Avvenire, 9-6-2000

 

Gay pride, italiani contrari

 

Sondaggio: il 63% non lo vuole durante il Giubileo

 

Roma. Gran parte degli italiani è contraria allo svolgimento del gay pride durante il Giubileo. Il dato viene confermato ora da un sondaggio eseguito da Datamedia per conto della trasmissione di Retequattro “Parlamento In”. Ancora una volta dunque (risultati analoghi erano emersi da due rilevazioni dell’Espresso e del Corriere della Sera) la statistica smentisce quanto finora lasciato credere dalla maggioranza dei media.

Pare, anzi, che con l’approssimarsi della manifestazione, l’opinione pubblica sia sempre più convinta dell’inopportunità del gay pride. Stavolta, infatti, ben il 63& delle mille persone intervistate ha risposto di non ritenere condivisibile la scelta di ostentare l’”orgoglio omosessuale” proprio nel corso dell’Anno Santo, mentre soltanto il 18,9% giudica condivisibile l’iniziativa. Nei precedenti sondaggi, le percentuali dei contrari erano state del 42% e del 56%.

In quest’ultimo caso, Datamedia ha chiesto anche: “Secondo lei, se una manifestazione del genere fosse stata organizzata in un altro centro spirituale e religioso come La Mecca o Gerusalemme, come si sarebbero comportate le autorità del luogo?”. Il 42,6% degli intervistati è convinto “che l’avrebbero ostacolata con la forza”, il 35,9% che “l’avrebbero impedita” e appena il 5,3% pensa che l’evento sarebbe stato autorizzato.

Per Carlo Giovanardi (Ccd), vicepresidente della Camera, è ormai evidente che il gay pride a Roma e durante il Giubileo “offende profondamente migliaia di cittadini”. E pur riconoscendo “piena libertà a tutti”, il deputato della Vela ha rimarcato la necessità che il rispetto sia reciproco: “Per questo la manifestazione dovrebbe svolgersi in un’altra città oppure dopo il 2000”. Giovanardi, insieme ad altri parlamentari del centrodestra, ha annunciato ieri il suo sostegno alla fiaccolata-pellegrinaggio da San Giovanni in Laterano al Santuario della Madonna del Divino Amore organizzata per il primo luglio dal Centro culturale Lepanto e dall’Associazione “Famiglia domani”. Hanno aderito anche Maria Burani Procaccini (Forza Italia), Riccardo Pedrizzi e Gustavo Selva di Alleanza nazionale, Alessandro Cè della Lega. “Non capisco perché si debba essere orgogliosi di un fatto privato come il comportamento sessuale – ha detto la Burani Procaccini -. In Internet si trova addirittura una pagina che invita all’”orgoglio dei pedofili”. Orami siamo all’assurdo…” Selva e Cè hanno invitato a considerare “che il vero obiettivo di campagne come il gay pride è arrivare alle leggi sulle unioni omosessuali, alla loro parificazione con la famiglia, magari all’adozione”. Rivendicazioni che, per Pedrizzi, “attaccano non solo i valori cristiani, ma anche quelli naturali”. (…)