L’Osservatore Romano, 18 marzo 2000

 

I trecento anni di eroica esistenza del Seminario di Spalato

 

Giampaolo Mattei

 

Il 25 marzo il seminario minore di Spalato (Croazia) dedicato all’Annunciazione, con il suo liceo classico, compie 300 anni ed è anche pronto l’edificio ristrutturato che ospita i seminaristi ed è anche un punto di riferimento per la vita ecclesiale della Diocesi e della regione della Dalmazia e anche dell’Erzegovina. (…)

La Celebrazione Eucaristica per i 300 anni del seminario sarà presieduta sabato 25 dal Cardinale Vinko Puljic, Arcivescovo di Vrhbosna, Sarajevo. Sarà presente l’Arcivescovo Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Sarà presente il Nunzio Apostolico, arcivescovo Giulio Einaudi.

È un edificio storico quello del seminario di Spalato. Si trova a pochi passi dal centro della città che coincide con quella meraviglia che è il Palazzo di Diocleziano.

È un edificio storico perché sta li a ricordare che le persecuzioni non appartengono solo al passato, ai tempi di Diocleziano. Nel 1956, infatti, i seminari maggiore e minore vennero chiusi dai comunisti. Fu possibile riaprili nel 1963. Ma l’edificio era stato talmente devastato da renderlo inabitabile.

La decisione di chiudere i seminari venne presa dal regime comunista jugoslavo in seguito alla ferma presa di posizione dell’allora Arcivescovo Franc Franic contro le cosiddette “associazioni professionali dei sacerdoti”, pensate dai comunisti per rompere dall’interno l’unità della Chiesa cattolica croata con la Sede di Pietro.

Il loro subdolo tentativo fallì, ma il prezzo pagato dalla Chiesa di Spalato fu molto alto. Vennero chiusi il seminario maggiore e quello minore, sequestrato l’episcopio e requisiti i beni. Non ci fu sacerdote che non venne perseguitato e non pochi furono ammazzati o incarcerati.

Rettore del seminario in quei drammatici anni della chiusura e della difficile riapertura fu Mons. Ante Juric, l’attuale Arcivescovo di Spalato-Makarska. Racconta con emozione la vicenda del “suo” seminario. Fu lui in pratica a dirigere i lavori per la costruzione del prefabbricato che ancora oggi ospita il seminario. Ricorda benissimo anche i particolari tecnici, perché si dovette improvvisare architetto, ingegnere, manovale…

“Nonostante la persecuzione che ci costringeva a vivere in condizioni terribili non abbiamo mai perduto né la speranza né il sorriso – racconta – . Quando ci fu la chiusura i seminaristi erano 45. Solo 15 hanno lasciato. Gli altri 30 li abbiamo sistemati in altri seminari della Croazia”.

“I seminaristi aumentavano di anno in anno e noi puntualmente aggiungevamo nuovi locali al prefabbricato – afferma Mons. Juric –. I lavori li facevamo soprattutto nel periodo estivo, invece di andare in vacanza i seminaristi restavano qui a lavorare. I giovani venivano in seminario con gioia. Non era una scelta di comodo perché, ad esempio, perdevano anche il diritto all’assistenza sanitaria pubblica. La nostra scuola non era riconosciuta dallo Stato. Anche durante il servizio militare erano vittime di ingiustizie continue. Ma non hanno ceduto, sono rimasti quasi tutti. E quelli che sono usciti hanno formato famiglie cristiane”.

Il seminario – conclude l’Arcivescovo Juric – è stata davvero una scuola di fede per più di una generazione di sacerdoti. Sapevamo che i comunisti l’avevano chiuso per rabbia, per vendetta contro il nostro Arcivescovo Franic che era rimasto fedele al Papa. Questo ci dava coraggio. Così non ci hanno spaventato neppure le minacce”.

Oggi vediamo che la scelta di opporci ad ogni costo alle violenze dei comunisti è stata giusta – afferma Mons. Franic –. Per un Vescovo “perdere” due seminari è un colpo durissimo. Ma non potevo cedere alla richiesta dei comunisti. Ricevetti anche una lettera del Cardinale Stepinac. Mi scrisse, dall’esilio a Krasic, che approvava in pieno la mia decisione. Nessun compromesso quando si tratta della Chiesa e della sua unità”.

Ecco, dunque, la storia che la comunità del seminario spalatino si appresta a celebrare. La fondazione avvenne il 25 marzo 1700 ad opera dell’Arcivescovo Stjepan Cosmi. Sul portone d’ingresso fece mettere questa scritta: “Religioni et bonis artibus”. Venne tolta durante l’occupazione italiana della città.

Lo scorso anno l’Arcivescovo Juric ha scritto una lettera pastorale proprio per riaffermare l’importanza del seminario e il significato di questi trecento anni di vita. “Vorrei che vi ricordiate – si legge – con un’attenzione particolare di questo “nido” dell’Arcidiocesi dal quale ci aspetta che escano apostoli giovani e pieni di entusiasmo, sia chierici che laici, che si mettano al servizio di Dio, della Chiesa, del popolo. Sentiamo tutti l’urgente bisogno di sacerdoti e di laici zelanti, dotti ma soprattutto santi. Pertanto in questo anno centenario del nostro seminario raccogliamoci in preghiera ed innalziamo l’orazione per questo venerabile istituto e per quanto in esso vivono e lavorano”.

Certamente il tempo della chiusura è stato il più difficile. Ma anche durante la Seconda Guerra Mondiale la situazione è stata tragica. Gli italiani, dopo l’occupazione di Spalato, si sono impossessati nel 1941 dell’edificio del seminario in cui, pochi giorni prima, avevano cercato di istallarsi i militari del re jugoslavo. Più tardi subentrarono i tedeschi. Il liceo è stato costretto a sospendere le lezioni dal settembre 1942 al settembre 1945. Arrivati i comunisti di Tito, sono cominciati i maltrattamenti ai seminaristi e ai superiori del seminario. Si arrivò quindi al “solito” processo-farsa con la chiusura dal 1956 al 1963.

La svolta è avvenuta con l’indipendenza della Croazia. Nel 1990 il liceo classico del seminario, intitolato a don Franc Bulic ha ottenuto il riconoscimento da parte dello Stato. È stato anche restituito l’edificio del seminario e sono potuti cominciare i lavori non di restauro ma in pratica di totale ricostruzione visti i danni fatti dai comunisti.

I preparativi per la celebrazione del terzo centenario sono iniziati da tempo. Il Rettore, Mons. Pavao Banic, tiene a precisare che la prima preparazione, quella autentica, è stata fatta nella preghiera, rendendo grazie a Dio per il bene ricevuto in questi tre secoli di storia. (…)