Avvenire, 18 maggio 2005
Monsignor Lajolo al vertice dei capi di Stato di Varsavia
"L'Europa rispetti la libertà religiosa e di coscienza"
VARSAVIA. L'Europa, "per operare come fattore di pace e di civiltà nel mondo" deve essere "animata da alcuni valori fondamentali": promozione dei diritti umani e "in primo luogo della libertà di coscienza e religione"; "ricerca del bene comune in spirito di solidarietà "; "rispetto delle identità nazionali e culturali". Lo ha affermato la Santa Sede a Varsavia, in occasione del terzo vertice dei capi dei Stato e di governo del Consiglio d'Europa che al termine ha approvato la "dichiarazione di Varsavia", una dichiarazione di principi per rilanciare l'azione del Consiglio d'Europa. Il segretario per il rapporto con gli Stati del Vaticano, monsignor Giovanni Lajolo, parlando a Varsavia, ha sottolineato come l'attuale Papa abbia scelto il suo nome "anche per ricordare un grande artefice della civiltà europea", Papa Benedetto XV. I valori indicati da Lajolo "sono da tutti condivisi" ma devono "avere concretezza". E per questo la Santa Sede ricorda che "il ruolo preminente che il cristianesimo ha avuto nel formare e arricchire il patrimonio europeo, culturale, religioso e umanistico, è a tutti ben noto e non può essere ignorato". La Santa Sede ricorda anche "l'esigenza che il principio di uguaglianza non torni a scapito della tutela della legittima diversità" e "l'esigenza che il principio di libertà individuale non venga svincolato dal suo naturale inserimento nella totalità delle relazioni sociali". Lajolo ha anche indicato le "sfide dei grandi problemi ereditati dal secolo XX: la minaccia nucleare, i fondamentalismi politico-religiosi, i fenomeni migratori e alcune situazioni di instabilità".