Dialoga con
Storace e dice che l’ostentazione non serve
Spalvieri
contesta il World Pride: “Non otterremo niente di concreto”
Roma – “Non è
con l’ostentazione e con il muro contro muro che otterremo qualcosa di concreto
sui diritti civili. Gli omosessuali non possono contare soltanto sugli amici, e
per un motivo semplicissimo: i voti per far passare le proposte che ci
interessano in Parlamento non ci sono. Quindi non arriviamo da nessuna parte. E
non sto parlando solo del Polo: anche i cattolici del centrosinistra bloccano
tutto, e senza loro non si otterrà nulla”.
Marco Spalvieri, 25 anni, agente di commercio, fino al
7 maggio era presidente dell’Arcigay di Roma, con i suoi 200 soci del circolo
Caravaggio. (…) Ma quel giorno i
dirigenti dell’Arcigay nazionale, convocati appositamente nella libreria
Babele di Milano, lo hanno espulso. La
sua colpa? Aveva proposto che il World Gay Pride slitasse di una settimana per
non dare troppo fastidio al Vaticano. O meglio: non aveva detto subito no
all’ipotesi di rinvio avanzata dal presidente del Lazio, Francesco Storace.
Insomma, voi
volete il dialogo, la via soft? “Non siamo contro il World Pride, ma rinviarlo
di sette giorni non ci sarebbe costato nulla. Io non ho problemi a scendere in
piazza, ma con obiettivi e interlocutori precisi: per esempio, manifestando
sotto Montecitorio, o davanti alle sedi dei partiti. Quando il Papa andò in
Campidoglio due anni fa, siamo stati noi a organizzare la protesta, e siamo
stati in prima fila anche per la salvaguardia di Montecaprino, luogo storico
dei gay romani. Ma se si vuole fare politica e ottenere risultati concreti
bisogna essere disposti a trattare con tutti, senza corsie preferenziale per la
sinistra. L’arcigay è succube dei DS. Noi vogliamo semplicemente sensibilizzare
quelli che sono più lontani da noi, perché convincere i già convinti è troppo
facile. E, soprattutto, inutile”. (…)
Ma il
movimento gay sembra compatto nel difendere la data e il percorso della sfilata.
“Noi ci preoccupiamo di ciò che accadrà dal 9 luglio in poi: non è con le
provocazioni che si conquistano i diritti, e questa marcia potrebbe rivelarsi
perfino controproducente. In realtà
sappiamo tutti che il World Pride nella Roma del Giubileo è stato concepito con
un unico scopo: quello di ‘dare una scossa al Vaticano’. All’inizio si
favoleggiava di un milione di partecipanti. Ma il giorno dopo, quando ci saremo
sfogati, cosa cambierà in concreto per i 4-5 milioni di italiani omosessuali?
Quel giorno ci dipingeranno con toni assurdi, che vanno contro la nostra
identità, contro la realtà della vita di ogni giorno”. (…)
“Si è aperto
un dialogo, senza aizzamenti reciproci. E poi preferisco un chiaro no
all’ipocrisia di certi politici del centrosinistra che quando c’è da votare si
danno malati”.