Corriere della Sera, 10 maggio 2005
Il palco dei potenti
Un’adunata di successo che non maschera le crisi
La mummia di Lenin nascosta dietro un cartellone. Ma dall’Iraq alla Nord Corea restano i contrasti
MOSCA - Il momento culminante della parata della Vittoria, il 24 giugno 1945, giunse quando i soldati sovietici reduci dal fronte gettarono le lacere bandiere del Terzo Reich ai piedi del mausoleo di Lenin e di uno Stalin trionfante che si affacciava dalla sua balconata. Sessant’anni dopo, non poteva ovviamente accadere nulla di simile. Putin e Schröder hanno entrambi esaltato l’"esemplare riconciliazione" tra i loro Paesi, Bush è stato il primo Presidente americano ad assistere a una parata militare sulla Piazza Rossa, la salma di Stalin giace discretamente sotto le mura del Cremlino e nella sfilata commemorativa nulla è stato concesso alla sua immagine.
E il mausoleo di Lenin? Anche per lui ieri c'è stata una prima volta, perché mai la presenza del corpo imbalsamato di Vladimir Ilic era stata così ben nascosta. Chissà, forse Putin ha voluto risparmiare a Bush l'imbarazzo di una vicinanza che le telecamere avrebbero certo colto. Oppure il Presidente russo ha agito di propria iniziativa, per non gettare altro olio sul fuoco delle polemiche storiche di questi giorni. Fatto sta che ieri il mausoleo è interamente scomparso dietro un enorme cartellone celebrativo con stella bianca su fondo rosso, e soltanto le riprese televisive dagli elicotteri, durante la parata, rivelavano l'immutata presenza dei suoi marmi bruni e grigi.
Il successo di una adunata di Potenti, forse, si ottiene anche così. E di successo indubbiamente si è trattato, perché le due memorie storiche di russi e occidentali si sono fuse per qualche ora in una emozione comune, perché le promesse di collaborazione e di amicizia hanno avuto il sopravvento sulla miriade di dissapori che pure covava sotto le tribune. E anche perché Putin ha potuto ribadire la sua tesi sull'equivalenza tra nazismo e terrorismo senza che i ceceni, che lo scorso anno celebrarono il 9 maggio uccidendo il proconsole di Mosca a Grozny, venissero a umiliarlo con un temutissimo attentato. L’assemblea si è poi sciolta alla svelta, come se la realtà avesse fretta di ristabilire il suo primato. Sul tavolo del dopo-celebrazioni c’è l’emergenza Corea del Nord, che si vuole riportare al negoziato più che mai mentre si ritiene vicino il lancio di prova di un suo missile nucleare e dopo che l'Onu le ha attribuito il possesso di almeno sei ordigni atomici. Al versante antiproliferazione appartiene anche la priorità Iran, con gli europei che continuano a trattare senza grandi risultati, i russi che aiutano Teheran ma garantiscono l'uso soltanto civile delle potenzialità atomiche che forniscono, e gli americani scettici verso gli sforzi europei e "contenti" per mancanza di alternative delle assicurazioni di Putin.
Poi beninteso c'è l'Iraq, dove il Cremlino chiede a Bush di fissare sin d'ora un calendario per il ritiro. C'è l'Ucraina sfuggita di mano, per la cui adesione alla Nato i russi vorrebbero tempi ragionevolmente lunghi. C'è la presunta "manovra a tenaglia" promossa da Washington per isolare la Russia, con gli occhi protettivi di Mosca puntati non senza imbarazzo sulla Bielorussia "ultima dittatura d'Europa" e, a più lungo termine, sul serbatoio petrolifero del Kazakhstan. E ci sono, in senso inverso, gli occhi irritati degli occidentali, degli americani in particolare, puntati su Mosca nell'attesa della sentenza che tra una settimana dovrebbe decidere della sorte di Mikhail Khodorkovsky, l’ex magnate dell'oro nero in carcere da un anno e mezzo per aver commesso l'errore di mischiare business e politica.
Nel frattempo la Russia proseguirà la sua marcia di avvicinamento alla Wto, amplierà domani la sua collaborazione con l’Unione Europea in settori che vanno dall’economia alla sicurezza, e preparerà la sua partecipazione al G-8 di luglio in Scozia in attesa di ospitare quello dell'anno prossimo. Forse anche per Lenin è stato meglio non vedere.
Franco Venturini