Roma. Gran
parte degli italiani è contraria allo svolgimento del gay pride durante il
Giubileo. Il dato viene confermato ora da un sondaggio eseguito da Datamedia
per conto della trasmissione di Retequattro “Parlamento In”. Ancora una volta
dunque (risultati analoghi erano emersi da due rilevazioni dell’Espresso e del Corriere della Sera) la statistica smentisce quanto finora lasciato
credere dalla maggioranza dei media.
Pare, anzi,
che con l’approssimarsi della manifestazione, l’opinione pubblica sia sempre
più convinta dell’inopportunità del gay pride. Stavolta, infatti, ben il
63& delle mille persone intervistate ha risposto di non ritenere
condivisibile la scelta di ostentare l’”orgoglio omosessuale” proprio nel corso
dell’Anno Santo, mentre soltanto il 18,9% giudica condivisibile l’iniziativa.
Nei precedenti sondaggi, le percentuali dei contrari erano state del 42% e del
56%.
In
quest’ultimo caso, Datamedia ha chiesto anche: “Secondo lei, se una
manifestazione del genere fosse stata organizzata in un altro centro spirituale
e religioso come La Mecca o Gerusalemme, come si sarebbero comportate le
autorità del luogo?”. Il 42,6% degli intervistati è convinto “che l’avrebbero
ostacolata con la forza”, il 35,9% che “l’avrebbero impedita” e appena il 5,3%
pensa che l’evento sarebbe stato autorizzato.
Per Carlo Giovanardi (Ccd),
vicepresidente della Camera, è ormai evidente che il gay pride a Roma e durante
il Giubileo “offende profondamente migliaia di cittadini”. E pur riconoscendo
“piena libertà a tutti”, il deputato della Vela ha rimarcato la necessità che
il rispetto sia reciproco: “Per questo la manifestazione dovrebbe svolgersi in
un’altra città oppure dopo il 2000”. Giovanardi, insieme ad altri parlamentari
del centrodestra, ha annunciato ieri il suo sostegno alla
fiaccolata-pellegrinaggio da San Giovanni in Laterano al Santuario della
Madonna del Divino Amore organizzata per il primo luglio dal Centro culturale
Lepanto e dall’Associazione “Famiglia domani”. Hanno aderito anche Maria Burani
Procaccini (Forza Italia), Riccardo Pedrizzi e Gustavo Selva di Alleanza
nazionale, Alessandro Cè della Lega. “Non capisco perché si debba essere
orgogliosi di un fatto privato come il comportamento sessuale – ha detto la
Burani Procaccini -. In Internet si trova addirittura una pagina che invita
all’”orgoglio dei pedofili”. Orami siamo all’assurdo…” Selva e Cè hanno
invitato a considerare “che il vero obiettivo di campagne come il gay pride è
arrivare alle leggi sulle unioni omosessuali, alla loro parificazione con la
famiglia, magari all’adozione”. Rivendicazioni che, per Pedrizzi, “attaccano
non solo i valori cristiani, ma anche quelli naturali”. (…)