SIR (Servizio d'Informazione Religiosa della Cei), 26 maggio 2005

10:21 - CONGRESSO EUCARISTICO: LA CHIESA GRECO-CATTOLICA RUMENA, TRARRE "FORZA" DALLE "PERSECUZIONI" PER REALIZZARE "IL SOGNO DELL’UNITA’"

"Ho avuto l’onore di essere stato imprigionato". Così padre Ioan Bota, prete greco-cattolico rumeno, ha raccontato le "persecuzioni" subite dalla sua chiesa durante il regime comunista. Portando a Bari una testimonianza personale sugli anni in cui lui stesso è stato rinchiuso in carcere durante il regime di Ceaucescu, il prete ha ricordato che in Romania la Chiesa cattolica è passata dai due milioni dei fedeli ai 300mila di oggi, e che più di duemila chiese sono state distrutte. "Senza la forza di Dio e le preghiere di tutte le chiese non avremmo potuto resistere. Abbiamo sopportato tantissime sofferenze, ora vogliano tornare ad essere due milioni". A partire dalla "forza" trasmessa ancora oggi dai sette vescovi rumeni vittime delle persecuzioni comuniste: "Sono tutti morti martiri, nessuno è uscito vivo dal carcere, ma il loro sacrificio ha contribuito a dare forza alla chiesa greco-cattolica in Romania. Hanno dato la loro vita per fortificarla". I sette vescovi martiri "non hanno indietreggiato di un passo", ha sottolineato padre Bota: "Obbligati ad abbandonare la loro fede, hanno riposto che la loro vita era la loro fede, e che senza questa fede – insieme con il Papa di Roma – non potevano vivere". Oggi, il "sogno" della chiesa di Romania è quello di arrivare alla "vera unità, nell’unica vera Chiesa di Dio". Rendendo concreto e tangibile, in questo modo, il grido "Unitate, unitate!", lanciato come un coro unanime dai 300mila fedeli che hanno salutato Giovanni Paolo II, quando a Bucarest ha abbracciato Teoctist, nel suo viaggio apostolico del 1999 in Romania.