Basilica di San Pietro
4 giugno 2005
Giornata del Cuore Immacolato di Maria
Intervento di Don Gabriele Amorth
E’ bello parlare della Consacrazione a Maria in questa Basilica in cui un Papa che abbiamo tutti nel cuore si è presentato al mondo TOTUS TUUS.
Ma approfondiamo il concetto di consacrazione. Consacrare è separare dall’uso profano per farne uso esclusivo per il culto di Dio. Perciò la consacrazione può essere fatta solo a Dio. Perché allora consacrarci a Maria?
Per il suo ruolo nel piano della Redenzione, in cui è sempre associata a Cristo. Maria è tutta un riferimento a Cristo, per cui anche la consacrazione a lei ha lo scopo di appartenere interamente a Gesù. Il Montfort, il grande apostolo della consacrazione a Maria, la chiama "Consacrazione a Gesù per mezzo di Maria", e ha divulgato quella famosa formula breve: "Io sono tutto tuo e tutto quanto posseggo te lo offro, amabile mio Gesù, per mezzo di Maria, tua santissima Madre".
Vediamo in primo luogo i testi biblici in cui risulta che Iddio ha associato Maria a Gesù, in tutto il piano della Redenzione. Ne scelgo tre.
Primo: Genesi 3, 13. Adamo ed Eva hanno peccato. Dio li caccia del paradiso terrestre, ma dà loro una grande speranza del redentore, con quelle parole che siamo soliti chiamare Protovangelo: "Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; essa ti schiaccerà il capo". E’ la stirpe della donna, ossia suo Figlio, che sconfigge Satana. Ma la Madre è così associata all’opera del Figlio, che giustamente pittori e scultori rappresentano Maria nell’atto di schiacciare la testa al serpente. "Gesù è venuto per distruggere le opere di Satana" (Gv).
Secondo – L’Annunciazione. Qui l’associazione di Maria all’opera della Redenzione raggiunge il suo punto culminante. Il Concilio Vaticano II non ha esitato a dire: "Era necessario che il consenso di Maria precedesse l’incarnazione del Verbo". La divina maternità di Maria è il centro della sua missione e della sua grandezza. Dio ha voluto darci Gesù per mezzo di Maria.
Terzo – Ai piedi della croce. Anche in quel momento supremo della Redenzione Maria si associa interamente al Figlio. Il Concilio Vaticano II dirà la parola più forte e più nuova: Maria era consenziente. A che cosa consentiva? Alla volontà di Dio: così vuole il Padre, così ha voluto Gesù, così vuole Lei.
Il nostro consacrarci a Maria è un seguire le volontà di Dio che ha voluto servirsi di Maria perché Gesù si incarnasse e attuasse l’opera della Redenzione.
La consacrazione a Maria ha una storia molto antica. Noi abbiamo ben presenti le ultime grandi consacrazioni del mondo. La più solenne è stata quella pronunciata da Giovanni Paolo II il 25 marzo 1984, in unisono con tutti i vescovi del mondo, a cui fece seguito il crollo del regime comunista senza colpo ferire.
Ma la consacrazione ha una storia molto remota. Già la più antica preghiera mariana, Sub tuum praesidium, del III secolo, presenta un popolo che si affida a Maria: Sotto la tua protezione ci rifugiamo, Santa Madre di Dio… Così ritroviamo le consacrazioni lungo i secoli. Bellissima la formula di consacrazione di Sant’Ildefonso di Toledo (morto nel 667), anche se il primo ad usare l’espressione "consacrazione a Maria" è stato S. Giovanni Damasceno, morto nel 749.
In tutto il Medioevo è una gara di città e comuni che si affidano a Maria, spesso presentandole le chiavi della città, in suggestive cerimonie. Ma è nel XVII secolo che iniziano le grandi consacrazioni nazionali: la Francia nel 1638 – il Portogallo nel 1644 – l’Austria nel 1647 – la Polonia nel 1656… L’Italia è arrivata tardi, nel 1959, perché non aveva ancora raggiunto l’unità nazionale e perché le precedenti proposte rimasero senza attuazione.
Dopo le apparizioni di Fatima, le consacrazioni si moltiplicarono sempre più. Ricordiamo la prima consacrazione del mondo, pronunciata da Pio XII nel 1942, seguita nel 1952 della consacrazione dei popoli russi. Ne seguirono tante altre. A conclusione della varie Peregrinatio Mariae sempre si terminava con la consacrazione al suo Cuore Immacolato. E ricordiamo come Giovanni Paolo II, nel suo primo itinerario nelle varie nazioni del mondo, sempre consacrava ogni nazione a Maria.
E finalmente entriamo più a fondo, per comprendere il significato della consacrazione. E’ un atto denso e impegnativo, che sempre più ha avuto risalto nella vita dei fedeli e nella vita stessa della Chiesa. Ma attenzione ad un fatto molto importante: di sua natura la consacrazione non è un atto fine a se stesso, ma è un impegno che va vissuto giorno per giorno. Diceva Pio XII nel 1946, pochi anni dopo aver fatto la prima consacrazione del mondo nel 1942: "Per raccogliere frutti abbondanti e duraturi della consacrazione a Maria, occorre intenderne il senso vero, comprenderne tutta la portata, assumerne lealmente tutti gli impegni".
A tale scopo vi propongo sei punti di riflessione.
Primo – Il primo motivo che ci fa comprendere l’importanza della consacrazione a Maria è l’esempio di Dio Padre, che ci ha dato Gesù per mezzo di Maria, affidandolo a Lei. Ne consegue che la consacrazione è riconoscere la divina maternità di Maria e affidarci a Lei, come a Lei si è affidato Gesù: da Lei nato e cresciuto sotto la sua guida. Consacrarsi a Maria è allora imitare l’esempio di Gesù che si è affidato a Lei. Possiamo dire con verità che Gesù è il primo consacrato a Maria.
Secondo – La consacrazione a Maria è un mezzo per farci vivere in pienezza la nostra prima consacrazione a Dio, che è quella battesimale. E’ perciò un impegno a vivere con fedeltà i voti battesimali. E poiché Maria vive tutta per Gesù e porta tutti a Gesù, la consacrazione a Maria tende a unirci più intimamente al Redentore, fino a poter dire con S. Paolo: Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.
Terzo – La Consacrazione è un impegno a imitare Maria che non è solo la Madre del Signore, ma ne è anche la più fedele discepola, colei che ha detto sempre di sì a Dio, senza condizioni. E’ perciò un impegno a imitare, col suo aiuto, le sue virtù. In particolare lei è l’Immacolata, e questo ci impegna nella lotta contro il peccato. Lei è l’umilissima serva del Signore, e quindi ci impegna a combattere contro il nostro orgoglio. Lei è ubbidientissima a Dio e così ci incoraggia a ricercare e fare in tutto la volontà di Dio. Alla sua scuola, ossia ubbidendo a lei, siamo certi di ubbidire a Dio.
Quarto – Consacrarsi è accogliere Maria nella nostra vita, dietro l’esempio di Giovanni a cui Gesù disse dalla croce: Ecco tua madre. E Giovanni ha compiuto un gesto di accoglienza che è molto esemplare per noi. Il testo greco, eis ta idia, viene tradotto in vari modi: l’accolse tra i suoi beni spirituali, l’accolse nella sua casa. Mi piace la traduzione scelta dall’attuale Pontefice Benedetto XVI quando pronunciò l’omelia durante il funerale di Giovanni Paolo II. Ha preferito la traduzione: l’accolse nell’intimo del suo essere. Fare tutto con Maria, per mezzo, in, per Maria.
Da parte sua Maria ha preso molto sul serio la sua maternità su di noi: ci tratta come figli, ci ama come figli, ci educa come figli, provvede a tutto come a figli. A noi spetta – ed è uno dei fini della consacrazione – riconoscere questa maternità spirituale, accogliere Maria nella nostra vita, essere docili a lei per rendere operante la sua presenza e la sua azione materna su di noi, mentre no si stanca di ripeterci, come ai servi delle nozze di Cana, "Fate quello che egli vi dirà".
Quinto – Non si può accogliere Maria se non si accolgono anche i fratelli, che sono tutti figli di Maria. E’ attuare il comandamento nuovo di Gesù: "Amatevi come Io vi ho amati". E’ essenziale e non ammette esclusioni. Aggiungo poi che certe frasi diffuse, come "Credo in Dio, ma non credo nei preti, ossia non credo nella Chiesa" non hanno senso soprattutto se si è consacrati a Maria, che è Madre della Chiesa.
Sesto – E non può mancare un pensiero conclusivo: ci consacriamo a Maria anche perché confidiamo nella sua potente intercessione. Abbiamo bisogno di tutto, e Maria è la mediatrice di tutte le grazie. Dio l’ha resa così grande, così potente, a nostro vantaggio. Ci dice il Concilio Vaticano II che Maria, assunta in cielo, continua la sua opera materna su di noi, fino a vederci sicuri in cielo. Noi ci raccomandiamo a Maria in tutte le nostre necessità, ma soprattutto perché preghi per noi "adesso e nell’ora della nostra morte": sono i due momenti principali della vita.
Termino con un pensiero che Giovanni XXIII espresse in occasione della consacrazione dell’Italia, nel 1959: "La Vergine santa non viene ed opera che per il Figlio suo. Per cui una consacrazione a Lei significa consacrazione fervente, irrevocabile, generosa al Divin Salvatore, alla sua legge, alla sua Chiesa".
Alla fine faremo il rinnovo della consacrazione a Maria. Che ognuno possa dire con sincerità, uscendo da questa Basilica: Totus Tuus, o Maria!