Corriere della Sera, 30 maggio 2005

"Troppo consumismo, difficile vivere da cristiani"

Il Papa a Bari: riscopriamo il valore della domenica. "Gesti concreti per l'unità dei figli di Dio"

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

BARI — Il mondo d'oggi come un "deserto" nel quale non è facile "vivere da cristiani". La domenica come prima risorsa dei credenti per non smarrirsi nel deserto. L'ecumenismo — cioè l'unità tra i cristiani di tutte le Chiese — come via maestra per il recupero della vicinanza a Cristo. Sono i messaggi lanciati da Benedetto XVI con la sua prima uscita in Italia: ha passato ieri tre ore a Bari, dove ha celebrato davanti a duecentomila fedeli — nella zona portuale di Marisabella — la messa conclusiva del Congresso eucaristico nazionale.

Il Papa non ha concesso nulla alla gestualità, né all'improvvisazione. Ha salutato velocemente le autorità: c'erano i presidenti del Senato e della Camera Pera e Casini, il ministro Pisanu e i politici locali, con in testa il presidente della Regione Vendola. Prima di arrivare a loro, Benedetto aveva fatto un rapido giro tra la folla, rispondendo alle grida con la mano. Stessa rapidità durante l'omelia. Quasi non si fermava quando arrivavano gli applausi, almeno quattordici. Era preso dal contenuto del discorso, davvero impegnativo e che certo aveva scritto di persona. Sembrava preoccupato di non perdere il filo.

Arrivato alle 9,30 in elicottero, è ripartito poco prima delle 12,30. Non ha concesso nulla neanche alla folla, neppure un incoraggiamento a resistere al gran caldo. Ha puntato tutto sul messaggio, nel quale però è stato notevole.

E' partito dal motto del Congresso: "Senza la domenica non possiamo vivere". Sono le parole con cui i "martiri di Abitene" — città dell'attuale Tunisia — giustificarono, sotto l'imperatore Diocleziano, i loro raduni nel giorno festivo. Il Papa ne ha fatto questa applicazione al ventunesimo secolo: "Neppure per noi è facile vivere da cristiani. Da un punto di vista spirituale, il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall'indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza, può apparire un deserto non meno aspro di quello "grande e spaventoso" di cui ci ha parlato la prima lettura".

Il riferimento è al popolo ebraico che vagava nel deserto e al quale "Dio venne in aiuto col dono della manna". Qui il Papa ha detto che la manna dei cristiani è il pane dell'Eucarestia: "Partecipare alla celebrazione domenicale e cibarsi del pane eucaristico è un bisogno per il cristiano". Si tratta dunque di "riscoprire la gioia della domenica cristiana".

L'ecumenismo, infine: "Il Cristo che incontriamo nel sacramento è lo stesso qui a Bari come a Roma, qui in Europa come in America, in Africa, in Asia, in Oceania. Questo significa che noi possiamo incontrarlo solo insieme con tutti gli altri. Possiamo riceverlo solo nell'unità".

Sono parole di grande impegno per un Papa, del tutto rispondenti all'atteggiamento coraggioso che in questa materia aveva sempre avuto Wojtyla. "La conseguenza è chiara: non possiamo comunicare con il Signore, se non comunichiamo tra noi. Se vogliamo presentarci a lui, dobbiamo anche muoverci per andare incontro agli altri".

In conclusione Benedetto XVI — richiamando quanto aveva detto nel messaggio all'indomani dell'elezione — ha riaffermato la propria "volontà di assumere come impegno fondamentale quello di lavorare alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo" e di farlo "con gesti concreti" e portando avanti "la grande lezione del perdono", propria di Wojtyla.

Luigi Accattoli