Corriere della Sera, 5 giugno 2005

Il regista della nazionale di pallavolo lascia un albergo di Vimercate e si presenta in Questura

Campione cubano chiede asilo. Travestito da juventino

Stasera al Palacandy di Monza, nella partita di ritorno tra Italia e Cuba per la World League di pallavolo, Xavier Augusto Gonzales Pantón non ci sarà. Il ventiduenne alzatore della nazionale cubana di volley è fuggito dal ritiro della squadra caraibica indossando una maglia della Juventus e ha chiesto asilo politico alle autorità italiane. "Ho capito che nella mia terra i diritti umani sono parole vuote" ha detto il giocatore che a Milano ha una sorella sposata con un italiano. Le possibilità di fuga non gli erano mancate anche in passato, "ma non avevo la forza di abbandonare mamma Susana, bisognosa di cure.

Poi quando a gennaio lei è morta, mi sono deciso al grande passo".

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Il campione di Cuba scappa in Italia

Gonzalez, nazionale di volley, in fuga con la maglia della Juve prima di una partita a Monza: voglio la libertà

MILANO — La libertà oltre la rete. In patria, i 110 mila km quadrati di Cuba, si sentiva soffocare.

Gli mancavano l'aria e il respiro: di libertà. Si sentiva a suo agio solo in campo, quello della pallavolo, 18 metri per 9, dove si muove da campione qual è. Come ben si è accorta la nazionale italiana, che venerdì a Busto Arsizio, proprio a causa della sua regia, le ha buscate, nella partita di World League. E che stasera non lo vedrà in campo a Monza nell'incontro di ritorno: alle 18,30, nel Palacandy, la maglia numero 6 di Xavier Augusto Gonzalez Pantòn, 22 anni, "alzatore" della nazionale cubana di volley, non ci sarà.

Perché Xavier ieri ha rinunciato alla sua terra e al suo campo per uno spazio più vasto, senza quelle limitazioni che a casa lo asfissiavano. Xavier ha chiesto asilo politico in Italia. Xavier è fuggito da un albergo di Vimercate con addosso una maglia della Juventus per coprire la tuta rossa della nazionale cubana. Xavier è sfuggito ai 6 gorilla castristi che marcano stretti i giocatori caraibici in trasferta da quando, nel 2001, 5 pallavolisti lasciarono il raduno della nazionale in Belgio e si rifugiarono in Italia. Xavier, un gigante dagli occhi buoni (altezza 1,94, chili 80, piedi 47 e mezzo) ha lasciato "con dolore infinito" i 12 compagni e "soprattutto l'allenatore Roberto Garcia".

"So che mi considerano un traditore, perché così siamo stati educati a giudicare chi fugge. Non se lo aspettavano, non erano al corrente della mia volontà, ma non potevo fidarmi di nessuno", confessa, timido, Xavier, che a Milano ha una sorella, sposata con un italiano. "Lo avevo giurato anni fa di scappare: quando avevo capito che nella mia terra i diritti umani sono parole vuote, che mancano le libertà elementari fondamentali. E io ero un privilegiato: sono iscritto all'università (Educazione fisica), giro il mondo dall'età di 15 anni (quando cominciai a giocare a volley) e dal 2000 sono addirittura titolare in nazionale". Le possibilità di fuga non gli sono mancate, ma "non avevo la forza di abbandonare mamma Susana, bisognosa di cure. Quando lei a gennaio è morta, mi sono deciso al grande passo. Papà, Nilo, 65 anni, è forte e capirà. Neppure lui sapeva..".

L'occasione per "il salto oltre la rete" a Xavier viene offerta da due italiani conosciuti a Cuba in luglio. Diventano amici grazie alla comune passione per la pallavolo. Il campione si confida, i due si dichiarano disposti ad aiutarlo. Rientrati in Italia, informano Mykell Barroso, 34 anni, responsabile del Comitato per la libertà e la democrazia di Cuba. Mykell si mette in contatto con Alessandro Litta Modignani, 41 anni, esponente storico del partito radicale, che con la benedizione di Marco Pannella e di Emma Bonino, organizza "l'esilio", facilitato dal fatto che la squadra cubana si trova in tournée in Europa. Xavier arriva dalla Bulgaria il 31 maggio. In albergo "scopre" che un suo vicino di stanza è uno dei due italiani conosciuti a Cuba. Comunicano con gli Sms. Ieri alle 14,30 Xavier sente bussare, sa che è "l'amico". Insieme, scendono: la hall è piena di dirigenti, giocatori italiani e cubani, agenti compresi. Nessuno si accorge che il campione scivola verso il parcheggio. Un'auto li attende.

L'uomo al volante fa indossare al giocatore una maglietta bianconera e lo invita a distendersi (per quanto possibile) sul sedile. Alle 16 l'allenatore attende invano il suo campione per gli allenamenti.

"Ero già in Questura — sorride Xavier — a chiedere asilo". Poi shopping: vestito e scarpe. Non può stare in tuta! Quindi, cena in pizzeria. "Il mio sogno, la pizza italiana! Sì, lo so, c'è anche a Cuba, ma qui ha tutto un altro sapore. Quello della libertà".

Muscau