L’esempio del Card. Kung “incoraggia tutti i cattolici cinesi ad avere salda fede in Dio e fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro. Perciò è stato davvero un martire”


Fides, 15/3/2000 – Non si spegne nella Cina continentale l’eco della notizia della morte del card. Ignazio Gong Pinmei, morto il 13 marzo a Stamford, negli Stati Uniti, dove viveva dal 1987. Il "passaparola" tra i cattolici non-ufficiali è intenso, e con esso le riunioni di preghiera e le messe commemorative. I 10 milioni di cattolici non-ufficiali nel continente rafforzano il loro coraggio dall’esempio del cardinale: per loro il card. Gong è un martire del governo comunista.

Lo stesso avviene nella Chiesa ufficiale. Secondo fonti di Fides, la Chiesa di Tianjin, della Cina continentale, appresa la notizia della morte, l’ha diffusa immediatamente a tutti i fedeli. La mattina del 14 marzo alcune comunità ha celebrato una Santa Messa per il cardinale, considerato un criminale dal governo e dall’Associazione Patriottica. Un sacerdote della Chiesa ufficiale ha detto di aver celebrato questa Eucarestia con grande rischio, ma finora non c’è stato nessun intervento dell’Associazione Patriottica.

Un sacerdote della Chiesa ufficiale nel nord della Cina ha detto a Fides che il card. Gong era "una guida spirituale" per la comunità cattolica. Il sacerdote ha aggiunto che il sacrificio del card. Gong "è un’occasione per la riconciliazione della Chiesa in Cina".

Non mancano, però, voci discordi. Nella diocesi di Shanghai, dove il card. Gong è stato arcivescovo, mons. Jin Luxian, vescovo riconosciuto dal governo, ha dichiarato all’agenzia UCA News: "La sua morte non riguarda la nostra diocesi. Egli ha fatto ben poco per Shanghai, dopo averla lasciata"

A Taiwan, pur nel rovente clima pre-elettorale, la figura del card. Gong Pinmei suscita commossi ricordi. In un colloquio con Fides, il card. Paul Shan Kuo-hsi, vescovo di Kaohsiung e presidente della Conferenza Episcopale Regionale di Taiwan, ha detto: "L’eredità maggiore del card. Kung è stata la sua santità: grande fede in Dio, nella Chiesa, nel Papa; profonda fedeltà alla Chiesa, per cui ha sofferto molto ed è stato in prigione trent’anni".

Secondo il card. Shan la "lezione di vita" del card. Gong resta impressa nella mente dei cattolici in Cina e a Taiwan: "Il suo esempio incoraggia tutti i cattolici cinesi ad avere salda fede in Dio e fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro. Perciò è stato davvero un martire, anche se non ha versato il suo sangue". "La Chiesa in Cina – ha concluso il Porporato – ha imparato molto da lui, lo ha amato e rispettato molto come leader spirituale, servitore di Dio, Buon Pastore, pronto a dare la vita per il suo gregge". (…)

 

 

Perdita di credibilità del governo comunista cinese

 

 

Fides, 17/3/2000  (…) Dopo l’ordinazione illegale di 5 vescovi, avvenuta a Pechino lo scorso 6 gennaio (vedi Fides del 14/1/2000), molti vescovi e sacerdoti della Chiesa ufficiale stanno rivedendo la loro adesione all’Associazione Patriottica. Il governo cinese e l’Associazione Patriottica si trovano ad affrontare lo scontento e le critiche al loro interno e stanno rispondendo con un controllo più forte.

Fonti di Fides affermano che gli stessi vescovi ordinati sono "pentiti" di aver partecipato all’ordinazione. Il neo-ordinato vescovo di Baoding, Su Changshan – che come tutti i candidati era stato isolato una settimana prima dell’ordinazione - ha confessato di "essere stato ingannato: gli era stato detto che l’ordinazione era legittima"; Lu Xinping di Nanjing "piange a causa dell’ordinazione"; Fag Jianping di Tangshan, il più duro ad accettare di essere ordinato, "sta pagando per la sua resistenza". Quello di Mingdong, Zhan Silu, è rifiutato dalla sua comunità perché "nessuno va alla sua messa".

La reazione più forte del governo è contro i 114 seminaristi del seminario nazionale di Pechino che, pur essendo precettati a partecipare alla cerimonia del 6 gennaio, la sera prima hanno deciso di non parteciparvi, firmando un documento e consegnandolo al rettore. Le autorità stanno investigando tutti i firmatari del documento. Prima delle vacanze del Capodanno cinese hanno avvertito i seminaristi che se volevano tornare in seminario dovevano "accettare la politica religiosa del governo e l’obbedienza all’Associazione Patriottica". Un seminarista di Shashi (Hubei), quello che aveva portato la lettera al rettore, è stato praticamente espulso.

La decisione dei seminaristi ha sorpreso e commosso molti strati della Chiesa ufficiale. Il seminario nazionale di Pechino è la sede del segretario generale dell’Associazione Patriottica Nazionale, Antonio Liu Bainian, che in tutti questi anni ha cercato di progettare una "chiesa autonoma" da Roma. L’ordinazione illegale ha invece scatenato una reazione opposta. Cattolici della Chiesa ufficiale sono rimasti delusi dall’ordinazione, e vogliono mettere in discussione la funzione dell’Associazione Patriottica. Dal ’94 Pechino cerca la distruzione della Chiesa sotterranea, chiedendo a vescovi e preti di entrare nella Chiesa ufficiale, o eliminando i più riottosi. Alcuni vescovi sotterranei, che stavano per entrare nella Chiesa ufficiale, si sono fermati e "hanno cambiato idea". L’Associazione Patriottica, che aveva programmato altre 15 ordinazioni episcopali, è nell’empasse perché tutti i candidati aspettano l’approvazione papale. Secondo alcuni osservatori a Pechino, le ordinazioni del 6 gennaio sono "una perdita di faccia [credibilità]" del governo nei confronti di vescovi, preti e fedeli della Chiesa ufficiale.