Leone XIII: dal Protestantesimo sono venuti il socialismo, il comunismo, il nichilismo

 

 

Sommario

 

Dopo la “Riforma” seguirono guerre e stragi “che pareva non ci fosse alcun luogo immune da tumulti e non macchiato da sangue”

“Per una serie di cause storiche notissime, la cosiddetta Riforma si mise a ferire la Chiesa nel cuore combattendo fieramente il papato”

“Sopraggiunge il filosofismo orgoglioso e beffardo del secolo XVIII”

“L’odierna miscredenza impugna il complesso dei principi consacrati dalla rivelazione e suffragati dalla sana filosofia”

“Vantandosi indifferenti a tutte le religioni, i pubblici poteri osteggiano l’unica stabilita da Dio”

Dal ateismo pratico derivò una profonda perturbazione dell’ordine morale

“La realtà conferma anche troppo le nostre deduzioni”

 

 

Dopo la “Riforma” seguirono guerre e stragi

“che pareva non ci fosse alcun luogo immune

da tumulti e non macchiato da sangue”

 

Dall’Enciclica “Diuturnum illud” (29.6.1881):

Dopo quella che chiamano "Riforma", i cui promotori e duci radicalmente combatterono con nuove dottrine la sacra e civile potestà, repentini tumulti e audacissime ribellioni seguirono specialmente in Germania, e ciò con tanto incendio di domestica guerra e con tanta strage, che pareva non ci fosse alcun luogo immune da tumulti e non macchiato da sangue.

Da quell'eresia ebbero origine nel secolo scorso la falsa filosofia e quel diritto che chiamano "nuovo" e la sovranità popolare e quella licenza che non conosce limite, e che moltissimi ritengono soltanto per libertà. Da ciò si è venuto alle recentissime pesti che sono il "comunismo", il "socialismo", il "nichilismo", orrendi mali e quasi morte della civile società. E tuttavia molti grandemente si sforzano di allargare la violenza di tanti mali e sotto la veste di alleviare la moltitudine suscitano grandi incendi e rovine. Queste cose, che ora ricordiamo, non sono né ignote né molto lontane.

 

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“Per una serie di cause storiche notissime,

la cosiddetta Riforma si mise a ferire la Chiesa nel cuore

combattendo fieramente il papato”

 

Dall’Enciclica “Annum ingressi” (19.3.1902):

 

Per una serie di cause storiche notissime, la cosiddetta Riforma del secolo XVI, innalzato il vessillo della ribellione, si mise a ferirla (la Chiesa) nel cuore combattendo fieramente il papato; e spezzato il vincolo dell'antica unità di giurisdizione e di fede, che raccoglieva i popoli sotto ali materne in un solo ovile, raddoppiandone spesso nell'armonia dei propositi la forza, il prestigio, la gloria, introdusse negli ordini cristiani una disgregazione lacrimevole ed esiziale. Non vogliamo dire con ciò che fin dalle prime mosse si avesse in mente di bandire dal mondo il dominio delle verità sovrannaturali; ma, rifiutata da un lato la prerogativa del seggio romano, causa effettiva e conservatrice dell'unità, e stabilito dall'altro il principio del libero esame, fu scossa dalle fondamenta la struttura del divino edificio, e aperto il varco a variazioni infinite e dubbi e negazioni, anche in materia di capitale importanza, tanto da superare la previsione degli stessi novatori.

 

 

“Sopraggiunge il filosofismo orgoglioso e beffardo del secolo XVIII”

 

Dischiuso così il cammino, sopraggiunge il filosofismo orgoglioso e beffardo del secolo XVIII, e va più oltre. Esso si prende gioco del sacro codice delle Scritture e ripudia in fascio tutte le verità divinamente rivelate, con l'intento finale di spegnere nella coscienza delle nazioni ogni religiosa credenza, ogni alito di spiriti cristiani. Uscirono da queste fonti i funesti e deleteri sistemi del razionalismo e panteismo, del naturalismo e materialismo, che instaurano sotto nuova sembianza errori antichi già pur confutati vittoriosamente dai padri e apologisti dei tempi cristiani, cosicché i superbi delle moderne età, per troppo voler vedere da sé, stravedono, vaneggiando col gentilesimo perfino intorno agli attributi dell'anima propria, e alle sorti immortali che la privilegiano.

 

 

“L’odierna miscredenza impugna il complesso dei principi

consacrati dalla rivelazione e suffragati dalla sana filosofia”

 

La guerra alla chiesa assumeva in tal modo un aspetto di maggior gravità che in passato, non meno per la veemenza, che per l'universalità dell'assalto. Poiché l'odierna miscredenza non si ferma al dubbio o alla negazione di questa o quella verità di fede, ma impugna bensì il complesso dei principi consacrati dalla rivelazione e suffragati dalla sana filosofia, di quei principi sacrosanti e fondamentali, che ammaestrano l'uomo, lo contengono nel dovere, gl'infondono coraggio e rassegnazione, e promettendogli incorruttibile giustizia e beatitudine perfetta al di là della tomba, gli inculcano di subordinare il tempo all'eterno, la terra al cielo. E che cosa si sostituisce a questi dettami, a questi incomparabili conforti della fede? Uno spaventoso scetticismo che agghiaccia i cuori e soffoca ogni magnanima aspirazione della coscienza.

 

 

“Vantandosi indifferenti a tutte le religioni,

i pubblici poteri osteggiano l’unica stabilita da Dio”

 

E dottrine tanto funeste trapassarono purtroppo, come vedete, venerabili fratelli, dal giro delle idee nella vita esteriore e negli ordini pubblici. Grandi e possenti stati vanno di continuo traducendole in pratica, convinte di capitanare in tal maniera i progressi del comune incivilimento. E quasi non dovessero i pubblici poteri accogliere e rispecchiare in sé quanto v'ha di più sano nella vita morale, si ritengono dispensati dal dovere di onorare pubblicamente Dio; e troppo sovente accade, che vantandosi indifferenti a tutte le religioni, osteggiano l'unica stabilita da Dio.

 

 

Dal ateismo pratico derivò una profonda perturbazione dell’ordine morale

 

Dal qual sistema di ateismo pratico doveva necessariamente derivare, e derivò, una profonda perturbazione dell'ordine morale, per essere la religione il precipuo fondamento della giustizia e dell'onestà, come pure intravidero famosi savi dell'antichità pagana. Poiché rotti i vincoli che legano l'uomo a Dio, assoluto e universale legislatore e giudice, non si ha più che una parvenza di morale puramente civile o, come dicono, indipendente, la quale, prescindendo dalla ragione eterna e dai divini precetti, mena inevitabilmente per la propria china all'ultima e fatale conseguenza di costituire l'uomo legge a se stesso. Il quale, incapace di adergersi sull'ali della speranza cristiana ai beni superni, non cercherà che un pasto terreno nella somma dei godimenti e degli agi della vita, acuendo la sete dei piaceri, la cupidigia delle ricchezze, l'avidità dei rapidi e smodati guadagni senza riguardo a giustizia, infiammando le ambizioni e la smania di appagarle anche illegittimamente, e ingenerando infine il disprezzo delle leggi e della pubblica autorità e una generale licenza di costumi, che trae con se un vero decadimento della civiltà.

 

 

“La realtà conferma anche troppo le nostre deduzioni”

 

Esageriamo forse le tristi conseguenze del doloroso perturbamento? Ma la realtà che tocchiamo con mano conferma anche troppo le nostre deduzioni, ed è visibile che, se non si ripara in tempo, le basi della civile convivenza vacillano, scardinandosi anche i sovrani principi del diritto e della morale.