L’Osservatore Romano, 16-2-2000
Intervista al Cardinale Korec
Ci hanno imprigionato
Ci hanno ucciso
Ma non abbiamo mai rinnegato Pietro
(N.d.R.: I sottotitoli sono nostri)
Sommario
Parla
uno degli testimoni della Chiesa del silenzio
“Quante
volte sono stato sul punto di essere ucciso, poi succedeva qualcosa di
imprevisto che mi riportava alla vita”
Dopo
40 anni di persecuzione, ci sono 3,5 milioni di slovacchi cattolici su 5
milioni
“L'assurdo
del regime ateo e comunista: hanno cercato di cancellare la storia del popolo
del quale loro si proclamavano difensori”
“Quanti
cristiani sono stati ingiustamente condannati e privati dei loro diritti
fondamentali!”
“I
pagani, nei primi secoli, arrestavano i cristiani e quasi subito li uccidevano
anche in maniera brutale. I comunisti hanno fatto peggio”
“Ci
possono arrestare, torturare, picchiare, anche uccidere, ma alla fine vinceremo
noi”
“Sono
evidenti i segni della vitalità e della freschezza della Chiesa”
“Non
ci si può piegare mai quando è in gioco la Chiesa di Cristo”
GIAMPAOLO MATTEI
Li hanno emarginati, imprigionati,
anche uccisi. Ma non sono riusciti a spezzare la fedeltà dei cattolici
slovacchi a Pietro, il pilastro, come lo chiamano.
Per la prima volta nella storia i
cattolici slovacchi hanno potuto compiere il pellegrinaggio a Roma per vivere
l'Anno Santo tutti insieme, senza avere problemi per il visto sul passaporto o
con la polizia.
Nel 1975 il governo comunista cercò in
ogni modo di non far arrivare la notizia che Paolo VI aveva indetto il Giubileo:
solo pochi cattolici riuscirono a saperlo. Nel 1983 piccoli gruppi di fedeli
ebbero la possibilità di venire a Roma, ovviamente rischiando molto.
Nel 2000 sono venuti in 4.500
accompagnati da tutti i Vescovi. Ed è venuto anche il Presidente della Repubblica.
È il segno della storia che cambia.
Li volevano separare da Pietro e loro
oggi sono nella Casa di Pietro per rinnovare quella fedeltà che hanno mantenuto
anche a prezzo del loro sangue.
Parla
uno degli testimoni della Chiesa del silenzio
"Non potremmo vivere senza Pietro,
negli anni della persecuzione comunista Pietro è stata sempre la nostra
speranza. Amiamo Pietro come noi stessi, più di noi stessi. È la nostra forza.
Amiamo Pietro e lo abbiamo amato nella persona di Pio XII, di Giovanni XXIII,
di Paolo VI, di Giovanni Paolo I, di Giovanni Paolo lI". A parlare è il
Cardinale Ján Chryzostom Korce, uno degli eroici testimoni della cosiddetta
Chiesa del silenzio, Chiesa delle catacombe.
Quando, il 24 agosto 1951, ricevette
clandestinamente l'ordinazione episcopale era il più giovane Vescovo del mondo.
Aveva 27 ani ed era sacerdote da appena dieci mesi. Il 6 febbraio 1990 è stato
nominato Vescovo di Nitra - quindi successore di san Metodio - la prima diocesi
(880) di tutta l'Europa centro-orientale. È stato creato e pubblicato Cardinale
da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 28 giugno 1991.
“Quante
volte sono stato sul punto di essere ucciso, poi succedeva qualcosa di
imprevisto che mi riportava alla vita”
Il Cardinale Korce ha conosciuto i processi-farsa e il carcere duro. Ma non
ha perduto mai la fede e la speranza. E neppure il senso dell'umorismo tanto
che racconta sorridendo alcuni episodi agghiaccianti: «Ricordo quella volta che
i comunisti manomisero i freni della mia auto. Volevano ammazzarmi 'costruendo'
un falso incidente stradale. Non so come riuscii a salvarmi». Anzi, lo sa
benissimo: «Siamo tutti nelle mani del Signore - dice -. Quante volte sono
stato sul punto di essere ucciso, poi succedeva qualcosa di imprevisto che mi
riportava alla vita. Siamo nelle mani di Dio, è a Lui che dobbiamo tutto e per
questo dobbiamo sforzarci di fare la sua volontà nella certezza che non ci
abbandona mai e poi mai». (…)
Dopo
40 anni di persecuzione, ci sono 3,5 milioni di slovacchi cattolici su 5 milioni
«Stiamo vivendo il Giubileo dieci anni
dopo la caduta del comunismo che ci ha imposto quarant'anni di persecuzione e
di propaganda atea - prosegue -. Ma la nostra gente per tutto questo tempo è
rimasta fedele alla Chiesa, a prezzo di enormi sacrifici, vincendo paure e
pericoli. E questo dimostra che la Chiesa è davvero una, santa, cattolica,
apostolica. E una comunione viva, sempre in comunione con Cristo. È stata una
sorpresa, innanzitutto per noi Vescovi, scoprire che nel censimento del 1990
addirittura tre milioni e mezzo di slovacchi, su cinque milioni, si
dichiarassero cattolici. Uscivamo dalla dittatura comunista che aveva
programmata l'ateizzazione dagli asili alle università, che aveva perseguitato
i sacerdoti e i laici ecclesialmente impegnati, che aveva confiscato i beni
ecclesiastici e in pratica abolito Ordini e Congregazioni religiose, maschili e
femminili».
“L'assurdo
del regime ateo e comunista: hanno cercato di cancellare la storia del popolo
del quale loro si proclamavano difensori”
«Abbiamo subíto una persecuzione che ha
cercato di impedire a noi sacerdoti di celebrare l'Eucaristia - ricorda il
Cardinale -. Lo dovevamo fare sempre di nascosto. E questo nella cattolica
Slovacchia, come ha dimostrato il censimento. Nella Slovacchia dove la prima
chiesa venne consacrata nell'829 dall'Arcivescovo di Salisburgo, proprio nel
territorio della mia diocesi di Nitra. Ecco l'assurdo del regime ateo e
comunista: hanno cercato di cancellare la storia del popolo, di quel popolo del
quale loro si proclamavano difensori. Come si può pensare di impedire la
confessione pubblica della fede in una terra cattolica da oltre mille anni?».
“Quanti
cristiani sono stati ingiustamente condannati e privati dei loro diritti
fondamentali!”
Non riesce a trattenere le lacrime nel
ricordo di quei dolorosi anni, di tanto sangue versato: «Quanti confratelli
sono stati uccisi davanti a me! Quanti cristiani sono stati ingiustamente
condannati e privati dei loro diritti fondamentali! Ho lavorato per 25 anni
nelle fabbriche, senza dire che ero Vescovo. Ho fatto il guardiano notturno, lo
scaricatore. In prigione sono rimasto 12 anni. Nel 1960 sono certo che nella
mia stessa prigione c'erano 6 Vescovi e almeno 200 sacerdoti. Quasi tutti hanno
sofferto più di me e tanti sono morti. Nonostante ciò la Chiesa in Slovacchia è
viva!».
«La Chiesa che è in Slovacchia ha
vissuto nelle moderne catacombe - afferma -. Avevamo, ad esempio, tipografie
clandestine nelle cantine, ci incontravamo sulle montagne, in mezzo ai boschi,
nei luoghi più nascosti. La polizia segreta ci braccava. Per sette anni so di
aver avuto i microfoni nascosti nella mia abitazione. Non potevo parlare».
“I
pagani, nei primi secoli, arrestavano i cristiani e quasi subito li uccidevano
anche in maniera brutale. I comunisti hanno fatto peggio”
«Le catacombe – prosegue - hanno sempre
fatto parte della vita della Chiesa, dai primi secoli ai nostri giorni. Siamo
uniti ai primi martiri, recitiamo lo stesso Padre Nostro. Cambiano solo i modi
della persecuzione. Credo, forse perché l'ho sperimentata, che la persecuzione
comunista sia stata la più spietata. I comunisti hanno cercato di distruggere
la persona. I pagani, nei primi secoli, arrestavano i cristiani e quasi subito
li uccidevano anche in maniera brutale. I comunisti hanno fatto peggio. Penso
al Cardinale croato Stepinac o al Cardinale ungherese Mindszenty: dopo
l'arresto non era più lui tanto che al processo neppure sua madre l'ha
riconosciuto! Farmaci ed elettroschock l'avevano distrutto. Erano torture
‘raffinate’, condotte con 'metodi scientifici'. Quante persone sono state
trattate da bestie solo perché cristiane!».
“Ci
possono arrestare, torturare, picchiare, anche uccidere, ma alla fine vinceremo
noi”
«Ma l'ultima parola appartiene sempre e
solo a Dio - dice con forza il Cardinale -. Ci possono arrestare, torturare,
picchiare, anche uccidere, ma alla fine vinceremo noi. La nostra non è una
forza personale, ma è la forza di Dio, è la forza di Cristo risorto!».
Non c'è astio verso i persecutori nelle
parole del Cardinale: «Quelli che mi hanno condannato, che hanno ucciso i miei
confratelli, i miei amici, sono quasi tutti morti e sono davanti a Dio, vedono
il volto di Dio. Sia per loro misericordia».
E non c'è neppure scoraggiamento: «È
vero, non ci siamo mai scoraggiati. Abbiamo ripreso la nostra missione appena è
stato possibile. Ordini e Congregazioni religiose sono finalmente usciti dalla
clandestinità e oggi possono contare su numerose vocazioni. Lo stesso vale per
i seminari diocesani. Nel seminario maggiore della mia diocesi di Nitra abbiamo
140 seminaristi. Così sto ordinando 20-22 sacerdoti ogni anno. E non solo
abbiamo ristrutturato l'edificio del seminario, ma ho potuto consacrare
sessanta nuove chiese. Alcuni nostri sacerdoti sono andati all'estero a svolgere
la loro missione: penso ai verbiti partiti per l'Asia e per l'Africa».
“Sono
evidenti i segni della vitalità e della freschezza della Chiesa”
«Non siamo angeli, abbiamo le nostre
debolezze umane – aggiunge -. Ma sono evidenti i segni della vitalità e della
freschezza della Chiesa. E il Giubúeo è un'occasione propizia per la
conversione. Dopo la caduta del comunismo, abbiamo deciso di dedicare dieci
anni al rinnovamento spirituale del nostro popolo. Gli ultimi tre anni di
questo itinerario di rinnovamento li abbiamo vissuti, con la Chiesa universale,
come tempo di preparazione immediata al Grande Giubileo, secondo le indicazioni
di Giovanni Paolo II. Sono stati tre anni intensissimi di iniziative spirituali
nelle nostre diocesi. (…)».
“Non
ci si può piegare mai quando è in gioco la Chiesa di Cristo”
Il Cardinale Korec ci congeda con una
vigorosissima stretta di mano. Poi stringe i pugni e li leva verso l'altro.
«Dobbiamo tutti essere forti perché la verità non ammette sconti, non ci si può
piegare mai quando è in gioco la Chiesa di Cristo, quando si tratta di
difendere Pietro» dice, e continua a
tenere in alto le braccia a stringere i pugni.
È un segno di forza e che dà forza. È
il segno di vittoria di un Vescovo, di una Chiesa, che ha saputo resistere
eroicamente alla spietata persecuzione.