Corriere della Sera, 2 giugno 2005
Dopo la Francia, un altro referendum boccia la Costituzione. Chirac: dubbi sul futuro, riflettiamo
Dall'Olanda nuovo colpo all'Europa
Carta Ue, i no oltre il 60%. Da Londra a Parigi cresce il pessimismo
Prima la Francia, ora i Paesi Bassi. Confermando le previsioni della vigilia, gli olandesi hanno bocciato a larga maggioranza (61,6% secondo i dati finali non ufficiali) la Costituzione europea.
"Gli olandesi hanno parlato in modo che non si può equivocare, noi possiamo solo prenderne atto", ha detto il primo ministro Balkenende.
Il "no" arrivato dall'Aia, venendo subito dopo quello di Parigi, ha fatto aumentare i dubbi nei confronti del Trattato. Il presidente francese Chirac ha chiesto una pausa di riflessione, mentre il ministro degli Esteri inglese Straw ha sottolineato che "il voto olandese pone domande profonde sulla direzione che l'Unione deve prendere".
"Non bloccate gli altri referendum, evitate le iniziative unilaterali", ha chiesto il presidente della Commissione Ue Barroso agli Stati membri.
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Valanga di no olandesi sulla Carta europea
Il premier Balkenende: "Andare avanti". Chirac e Straw: "Il risultato esprime i dubbi profondi sul progetto"
DAL NOSTRO INVIATO
HILVERSUM — Per l'Europa è il giorno dei tulipani neri, hanno detto con facile battuta. Fra i tulipani d'Olanda, si ripete puntuale il "non" francese alla Costituzione d'Europa; e, tradotto nel "nee" di qui, arriva già al 61,6% dei votanti, secondo i dati definitivi.
Dodici milioni di cittadini, in uno dei Paesi "padri" del Continente, per tradizioni e per storia: ma nessuna sorpresa, questo è un responso diritto e placido come un canale di Amsterdam e, insieme, duro come le dighe di qui. Jan Peter Balkenende, il primo ministro che è il vero sconfitto di questa notte, allarga le braccia davanti ai microfoni: "Gli olandesi hanno parlato in un modo che non si può equivocare, noi possiamo solo prenderne atto. Ora dovrò spiegare agli altri leader d'Europa che devono ascoltare e comprendere l'opinione del nostro popolo. Ma la Costituzione non è morta: gli altri Paesi devono continuare a ratificarla e noi seguiremo con attenzione le loro decisioni". Un attimo di silenzio, poi altre due parole che per qualche malizioso sono già il sapore della scusa: "Il referendum era stato chiesto dalle due Camere del Parlamento". Dunque: non dal governo. Ma serve a poco la precisazione: se qui non c'è un Raffarin pronto a dimettersi, ci sono comunque un uomo e un governo in crisi.
SEGNALI CHIARI — Che sarebbe andata a finire in questo modo lo si era capito fin dalla mattinata traboccante di sole, quando l'affluenza alle urne risultava già al 24% (alla fine sarà del 62%) un dato solo apparentemente basso: era infatti di nove punti più alto che nelle ultime elezioni europee "una buona notizia" secondo lo stesso Balkenende; segno sicuro che da una parte e dall'altra non c'era l'intenzione di lasciar perdere, di stare in silenzio. E chi voleva parlare ha, infatti, parlato. Purtroppo per Bruxelles.
Detto in soldoni, ora esultano le destre che temono l'arrivo in casa di turchi, lituani e ucraini, brindano le sinistre che paventano le bacchettate del libero mercato e i rigori dell'euro, festeggiano le comunità gay di destra e di sinistra che si dicono preoccupate dalle minacce ai loro diritti civili, si consolano i sindacati: che comunque sanno bene come non svolazzi solo nei corridoi di Bruxelles, ma un po' in tutto il Continente, il vampiro della crisi economica.
In mezzo sta il volto grigio di Balkenende, capo di una coalizione di centrodestra che ha condotto una campagna per il sì tardiva e confusa, spesso percepita come arrogante dalla popolazione.
ARINGHE COSTOSE — Come ha detto la solita casalinga intervistata dal telegiornale della sera: "Non ci hanno spiegato un solo motivo buono per cui avremmo dovuto applaudire questa Costituzione. Al massimo ci hanno detto che, se l'avessimo approvata, non sarebbe cambiato nulla. E, allora, perché votare sì? Noi sappiamo solo che perfino le aringhe costano di più, grazie a quell'accidenti di euro". E, questa volta, non è una battuta. Le aringhe sono l'espresso o la michetta degli olandesi. Proprio in questi giorni è tornata la flotta nazionale con l'ultima pesca di stagione e i canali di Amsterdam sono stati pavesati come per una festa nazionale: di chiosco in chiosco, le bandiere tricolori brillano fra cipolle e cetriolini e pare quasi una conferma rassicurante che almeno lì l'Europa non caccerà il naso.
Ma le cose non sono così semplici e non bastano le tradizioni confermate ad archiviare per sempre il referendum: "Voi in Italia penserete forse che oggi qui abbiamo sepolto l'Europa, ma non è così — dice Harry van Bommel, leader socialista e no global schierato per il no — la verità è un'altra: stanotte è morta sì la Costituzione europea, ma vive sempre l'Europa".
Il voto olandese, ha invece commentato da Parigi il presidente francese Jacques Chirac, "esprime le gravi preoccupazioni, i dubbi, le domande che pesano sul progetto europeo". E il ministro degli Esteri di Londra, Jack Straw, ha in sostanza ribadito la stessa posizione, quasi con le stesse parole: "Il voto olandese — ha detto — pone domande profonde sulla direzione che l'Unione Europea deve prendere".
Luigi Offeddu