è stato accolto con gli onori con cui l'antica provincia russa accoglieva l'imperatrice Caterina: con il suo volto su manifesti giganteschi e con cartelli inneggianti agli Stati Uniti. Sandra Roelof, la first lady georgiana, lo ha salutato con un mazzo di rose, e un coro folcloristico ha danzato e cantato per lui sotto uno striscione che diceva "Celebrare la libertà e la democrazia". Ma l'entusiasmo popolare non ha spinto George W., il liberatore americano, a rompere il ritegno mostrato per tutta la giornata a Mosca. Al Cremlino, alle celebrazioni della vittoria sul nazismo, in un tacito armistizio nella disputa sui Balcani, la Bielorussia, la Georgia e la Moldavia, Bush ha fatto del suo meglio per non rovinare l'ora magica di Putin. Ha scherzato con lui sotto la pioggia, ha deposto una corona di garofani sulla tomba del milite ignoto, e al banchetto ha abbracciato gli anziani eroi russi della "Grande guerra patriottica". Ha evitato d'incrociare nemici dichiarati come il presidente bielorusso Lukashenko.

Nel ‘95 a Mosca, nel cinquantenario della vittoria, il presidente Clinton boicottò la parata militare per protesta contro la repressione in Cecenia. E’ possibile che negli Stati Uniti l'immagine di Bush sullo fondo dei soldati e le bandiere rosse con la falce e il martello lo danneggi: egli stesso deve essersi sentito a disagio davanti a un evento che ricordava la superpotenza sovietica. Ma la principale preoccupazione della Casa Bianca ieri è stata di dissipare l'impressione che il feeling tra George e Vladimir sia mutato. Un portavoce ha riferito che il presidente russo ha condotto Bush, notoriamente religioso, nella sua nuova cappella privata presso la dacia, dove avrebbero pregato brevemente insieme. Più significativamente, la Casa Bianca non ha fornito ai giornalisti le minute del colloquio di Bush con i leader della società civile russa. Sono stati questi ultimi a rivelare che il presidente americano ha promesso di aiutarli nella difesa dei diritti umani. Ha affermato Liudmila Alexeeva del Gruppo Helsinki: "In Russia la situazione è migliore che ai tempi dell'Urss, ma è peggiore di due anni fa. Ne abbiamo edotto Bush".

Il basso profilo del presidente Usa a Mosca pare essere scaturito da un compromesso all'ultimo minuto. In cambio del suo silenzio, Putin avrebbe fatto togliere il ritratto di Stalin dalla Piazza Rossa e non avrebbe fatto sfilare il primo carro armato che nel ‘45 arrivò a Berlino.

Ennio Caretto