Corriere della Sera, 13 maggio 2005
Parigi in rivolta per la Pentecoste soppressa
Il governo cancella la festività per destinare fondi ad anziani e handicappati. Raffica di scioperi per difendere il "ponte". Il 60% dei cittadini contrario al provvedimento. Lunedì la giornata di solidarietà rischia di trasformarsi in uno scontro. Scuole aperte ma deserte. Chiusi molti municipi amministrati dalla sinistra. Servizi pubblici a singhiozzo
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Nel Paese che lavora di meno e dove si fanno più vacanze al mondo, la soppressione di un giorno festivo — il prossimo lunedì di Pentecoste — è considerata un attacco a diritti sociali acquisiti. Così, la Repubblica della "fraternité" è sul piede di guerra, proclama scioperi contro il governo, respinge l'appello alla solidarietà: sacro principio, purché non tocchi le tasche di nessuno. Il primo ministro, Jean Pierre Raffarin, è deciso a far rispettare il provvedimento, ma la rivolta sociale, le astensioni dal lavoro nel settore pubblico e la confusione di disposizioni nei diversi settori, rischia di vanificarne gli effetti e di rafforzare — alla vigilia del referendum sul trattato costituzionale — quella parte di opinione pubblica che paventa una deriva liberista dell'Europa.
Eppure le intenzioni erano nobili e nessuno, nel governo, aveva evidentemente valutato l'egoismo dei francesi e fino a che punto le chiusure corporative possono frenare, oltre che le riforme strutturali, i tanti auspicati cambi di mentalità. Il modello francese resiste e chi ne fa parte non accetta modifiche. La soppressione della Pentecoste avrebbe dovuto generare, fra contributi sociali e fiscali, circa due miliardi e mezzo di euro da destinare a un fondo per l'assistenza agli anziani e agli handicappati. La tragedia dell'estate del 2003, quando l'eccezionale calura provocò la morte di almeno quindicimila anziani, aveva posto l'urgenza di reperire risorse per migliorare i centri di accoglienza e l'assistenza a domicilio.
Il provvedimento è stato contestato dai sindacati e dall'opposizione, ma al giudizio di partiti e categorie si è saldata la resistenza dell'opinione pubblica, dagli studenti alle famiglie fino ai cittadini qualsiasi che, almeno al sessanta per cento, sono decisi a difendere il tradizionale "ponte". La giornata della solidarietà si annuncia quindi come una giornata di guerra che attraversa persino le istituzioni e i governi locali, a seconda del colore delle amministrazioni: aperto il parlamento, ma chiusi o a singhiozzo molti municipi della sinistra; aperte le scuole, ma a casa studenti, in sciopero insegnanti e decisi ad andare al mare i genitori. E siccome il grottesco non ha limiti i tassisti e i medici decidono di applicare tariffe festive.
Le ripercussioni più forti sono previste nei servizi pubblici, anche se questa volta il governo sembra deciso a trattenere la giornata di sciopero. I sindacati dei trasporti urbani hanno annunciato scioperi di tre ore lunedì e di otto ore martedì. Incrociano le braccia i lavoratori dei trasporti in quaranta province.
Astensioni sono proclamate alle poste e nelle aziende del gas e dell'elettricità. Le Ferrovie hanno tentato una mediazione: mantenere il giorno di vacanza ripartendo il tempo lavorato supplementare nell'arco dell'anno. Risultato, un minuto e 52 secondi di lavoro in più, il tempo di (…), ma anche questo sacrificio sembra inaccettabile a molti ferrovieri. Anche la burocrazia è contro il provvedimento e annuncia una giornata di mobilitazione. Soltanto l'esercito sembra accettare l'ordine: aboliti i permessi e lavoro normale secondo disposizioni dello Stato maggiore.
La soppressione della Pentecoste sembra avere successo nei grandi magazzini che hanno lanciato una campagna pubblicitaria per l'apertura, ma in molti casi i dipendenti sono stati convinti dal pagamento di premi straordinari. Le banche hanno avviato accordi separati con risultati contrastanti: si calcola che poco più della metà degli sportelli resteranno aperti al pubblico. Il lavoro dovrebbe essere regolare nella maggioranza delle imprese, dove la mobilitazione sindacale è più scarsa, essendo che le giornata di sciopero vengono trattenute. Tuttavia non mancano riserve anche in seno alla Confindustria, che ritiene il provvedimento poco equo (essendo che la solidarietà viene di fatto pagata da imprese e lavoratori).
In definitiva, un rompicapo per il governo e un nuovo smacco per Jean Pierre Raffarin, sempre più parafulmine del malcontento sociale.
La guerra di Pentecoste si somma alle proteste per la revisione della legge sulle 35 ore e all'inquietudine per la disoccupazione, ormai oltre il 10 per cento. Il calendario non aiuta il governo, essendo il primo maggio e il giorno della vittoria caduti di domenica. Quindi, lotta dura per il "ponte", come dice il comitato "amici del lunedì". Ma siamo solo alla prima puntata del feuilleton: prima o poi, il governo dovrà decidere le nuove festività religiose in omaggio alle altre confessioni. Una promessa fatta all'indomani della legge sulla laicità della Republique.
Massimo Nava
LA CELEBRAZIONE
La discesa dello Spirito Santo
La Pentecoste cade 50 giorni dopo la Pasqua; il suo nome deriva dalla parola greca pentekoste, che significa appunto cinquantesimo. Nella tradizione cristiana è la solenne commemorazione della discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli raccolti nel cenacolo.
Come predetto da Gesù, lo Spirito Santo, in forma di lingue di fuoco, scese su di loro trasformandoli da uomini semplici e ignoranti in abili e sapienti oratori.