Il Foglio, Milano, 20-6-2000

 

Il gay espulso dall’Arci

 

Dialoga con Storace e dice che l’ostentazione non serve

 

Spalvieri contesta il World Pride: “Non otterremo niente di concreto”

 

 

Roma – “Non è con l’ostentazione e con il muro contro muro che otterremo qualcosa di concreto sui diritti civili. Gli omosessuali non possono contare soltanto sugli amici, e per un motivo semplicissimo: i voti per far passare le proposte che ci interessano in Parlamento non ci sono. Quindi non arriviamo da nessuna parte. E non sto parlando solo del Polo: anche i cattolici del centrosinistra bloccano tutto, e senza loro non si otterrà nulla”.

Marco Spalvieri, 25 anni, agente di commercio, fino al 7 maggio era presidente dell’Arcigay di Roma, con i suoi 200 soci del circolo Caravaggio. (…) Ma quel giorno i dirigenti dell’Arcigay nazionale, convocati appositamente nella libreria Babele di Milano, lo hanno espulso. La sua colpa? Aveva proposto che il World Gay Pride slitasse di una settimana per non dare troppo fastidio al Vaticano. O meglio: non aveva detto subito no all’ipotesi di rinvio avanzata dal presidente del Lazio, Francesco Storace.

Insomma, voi volete il dialogo, la via soft? “Non siamo contro il World Pride, ma rinviarlo di sette giorni non ci sarebbe costato nulla. Io non ho problemi a scendere in piazza, ma con obiettivi e interlocutori precisi: per esempio, manifestando sotto Montecitorio, o davanti alle sedi dei partiti. Quando il Papa andò in Campidoglio due anni fa, siamo stati noi a organizzare la protesta, e siamo stati in prima fila anche per la salvaguardia di Montecaprino, luogo storico dei gay romani. Ma se si vuole fare politica e ottenere risultati concreti bisogna essere disposti a trattare con tutti, senza corsie preferenziale per la sinistra. L’arcigay è succube dei DS. Noi vogliamo semplicemente sensibilizzare quelli che sono più lontani da noi, perché convincere i già convinti è troppo facile. E, soprattutto, inutile”. (…)

Ma il movimento gay sembra compatto nel difendere la data e il percorso della sfilata. “Noi ci preoccupiamo di ciò che accadrà dal 9 luglio in poi: non è con le provocazioni che si conquistano i diritti, e questa marcia potrebbe rivelarsi perfino controproducente. In realtà sappiamo tutti che il World Pride nella Roma del Giubileo è stato concepito con un unico scopo: quello di ‘dare una scossa al Vaticano’. All’inizio si favoleggiava di un milione di partecipanti. Ma il giorno dopo, quando ci saremo sfogati, cosa cambierà in concreto per i 4-5 milioni di italiani omosessuali? Quel giorno ci dipingeranno con toni assurdi, che vanno contro la nostra identità, contro la realtà della vita di ogni giorno”. (…)

“Si è aperto un dialogo, senza aizzamenti reciproci. E poi preferisco un chiaro no all’ipocrisia di certi politici del centrosinistra che quando c’è da votare si danno malati”.