Spunti, giugno 2000
Segno vivente dell’universalità della Chiesa cattolica
Il Cardinale cinese Ignatius Kung, uno dei più straordinari pastori dei nostri tempi (*)
Fede incrollabile, gran devoto della Madonna, eroicamente fedele al Papa e alla Santa Chiesa, nemico intransigente del comunismo
A 98 anni di età il
cardinale cinese Ignatius Kung, che ha passato 30 anni in carcere in Cina a
causa del suo fermo rifiuto di piegarsi ai tentativi del governo comunista
di controllare la Chiesa cattolica, il 12 marzo ha reso la sua anima a Dio.
Il porporato cinese è morto nella residenza di suo nipote, nello stato
americano del Connecticut, per un cancro allo stomaco.
Ignazio Kung (latinizzazione di Gong) Pin-mei nacque a Shanghai il 2 agosto 1901 in una famiglia cattolica da cinque generazioni. Entrò in seminario a 19 anni e fu ordinato prete il 28 maggio 1930. Benché prete diocesano, dedicò lunghi anni all'insegnamento nelle scuole cattoliche. Contemporaneamente alla presa del potere da parte dei comunisti a Shanghai, Kung fu nominato vescovo di Soochow il 9 giugno 1949. Il 15 luglio '50 fu trasferito a Shanghai e nominato amministratore apostolico di Soochow e Nanchino.
“Numerosi sono i motivi di timore di fronte al mio fardello di Vescovo”, ebbe a dire ai fedeli subito dopo l’elezione. “Voi sarete il mio cervello, voi sarete le mie braccia. Il nemico del genere umano e i suoi satelliti cercheranno senza dubbio di separarci o quanto meno di indebolire la nostre unione. Ma i suoi sforzi saranno vani: le porte dell’inferno non vinceranno”.
Si è dedicato al lavoro pastorale ed ha contribuito allo sviluppo della Legio Mariae (un gruppo di laici che diffonde la devozione alla Santissima Vergine Maria), dichiarata illegale dal governo come "associazione di spionaggio". Avvertendo che si restringevano sempre più gli spazi di libertà, cercò di preparare catechisti e numerosi giovani al sacerdozio.
Il suo esempio di fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, culminando nel rifiuto di fuggire dal paese quando più dura era la persecuzione subita dalla Chiesa e di riconoscere l'Associazione Patriottica Cattolica approvata dal governo di Pechino, costituì un modello di saldezza nella fede per molti cattolici cinesi.
Nel 1952 promulgò un Anno Mariano a Shangai, durante il quale promosse la recita del rosario e la devozione alla Madre di Dio.
“Una buona volta, guardate la prigione e la morte in faccia. Se noi restiamo fedeli, spariremo ugualmente, ma ci sarà la risurrezione”
Erano anni molto difficili per i cristiani cinesi. Le persecuzioni erano già in atto ed erano cominciati anche i primi arresti, le prime deportazioni. Il Vescovo rimase accanto ai fedeli che gli erano stati affidati cercando di confortarli e di renderli forti nella fede. “Dovete smettere di nutrire ancora illusorie speranze umane – disse –. Voi siete tra quelli che verranno caricati sui camion ed arrestati. Voi siete condannati: non ci sono per voi uscite di sicurezza. Una buona volta, guardate la prigione e la morte in faccia. È il vostro destino, quello che Dio, nella sua predilezione, vi riserva. Che cosa temete? Voi non avete più niente da perdere. Se rinneghiamo la nostra fede, - sottolineò – noi scompariremo e non ci sarà risurrezione. Se noi restiamo fedeli, spariremo ugualmente, ma ci sarà risurrezione”.
E la sera dell’8 settembre 1955 toccò proprio a lui essere arrestato insieme a tantissimi altri, sacerdoti e laici. Venne sottoposto a dure privazioni e in molti cominciarono a temere per la sua vita. Dopo cinque anni, il 16 marzo 1960, venne ufficialmente comunicato che Mons. Ignatius Kung Pin-mei ed altri tredici sacerdoti, accusati di “alto tradimento”, erano stati processati e condannati come “contro-rivoluzionari”. La pena più grave era toccata a lui: l’ergastolo. Da quel giorno il Vescovo fece pervenire ogni anno alle autorità giudiziarie la richiesta di rivedere il suo processo. Mai ammise le accuse che gli erano state rivolte e continuò a ripetere di essere “in prigione semplicemente perché Vescovo della Chiesa cattolica”.
“Potete tagliarmi la testa, ma non chiedetemi mai di rinunciare alle mie responsabilità"
Dopo qualche mese, fu condotto a uno stadio locale, dinanzi a migliaia di persone - molte di loro cattoliche -, "per confessare i suoi crimini". In quell'occasione, dando una eroica testimonianza della sua fede, gridò dinanzi al microfono che gli porgevano: "Evviva Cristo Re, evviva il Papa!". In diverse occasioni, gli fu offerta la liberazione immediata se avesse aderito alla chiesa di stato cinese.
"Io sono un Vescovo della Chiesa Cattolica Romana. Se denunciassi il Santo Padre, non solo non sarei Vescovo, ma neanche cattolico. Potete tagliarmi la testa, ma non chiedetemi mai di rinunciare alle mie responsabilità", fu la sua perentoria risposta.
Rimase in carcere per trent’anni senza mai piegarsi alle pressioni delle autorità affinché aderisse alla Chiesa patriottica e venisse meno alla fedeltà al Papa. Divenne così in tutta la Cina, per la sua umiltà e la sua fermezza di fede, il simbolo della fedeltà a Dio e alla sua Chiesa.
Rilasciato nel luglio 1985, fu tenuto agli arresti domiciliari fino al 1987, quando venne inviato negli Stati Uniti, ufficialmente “per cure”.
30 anni di carcere non avevano affievolito la fede e la fedeltà al Papa
La vita del cardinale Kung può essere sintetizzata da una canzone, un inno cantato dai fedeli in tutto il mondo. Nel 1985, quando fu rilasciato dopo 30 anni di carcere ed era ancora agli arresti domiciliari, il cardinale Kung incontrò il cardinale filippino Jaime Sin accorso in Cina appositamente per vederlo. Ma le autorità permisero solo che i due presuli si incontrassero nel corso di un pranzo con alcuni membri dell'Associazione cattolica patriottica e del partito comunista. A tavola fra Kung e Sin c'erano almeno venti persone. Alla fine del pranzo il cardinale di Manila propose che ciascuno dei commensali cantasse qualcosa, secondo la migliore tradizione del karaoke. Quando fu il turno di Kung, l'anziano vescovo intonò "Tu es Petrus e super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam" ("Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa").
Nell'imbarazzo, alcuni presenti cercarono di interromperlo ma lui continuò, fissando il cardinale Sin. L'arcivescovo di Manila poté così portare al mondo il messaggio che 30 anni di carcere non avevano del vescovo di Shanghai affievolito la fede e la sua fedeltà al Papa.
“Negli anni di prigionia – disse – ho pregato, ho fatto il Vescovo di questa città, condividendo le sofferenze del mio popolo. Con Dio il tempo non è stato sprecato”.
Nel suo primo Concistoro, il 30 giugno 1979, Giovanni Paolo II lo aveva eletto Cardinale, riservandosi la nomina “in pectore”, che fu resa pubblica solo nel 1991, non appena le autorità comuniste lo liberarono dalla prigionia. Nel riceverlo in udienza il 1 luglio 1991, il Papa affermò: “Eminenza, questo evento (la sua elevazione alla porpora) è un tributo alla sua umile perseveranza nella necessaria comunione con Pietro”.
Il 19 giugno 1999 Giovanni Paolo II inviava al Porporato un telegramma augurale in occasione del 50° anniversario dell’ordinazione episcopale e del 20° anniversario dell’elevazione alla dignità cardinalizia. Nel contempo il Santo Padre ricordava “la grazia donata alla Chiesa intera” attraverso la testimonianza “fedele al Vangelo” resa dal Porporato.
Il 6 luglio successivo il cardinale Ignatius Kung Pin-mei inviava al Papa un messaggio di ringraziamento. “Questo anno – scriveva – segna anche il 50° anniversario della persecuzione della Chiesa cattolica in Cina. Il clero e i fedeli sono grati che Nostro Signore Gesù Cristo abbia scelto gli ultimi dei suoi figli come testimoni della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Attraverso la protezione amorosa di Nostra Signora di Sheshan, il numero dei cattolici in Cina è triplicato durante questo mezzo secolo di persecuzioni”.
“Il peggiore evento del secolo è la persecuzione religiosa in Cina
che dura ormai da 50 anni”, ma “la Chiesa cattolica sotterranea è divenuta più forte”
In un’intervista all’agenzia Fides nel gennaio ’98 (probabilmente l’ultima da lui rilasciata), dichiarava:
“Sono nato ai tempi della dinastia Ching. Quando avevo dieci anni, vidi la nascita della Repubblica di Cina. Negli stessi mesi in cui venivo ordinato vescovo (ottobre 1949), la Cina diventò comunista e nacque la Repubblica Popolare cinese. Il peggiore evento del secolo è la persecuzione religiosa in Cina che dura ormai da 50 anni. La Chiesa cattolica romana ha 2000 anni di storia ed è riconosciuta in tutto il mondo. Tuttavia la Cina la considera un’organizzazione sovversiva. Negli ultimi anni, la Cina ha cambiato la politica economica e commerciale, ma non ha cambiato nulla nella sua politica di repressione religiosa. (…)
“La storia dovrà ricordare la ben salda fede della Chiesa cattolica romana cinese. Protetti da Nostra Signora di Cina, numerosissimi preti e fedeli, di cui alcuni molto giovani, non sono venuti meno ai loro doveri, sfidando prigione, spargimento di sangue e martirio. Non hanno tradito il santo Padre. Non hanno tradito Dio. Nei nostri lunghi anni di prigionia, abbiamo sperimentato l’amorevole compagnia di Dio. Noi, vescovi cattolici romani cinesi e tutta la Chiesa cattolica cinese, siamo grati a nostro Signore che ha voluto essere glorificato nella Chiesa cattolica cinese.
“Durante questo mezzo secolo di persecuzione, la Chiesa cattolica sotterranea cinese è divenuta più forte. Il numero dei fedeli è aumentato da 3 a 8 milioni. Questa è la prova che lo Spirito Santo guida e protegge la Chiesa sofferente.
“In Cina non abbiamo certo una situazione ideale o biblioteche ben fornite per i seminari non ufficiali, ma non è il benessere l’unico modo per nutrire la fede. La Chiesa sotterranea non ha certo facilitazioni. La fede dei seminaristi e dei fedeli cresce per il buon esempio dei loro vecchi sacerdoti e vescovi. La loro fede cresce nella preghiera e nel sacrificio quotidiano. Di conseguenza abbiamo sempre più vocazioni religiose in Cina.
“Quarant’anni fa, il governo comunista cinese fondò l’Associazione cattolica patriottica cinese, sperando di rimpiazzare la Chiesa cattolica romana. In più, il governo utilizzò la persecuzione nel tentativo di sradicare la Chiesa cattolica romana. Solo un piccolo numero di sacerdoti dell’Associazione patriottica ha accettato la nomina da parte del governo cinese, violando il Diritto Canonico per divenire una Chiesa scismatica da Roma, da parte del governo cinese. La Chiesa cattolica romana rimarrà in Cina per sempre. Il sangue dei martiri è germe della Chiesa. "Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28, 20).
“I preti e i vescovi della Chiesa cinese sofferente vogliono rimanere saldi e fedeli nel loro dovere di obbedire al Santo Padre. Credo fermamente che la Santa Vergine avrà compassione per la Chiesa perseguitata. Salverà la Cina e la benedirà con ‘un gregge ed un Pastore’. Prima che tutto ciò avvenga, vi prego tuttavia, miei fratelli e sorelle in Cristo, di essere pazienti e stare al nostro fianco. Vi supplico di pregare per noi. (…) Voglio continuare ad appellarmi al governo cinese perché liberi tutti i vescovi cattolici, i preti e gli altri fedeli che sono ancora in carcere, riconosca la Chiesa cattolica romana e le permetta di annunciare liberamente la Buona Novella del Signore.”
Per la sua continua testimonianza a favore della libertà della Chiesa, era inviso all'Associazione Patriottica cinese e all'Ufficio Affari Religiosi. Nel '97, durante la visita di Jiang Zemin negli Usa, inviava un appello personale per il rilascio del vescovo Su Zhimin e di altri preti e vescovi in prigione.
Nel febbraio '98, Ye Xiaowen, Direttore dell'Ufficio Affari Religiosi, durante la sua visita negli Stati Uniti lo aveva accusato "di aver commesso il grave crimine di dividere la nazione [cinese] e causare dolore al suo popolo". Di conseguenza nel marzo '98, al momento di rinnovare il suo passaporto, le autorità consolari cinesi glielo confiscano, condannandolo ufficialmente all’esilio.
La morte dell’eroico Porporato ha suscitato vasta e commossa eco anche nella stampa internazionale. Il giornale “The Advocate”, per esempio, ha dedicato all’avvenimento un editoriale dal titolo: “Tutti possono imparare dalla lezione del Cardinale”. Questo editoriale sottolinea che anche negli Stati Uniti – “in esilio in libertà” – il Porporato “continuava indefessamente a lottare per porre fine alle persecuzioni dei cristiani cinesi”.
Un altro significativo editoriale gli è stato dedicato dal “Wall Street Journal”, intitolato “Un uomo per tutte le stagioni”.
Il necrologio: “È stato davvero un martire”
Intanto non si spegne nella Cina continentale l’eco della notizia della morte del card. Ignazio Kung Pin-mei. Il "passaparola" tra i cattolici non-ufficiali è intenso, e con esso le riunioni di preghiera e le messe di suffragio. I 10 milioni di cattolici non-ufficiali nel continente traggono rinnovato coraggio dall’esempio del cardinale: per loro il card. Kung è un martire del governo comunista.
A Taiwan, la figura del card. Kung Pin-mei suscita commossi ricordi. In un colloquio con Fides, il card. Paul Shan Kuo-hsi, vescovo di Kaohsiung e presidente della Conferenza Episcopale Regionale di Taiwan, ha detto: "Il suo esempio incoraggia tutti i cattolici cinesi ad avere salda fede in Dio e fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro. Perciò è stato davvero un martire, anche se non ha versato il suo sangue".
(*) N.B.: questo articolo è in gran parte un’ampia rielaborazione dei servizi che sono apparsi su “L’Osservatore Romano” e l’agenzia internazionale vaticana “Fides”.