Dai Sermoni
diversi di San Bernardo da Chiaravalle:
“Ave Maria,
piena di grazia”. Veramente piena, giacché piace a Dio, agli angeli ed agli
uomini. Agli uomini, per la fecondità; agli angeli, per la verginità; a Dio,
per l’umiltà. Ella afferma che il
Signore l’ha guardata soltanto per questa virtù (Lc. 1, 28, 48), perché
egli è colui che volge lo sguardo verso le cose umili, e guarda le vette da
lontano (Sal. 137, 5).
Come, infatti,
gli occhi di Satana guardano tutto ciò che si innalza, così gli occhi del
Signore contemplano tutto ciò che si abbassa. Perciò nel Cantico dei Cantici si
dice: “Volgiti, volgiti, o Sunamite; volgiti, volgiti, vogliamo ammirarti” (Ct.
6, 12). (Le quattro superbie) Quattro
volte dice “Volgiti”, riferendosi alle quattro superbie, a causa delle quali
allontanatasi da Dio non era vista. Vi è, infatti, una superbia del cuore, una
superbia della bocca, una superbia dell’opera, e una superbia del vestito. Superbia del cuore è quando l’uomo è
grande ai suoi stessi occhi. Contro questa superbia prega il Savio dicendo:
“Non permettere che io insuperbisca ai miei occhi” (Is. 5, 21).
La superbia della bocca o della lingua, che si
chiama anche vanto, si ha quando l’uomo non solo si considera grande, ma anche
lo palesa. Per ciò il Salmista dice: “Confonda il Signore ogni labbro bugiardo
ed ogni lingua arrogante” (Sal. 11, 4).
Si ha la superbia dell’opera quando l’uomo si
comporta con una certa boria per apparire grande. E di questo lo stesso
Salmista dice: “Non abiterà nella mia casa chi agisce con superbia” (Sal. 100,
7).
La superbia del vestito si ha quando l’uomo, per
apparire importante, si veste con abiti pregiati. Per ciò dice San Paolo: “Non
in abiti pregiati” (1 Tim. 2, 9). Ed il Signore ai discepoli: “Quelli che
portano morbide vesti stanno nelle case dei re” (Mt. 11, 8), ove abbonda la
superbia.
(Il rimedio alla superbia) Cinque cose perciò ha dato il
Signore all’anima razionale come rimedio a questa peste mortifera: il luogo, il
corpo, la tentazione del demonio, la predicazione di Cristo e la sua vita. Il
luogo, perché è un esilio; il corpo, perché è gravoso; la tentazione perché ci
tormenta; la predicazione di Cristo, perché ci istruisce; e la sua vita perché
ci forma.
Dio realizza
nell’anima l’umiltà per mezzo di queste cose, quasi fossero cinque sensi. Come
l’anima infatti è la vita del corpo, così Dio è la vita dell’anima; e come il
corpo more se non lo sostenta l’anima per mezzo dei cinque sensi, così pure muore l’anima se Dio non la umilia per
mezzo di queste cose. (N° 47 dei Sermoni diversi o brevi)
La
superbia e la vanità rendono sterile la preghiera – Avete fatto attenzione
a quel fariseo che prega? (cfr. Lc. 18, 11-14). Non era ladro, non era
ingiusto, né adultero. Era, forse, privo di frutti di penitenza? No, digiunava
due volte la settimana, pagava le decime di tutto quanto possedeva. Ma, forse
voi supponete che fosse ingrato. Ascoltate quello che dice: “O Dio, ti
ringrazio”. Però non era vuoto, non si
era abbassato, non era umile, ma era superbo. Non si preoccupò, infatti, di sapere cosa gli mancasse, ma esagerò i suoi meriti, e, pertanto, la
sua non era una pienezza solida, ma un gonfiore. Ritornò così a casa sua vuoto,
egli che aveva finto di essere pieno. Al contrario, quel pubblicano che si era
umiliato ed abbassato, che si era preoccupato di presentare il vaso vuoto, si
portò via una grazia più grande.
Necessità di astenersi dai vizi, fare degna penitenza,
essere devoto verso Dio e veramente umili – Noi, pertanto, fratelli miei, se
desideriamo trovar grazia, non solo dobbiamo per l’avvenire astenerci dai vizi,
ma dobbiamo fare anche degna penitenza dei peccati commessi. E dobbiamo pure
preoccuparci di essere devoti verso Dio ed umili davvero. Il Signore, infatti,
rivolge con piacere lo sguardo a tali anime, con quegli occhi pietosi, di cui
parla il Saggio: “La grazia e la misericordia di Dio riposano sui suoi santi,
ed il suo sguardo si volge ai suoi eletti” (Sap. 4, 15). E forse per questo
chiama quattro volte l’anima su cui vuole posare lo sguardo, dicendo: “Volgiti,
volgiti, o Sunamite, volgiti, volgiti, perché possiamo guardarti” (Ct. 6, 12),
affinché non continui nelle abitudini di peccare, né nella coscienza delle sue
colpe, ma nemmeno nella tiepidezza e nella apatia della ingratitudine, o nella
cecità della superbia. Da questi quattro pericoli si degni di allontanarci e
liberarci quel Signore, che per noi da Dio Padre fu fatto sapienza e giustizia,
santificazione e redenzione, Gesù Cristo Nostro Signore, che con il Padre e lo
Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.
(Nell’Annunziazione del Signore – III). (cfr. San Bernardo di Chiaravalle, Gli scritti mariani, Edizioni Centro
Volontari della Sofferenza, Roma, 1980, pagg. 189, 190, 186-187)