Corriere della Sera, 5 giugno 2005

Slogan in favore della procreazione assistita e delle unioni di fatto. La Prestigiacomo: grave utilizzare i minori

Gay pride, scontro sui bambini

Migliaia a Milano, trenino dei figli in provetta. Il Carroccio insulta gli omosessuali. Decine di migliaia di persone alla sfilata del Gay Pride a Milano. E dura polemica sulla partecipazione al corteo di una ventina di bambini figli di coppie omosessuali, nati con la fecondazione assistita. Il ministro Prestigiacomo: "Uso strumentale".*

Lite sul trenino dei bambini "in provetta"

Sfilano con le mamme 20 figli di coppie gay. Calderoli: legge 40 contro i genitori f…

Attacchi dal centrodestra: sono senza limiti. La risposta del segretario dell'Arcigay: ora il ministro si dimetta

Loro sono lì beati, una ventina. Qualcuno sale, qualcun altro scende, c'è chi si mangia un panino, qualcuno si addormenta profondamente tra le braccia delle sue due mamme. Ignari, che su quel trenino prestato dalla Provincia di Milano, destinato ad aprire il Gay Pride nazionale, si stanno per addensare nuvole gonfie di polemiche. Loro, i piccoli, sono i figli di coppie lesbiche, nati grazie alla fecondazione assistita. Loro, sono lì, insieme alle loro mamme, per testimoniare una cosa semplice: che ci sono, che esistono. "E che dopo la legge 40 — dicono le mamme lesbiche — sono destinati a non esserci più". La bufera politica è nell'aria. L'attacco, durissimo, arriva dal ministro delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli: "Milano nella sua storia ha visto di tutto, sia in bello che in brutto, ma la schifezza di utilizzare dei bimbi innocenti per sostenere le proprie perversioni gli mancava. E credo che oggi si sia veramente toccato il fondo". Parla di "manifestazione abietta", di "corteo di bimbi che grida vendetta a Dio". Per concludere con un invito ad astenersi dai referendum del 12 giugno: "La gente deve sapere — continua il ministro — che andando a votare al referendum apre la porta ad abiezioni del genere, che coinvolgono perfino i bambini. E che bisogna approvare la mia proposta di legge di riforma costituzionale che specifica che il matrimonio deve essere tra persone di sesso differente". "Se non si fa questo — conclude Calderoli — avremo a casa nostra figli di coppie lesbiche o bimbi adottati da coppie di f…".

Ma anche se con toni diversi altri esponenti della Casa delle Libertà scendono in campo. Come il parlamentare di Fi, il cattolico Maurizio Lupi: "Calderoli esagera nei toni e nei modi, ma siamo molto preoccupati per quello che è accaduto a Milano. È il tipico esempio di una libertà che non si pone limiti, l'affermazione di un desiderio sempre e comunque che arriva a utilizzare dei bambini per affermare quello che si ritiene essere la concezione giusta". A sorpresa, a fianco della Cdl, scende in campo anche il vicepresidente del la Provincia di Milano, il margheritino Alberto Mattioli: "Strumentalizzare i bambini in questo modo è inadatto e fuori luogo. E non attira certamente la simpatia dei cittadini. Non si può far apparire una festa per bambini una questione che attiene regole e valori ben più importanti e complessi".

È come se sul Gay Pride fosse scesa una nuvola nera. Le parole di Calderoli provocano una reazione durissima. Riassumibile in sei parole: "Il ministro deve dare le dimissioni". Le chiede il segretario nazionale dell'Arcigay, Aurelio Mancuso: "Le abbiamo chieste più volte perché è uno dei peggiori ministri italiani e sulla questione omosessuale è il peggiore dei peggiori perché offende 4 milioni di persone. Chiediamo a Berlusconi se le aree liberal del centrodestra sono d'accordo con le osservazioni aberranti del ministro". Gli fa eco Franco Grillini, deputato ds e primo firmatario del disegno di legge sui Pacs: "Si dimetta subito, perché Calderoli è una vergogna nazionale. È un insulto che al governo sieda una persona razzista come lui. Dovrebbe lasciare il campo a persone che hanno un maggior rispetto della convivenza civile".

Anche Luigi Manconi, responsabile dei Diritti civili per i Ds attacca il ministro: "O si decide una moratoria generale che prevede l'esclusione dei bambini dalle manifestazioni oppure si dovrebbe vietare la presenza di bambini anche alle manifestazioni della Lega che sono profondamente negative perché tese all'esclusione. Ma siccome un divieto di tal fatta non esiste, non deve esistere neanche per questo civilissimo corteo".

Sia Grillini, sia Mancuso difendono la presenza dei bambini. "È molto semplice — attacca Grillini —. È ora che si smetta di dire che gli omosessuali non possono fare figli. Ci sono, sono lì, li vedete? Bisogna guardare queste cose con rispetto". "A volte ci dicono che non facciamo figli e quindi siamo inutili — conclude Mancuso — se li facciamo siamo esseri immondi. La vita è uguale per tutti: i bambini sono un dono di vita e di Dio. I bambini sono venuti qui per testimoniare che esistono per tutti ma non per la legge italiana".

Loro, i venti bimbi sono lì, un po' stanchi, ma ancora beati. Un giro in trenino di quattro ore non lo avevano mai fatto in tutta la vita.

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Migliaia al Gay Pride, diritti e coppie di fatto

Manifestazione a Milano, polemiche sui Pacs: "Se l'Unione non li vara, diserteremo le urne"

MILANO — L'Italia è una giovane transessuale. Abito candido, corona d'argento, fascia blu con la scritta: "Repubblica laica". Ha i polsi incatenati. Cammina tra due guardie svizzere che la tengono prigioniera. Dietro l'allegoria, sfilano i 40 mila del Gay Pride 2005. Facciata glamour: coriandoli, colori, parrucche, musica sfondatimpani. Ma anche un messaggio ai politici dell'Unione, con il tono dell'ultimatum: "O inserite la legge sulle coppie di fatto nel programma elettorale, o alle prossime elezioni non andremo a votare".

Parola d'ordine della manifestazione: Pacs. Sventola su mille bandiere. Sta per "Patto civile di solidarietà".

Istituto giuridico che sancisce la relazione tra due coniugi, indipendentemente dal sesso. Definisce la vita in comune della coppia: diritti e doveri.

Non un matrimonio, ma qualcosa che ci si avvicina molto: unione legalizzata e riconosciuta. "Il centrosinistra si metta d'accordo con Rutelli e le altre forze che ancora storcono la bocca — sbotta Aurelio Mancuso, presidente del l'Arcigay — altrimenti raccomanderemo a milioni di omosessuali di disertare le urne".

Minaccia soft. I 40 mila del Pride non concedono deroghe, uniti nello slogan: "Patti chiari, amicizia lunga". A stringere i patti, in questa piazza milanese vestita da carnevale di Rio, arrivano ben pochi politici. Tutti di centrosinistra. Tutti d'accordo nel sostegno alla legge: "Chiediamo che l'Italia si metta al passo con l'Europa — spiega Franco Grillini, deputato ds, anima storica dell'Arcigay — e riconosca le unioni di fatto con i Pacs. La proposta riguarda quattro milioni di persone che convivono e non possono essere lasciate a se stesse".

La Francia ha legalizzato le unioni di fatto nel 1999. In Italia se ne parla da anni. Durante l'ultimo congresso dei Ds, il segretario Piero Fassino disse che i "Pacs" sarebbero entrati nel programma di governo. Alla Camera — oltre a quelle di FI, An e socialisti — è ferma una proposta di legge Grillini. La Spagna di Zapatero, autorizzando i matrimoni gay, ha rilanciato il dibattito.

Con il corteo di ieri, il movimento gay lesbico italiano prova a segnare un punto di non ritorno.

Un aut aut pronunciato da "100 mila persone" (stimano gli organizzatori). Non più di 40 mila, secondo un calcolo più attendibile. "È finito il tempo delle chiacchiere — incalza Mancuso — pretendiamo impegni". Risponde Luigi Manconi, responsabile dei diritti civili per i Ds: "Credo che il centrosinistra nella sua totalità sia d'accordo nell'approvare i Pacs, la cosa si potrebbe fare entro la prossima legislatura". "Se ci saranno dei problemi sull'approvazione — aggiunge il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio — faremo delle primarie sul programma".

Venti carri. Tir che trasportano discoteche. Decine e decine di associazioni rappresentate. La rivendicazione dei diritti che passa per le danze scatenate, gli slogan dei genitori di omosessuali ("Etero o gay, son sempre figli miei"), la stilettata di Alessandro Cecchi Paone al sindaco di Milano: "Albertini è diventato famoso nel mondo per essersi fatto fotografare in mutande, ma si è schierato contro il patrocinio al Gay Pride. È assurdo".

Il corteo sfila davanti a Palazzo Marino. Fischi.

Passaggio in piazza del Duomo (che fu negato nel 2003). Fine pomeriggio.

Cala il sole. L'Italia del Gay Pride è ancora in catene. Coro: "Liberatela".