Il Messaggero, 20 settembre 2000
Contrordine dagli USA
Il divorzio? Per i figli è sempre una catastrofe
dal nostro corrispondente
ANNA GUAITA
NEW YORK - Se il divorzio avviene in modo civile, se i genitori rimangono entrambi presenti nella vita dei figli, se non ci sono tragedie e vendette, i bambini sopravviveranno senza gravi cicatrici psicologiche. Giusto? No. Niente affatto. I bambini soffrono, e continueranno a soffrire da adulti. Per tutta la vita i figli del divorzio saranno più proni alla depressione, riusciranno peggio a scuola, avranno un numero imponente di problemi psicologici.
Benvenuti
nell'epoca del ripensamento. Una nuova scuola di pensiero negli Usa insiste che
l'ottimistica teoria del "divorzio indolore" difesa per quasi tre
decenni fa acqua da tutte le parti. Seguiti passo passo nelle fasi cruciali
della loro vita, i bambini di genitori divorziati sembrano portarsi dentro un
dolore inestinguibile, una paura della solitudine e dell'abbandono che li
spinge a commettere a loro volta da adulti errori nella scelta del partner, in
un perverso circolo vizioso.
La scuola del
revisionismo, che si basa sul contatto diretto e prolungato con i figli del
divorzio e non su sondaggi o statistiche, ha prodotto recentemente quattro
clamorosi rapporti scritti da sociologi e assistenti sociali. Di questi la più
famosa e discussa è la terapista Judith Wallestein, docente all'Università di
Berkeley e autrice di numerosi saggi sulla materia. Il suo ultimo libro, The Unexpected Legacy of Divorce
(L'inattesa eredità del divorzio) ha causato un vespaio di polemiche perché vi
si arriva a sostenere che per i figli è meglio un matrimonio traballante e
imperfetto che un divorzio conclusivo e perfetto: «I figli non perdono solo un
genitore, perdono un equilibrio esistenziale. Nelle famiglie del divorzio ci
sono meno soldi, c'è meno continuità, c'è perfino una peggiore alimentazione».
Altri sociologi dalle convinzioni più tolleranti attaccano la Wallestein
ricordando che i suoi esperimenti sono limitati e non statisticamente validi:
«Studi su scala più vasta - risponde il sociologo Paul Amato della Pennsylvania
State University - confermano che il divorzio aumenta il rischio per certi
bambini, ma non ci sono conferme che questo rischio si trasformi in una
dannazione vita natural durante».
E tuttavia, la
posizione della dottoressa Wallestein trova sostenitori, soprattutto fra i
giudici civili che raccomandano alle coppie di ricorrere al divorzio solo in
casi di provata gravità, e non per «avere più spazio»: «Magari voi sarete più
felici - ironizza il giudice Anne Watson -. Ma credete che lo saranno anche i
vostri figli?».